RUSSELL CROWE, IL NUOVO MITO SEXY

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Il bel macho neozelandese che negli anni Ottanta interpretò lo Sweet Transvestite del Rocky horror Picture Show in teatro, e al cinema il gay di

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"Veni, vidi, vici". Con questa celebre frase si potrebbe riassumere la carriera professionale di Russell Crowe, un giovanottone nato in mezzo alla campagna della Nuova Zelanda, arrivato a Hollywood e che, dopo i riconoscimenti alla sua bravura per le interpretazioni in L.A. Confidential e The Insider, ha "vinto" il suo posto nell’olimpo dei miti sexy di questo inizio di millennio combattendo in gonnellino e corazza in The Gladiator, la superproduzione diretta da Ridley Scott che ha sbancato i botteghini di tutto il pianeta.

In realtà la traiettoria di Russell non è stata tanto fulminante come le vittorie di Giulio Cesare ma senz’altro altrettanto decisa e determinata.

Già, con solo sei anni, agli inizi degli anni ’70 (Russel è nato a Wellington il 7 aprile del 1964), era un bambino da "réclame pubblicitaria"e i suoi genitori, che si occupavano del catering degli studi di registrazione, lo portavano ai provini televisivi.

Ma è nella musica che il nostro gladiatore fa il suo debutto artistico: nel 1980 incide un singolo dal titolo prenomintore "I want to be likeMarlon Brando" e in seguito fonda i "30 Odd Foot of Grunts", il gruppo per cui tuttora canta, suona la chitarra e compone i testi.

Ma è solo a metà degli anni ’80 che Russel sale sul palcoscenico e lo fa con tanto di corsetto e giarrettiere nel ruolo di Eddie/Dr.Scott in The Rocky Horror Show e mentre di notte canta in coro "Sono un dolce travestito proveniente dal pianeta di Transilvania…" di giorno lavora come cameriere, barista, buttafuori, e lavamacchine in attesa della grande occasione.

E questa arriva nel 1992, quando dopo un paio di particine in film minori, dà vita a Hando, un sadico skinhead nazista, con cui vince il premio come miglior attore australiano e comincia la serie di ruoli di "duro" che lo hanno reso famoso, come l’avventuriero di Breaking Up o lo sceriffo di Mystery Alaska. Era ovvio quindi che lo star-system di Hollywood lo riconoscesse grazie alla magistrale interpretazione del brutale poliziotto Bud White che con la sua prorompente virilità mette K.O. la divina Kim Basinger in L.A. Confidential (1997).

Ma la fama di "duro" non accompagna Crowe solo sul set. I giornali rosa sono pieni delle sue intemperanze (una volta ha interrotto un’intervista con il New Yor Post perché si annoiava, fuma in faccia ai suoi interlocutori e urla oscenità alla piú piccola provocazione e, una volta, mise una pistola tra il make-up di un truccatore come avvertimento affinché facesse bene il suo lavoro…) ma lui si difende "Io non mi conformo – ha spiegato – so quello che voglio e ho un’opinione sulle cose..il che puó essere un problema. Ma se la gente fa il suo lavoro seriamente non ci sono problemi. La gente deve prendere sul serio il lavoro, non me…non sono arrogante, sono onesto".

Onesto e semplice come qualsiasi contadino neozelandese. Russel è rimasto molto legato alla campagna e possiede una fattoria di 270 ettari a nord di Sidney dove si rifugia ogni volta che puó. Dice di amare piú gli animali che gli esseri umani ("gli animali – ha detto – sono i miei veri amici perché mi aprono la mente quando il piccolo mondo dello show business minaccia di rinchiuderla") e che la selvaticità gli scorre nelle vene (la sua bisnonna era una indigena Maori).

Ama viaggiare in motocicletta, fumare e frequentare un gruppo molto ristretto di amici (tra cui la coppia Cruise-Kidman e soprattutto la sua confidente, Jodie Foster), vorrebbe avere molti figli ma, dopo una storia di cinque anni con l’attrice Danielle Spencer, dal 1995 è un single perenne.

Da buon Ariete non sopporta i tira-e-molla "Non mi piace interpretare un tipo debole. È troppo noioso". L’annoia anche la morigeratezza… "Gli americani – dice – sono cosí in astinenza: no alcool, no sigarette , no sesso. È davvero la piú puritana delle società progressiste".

Ma se nella vita privata Russell sembra un monolito, sullo schermo, accanto alla arroganza del gladiatore, ha saputo dare vita anche alle debolezze di Jeffrey Wigand, il riluttante manager dell’industria del tabacco in "The Insider" che gli è valso la nomination all’Oscar, e alla sensibilità di un personaggio gay. Nel 1994, ancora con i capelli lunghi, occhiali e un po’ piú grassottello fu Jeff, il timido e dolce omosessuale protagonista della commedia australiana "The Sum of Us".

Ora che interpreta uomini-macho e riempe i sogni erotici di donne e gay gli hanno chiesto se ha mai avuto dubbi sui suoi gusti sessuali e senza battere ciglio Russel Crowe ha risposto: "Non sono gay, ma se lo fossi sicuramente sarei sia "top" che "bottom", ovvero nessun problema di ruoli.

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