La Prohibida: “Io Chica Almodovar? Semmai De Filippo!”

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Dell'Italia adora cinema, teatro, musica, fumetti. Vive a Madrid ma è nata a Roma. Torna a Milano la cantante drag più underground d'Europa. Con un nuovo disco “spaziale”,...

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MILANO – Mi sarebbe molto piaciuto arieggiare un po’ il mio spagnolo intervistando la Prohibida nella sua lingua madre. Non c’è stato verso. Quaranta minuti di conversazione al Mono, in un italiano a prova di correttore ortografico, bevendo spritz e cercando di capire da dove salta fuori una delle più interessanti e anomale drag queen in circolazione. Un’idea ce l’eravamo già fatta due anni fa, ma nel mentre chissà quante cose saranno successe. È quindi bene rinfrescare la memoria per chi si fosse sintonizzato solo ora.

Innanzitutto un’avvertenza: la Prohibida, andalusa trapiantata a Madrid, come travestita fa storia a sé: scordatevi i playback e le imitazioni più o meno riuscite di dive morte e sepolte. Lei i suoi pezzi se li scrive, e anche piuttosto bene. Canzoni technopop di disamore e indipendenza, di quelle che si fanno solo in Spagna, spesso assai ballabili e ogni tanto anche struggenti. Suonano come un frullato di Abba, OMD, Erasure, ELO, con tocchi di Bowie tappa Ziggy Stardust. La Prohibida se le fa confezionare da produttori ultra-underground sparsi per due o tre continenti, e collabora con alcuni degli artisti chiave della vivacissima scena indie-pop (ma meglio sarebbe dire queer-pop) spagnola. Il risultato, alla data odierna, sono due CD: il delizioso “Flash” (2007) e l’ultimo nato, “Señor Kubrick, ¿Qué Haría Usted?” (“Signor Kubrick, lei cosa farebbe?”), un curiosissimo concept album malinconicamente consacrato alla fantascienza vintage.

Chi non aveva avuto modo di vedere il suo acclamato show durante la festa Pornflakes al centro sociale Cox 18, in occasione del Gay Film Festival 2006, ha potuto farsi un’idea del personaggio sabato scorso, al concerto tenutosi durante l’affollatissima festa bear Galaktica, organizzata dal King Bar all’ippodromo di San Siro (stiamo parlando di oltre 2000 persone). Smaltito l’hangover, ho scoperto che la Prohibida era ancora a Milano, e sono corso a farle il terzo grado.

Allora, com’è andata all’ippodromo?

Mi sono molto divertita. C’era parecchia gente che mi conosceva, il che mi ha anche un po’ stupito.

Ok, ora però devo fingere di non conoscerti. Dovere di cronaca. Per cui: chi sei? E perché parli italiano meglio di me?

Be’, ma perché io – Luis – sono spagnolo, però la Prohibida è nata qui! Ho passato dieci anni a Roma. Per mantenermi lavoravo nelle discoteche come cubista, e ogni tanto organizzavo qualche serata. A poco a poco ho cominciato a entrare in contatto con il mondo delle performance. Una sera mi hanno fatto travestire da donna per scherzo. Mi sono guardata allo specchio e ho detto: "Be’, niente male!" E via. Ho scoperto un nuovo mondo, la possibilità di poter raccontare storie alla mia maniera.

Poi però sei tornata a Madrid.

Sentivo che lì fare il mio lavoro sarebbe stato più facile, che sarei stata più capita. In Italia mi prendevano per trans, in me la gente non vedeva un’idea artistica, ma un oggetto sessuale. In Spagna esiste, fin dai teatri di rivista degli anni Sessanta, una grande tradizione di trasformismo e travestitismo. In tutte le città c’è un cabaret con travestiti.

E quando si è trattato di mettere a fuoco il personaggio che cosa ti ha ispirato?

Innanzitutto volevo raccontare la mia storia. All’inizio facevo playback di Mina, Sara Montiel, canzoni molto particolari, che non erano nelle classifiche di quel momento. Amo molto il cinema degli anni Cinquanta, il noir. Amo i fumetti: Diabolik, Barbarella. La cultura italiana è una parte fondamentale del mio background, specialmente il cinema degli anni Sessanta, Fellini, De Sica. Amo le loro donne del popolo.

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Mi stai dicendo che la Prohibida è una popolana? Con quei capelli?

Sì, ma sofisticata, e molto femminile. Come riferimenti estetici ha Sara Montiel, Sophia Loren, donne che esprimono con forza i loro sentimenti, che sono in contatto con se stesse e parlano dal cuore.

Ti arrabbi se dico “almodovariane”?

Amo i suoi film, ma non mi sento un personaggio almodovariano. Casomai di De Filippo (ridiamo).

E come mai bazzichi così tanto la scena underground?

Non ho scelta. Devo essere underground, perché sono un personaggio di un certo tipo. La Prohibida, in sé e per sé, è una cantante totalmente convenzionale, parla della solitudine, dell’amore, della fantasia. Io non mi sento underground, eppure vivo in quel mondo, forse perché la gente ha un po’ di pregiudizi. Vedono una travestita che fa la cantante vera e immediatamente tendono a relegarla in un contesto di un certo tipo.


Visto che ti intendi di roba italiana: fammi qualche nome che ti piace nella nostra scena musicale. E, già che ci sei, anche in quella spagnola, che qui non siamo molto al corrente.

Be’, qui da voi Il Genio. Mi piacciono tantissimo. Ma anche cose del passato, i Goblins, i Matia Bazar… Sul fronte Spagna, adoro Chico y Chica e Parade. E poi Algora, un giovane cantautore elettronico che con il quale inciderò un duetto.

Annotato. E adesso che farai?

Un sacco di cose. Vado in tour in Messico e negli Stati Uniti, dove sta per uscire il disco, e sto registrando degli inediti in italiano, per farmi capire e venirvi a trovare più spezzo. Mi piacerebbe lanciare qui il mio disco, e anche organizzare una serata a Milano, un appuntamento fisso, portando con me artisti spagnoli, e insomma ripagando un po’ questo grande amore che voi italiani avete per il nostro paese. Ah, e ho anche inaugurato il mio canale televisivo in streaming, La Prohibida TV.

 

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