Patty Visconti, la “regina del trash” drag

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Appena la videro in discoteca la catapultarono sul palco. Da allora, grazie ai consigli di un'allora sconosciuta Platinette, divenne la regina del Trash. Conosciamo meglio la drag Patty...

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Partiamo dall’inizio: come nasce il personaggio di Patty Visconti?
 

Dunque Patty Visconti nasce quasi per caso e per gioco nel 1982 in una discoteca di Milano, per la festa di compleanno della sua fidanzata (biologica eh, una donna vera!). Mi ero esibita con “Se perdo te” di Patty Pravo, e da lì infatti deriva il mio nome… Il cognome, invece, è perchè mi sentivo nobile dentro (insomma, sono o non sono la Regina del Trash?!)

 
Quando invece è cominciato il tuo percorso professionale vero e proprio?
 
In un altro locale, il “Proibita”, dove arrivai bionda platino e con lo spolverino di voile. All’ingresso come mi videro mi fecero entrare gratuitamente e mi catapultarono sul palco con tanto di presentazione. Feci un numero su un pezzo di Loredana Bertè, dove mi volò via anche la parrucca, ma fu un successo ugualmente. Ero comunque in buona compagnia…
 
Chi c’era con te?
 
C’era una allora sconosciuta Platinette, che fu importante anche perché mi diede le prime dritte professionali, ad esempio sul fatto che come Drag Queen professionista si doveva anche pretendere un compenso.
 
E invece chi ti ispirò dal punto di vista artistico?
 
Il mio maestro fu Josè Davi. Lo considero a tuttora il più grande in assoluto nella nostra professione, un artista straordinario in ogni cosa in cui si cimentava (e dico sempre che purtroppo si è ritirato dalle scene, altrimenti ne avreste sentito parlare molto).
 
Quella della Drag Queen è stata la tua professione costante?
 

Ho festeggiato il 9 luglio 2007 i 25 anni di carriera. Ovviamente tra alti e bassi, perché sapete che in questo lavoro bisogna farsi largo giorno per giorno e non è facile, c’è sempre qualcuno o qualcosa che può interrompere il tuo cammino.

 
Nella tua carriera qual è stata l’esperienza più importante?
 
E’ stato in assoluto il “Querelle” a Milano, che oltre ad essere stato un locale importante per la comunità gay (tra i primi locali in italia con drag show e tra il primo milanese ad essere riconosciuto da Arcigay) è stato importante per me, perché ha costituito sei anni della mia vita, che mi sono stati d’aiuto anche nella vita privata (e ringrazio ancora Alessandro Consonni e Antonello Lauriola per aver creduto in me).
 
Dopo il Querelle quali sono state le altre tappe cardine?
 

Beh è stata un escalation di lavoro in locali per tutta italia, ma sicuramente l’esperienza allo “Zeligay” e successivamente il palco milanese di “Strass” (che ancora oggi è un appuntamento fisso per me e il mio pubblico) mi hanno consacrata quella che sono oggi, appunto la “Regina del trash”.

 
Quant’è importante per te la professione che hai scelto?
 
Da 1 a 10, dico 11. Salire sul palco quasi tutti i giorni è una sensazione meravigliosa, sia per il rapporto con il pubblico che con me stessa. Non so descrivere l’insieme di timore e piacere e sorpresa che provo ogni volta che si sta sotto i riflettori ad esibirmi.
 
Come vedi il panorama artistico che ti circonda? I tuoi colleghi, i locali…
 
Ormai è un panorama ampio e variegatissimo, quindi trovi le eccellenze esattamente come puoi trovare le “scrause”. Perché adesso c’è forse un’overdose di persone che si considerano artisti, ma che fondamentalmente vogliono solo salire su un paio di tacchi a farsi vedere.
 
E invece il pubblico, dal palco, come lo vedi?
 
E’ un arma a doppio taglio, perché o sei amata o sei odiata (davanti, ma anche dietro le quinte), anche a seconda degli umori del momento o se magari hai un pubblico affezionato oppure no… Per alcuni puoi non valer nulla anche se sei straordinaria.
In questo momento, fortunatamente, mi sento molto amata (e spero di non sbagliarmi!)

di Gian Luca Pacini

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