SANREMO: CHI C’È CHI NON C’È

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Sarabanda di voci sulle presenze festivaliere. Berlusconi? Pare di no. Celentano? Nemmeno. Mina? Boh. Busi? Neanche lui. Ma chi c’è? Everett, Megan Gale, Bruno Vespa… Chi s’accontenta…

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SANREMO – «Voglio farvi ascoltare le canzoni dei 22 artisti in gara, le vere protagoniste di questa edizione». Parola di Tony Renis, direttore artistico del Festiva di Sanremo. Peccato che non gli creda più nessuno. Da anni i direttori si ostinano, alla partenza del Festival, e rivendicare la centralità della musica; eppure i giornali oggi parlano di tutto tranne che di quella…

Si parla soprattutto di chi ci sarà e di chi non ci sarà: Silvio Berlusconi, ad esempio, non ci sarà. “Almeno per quello che ne so io” ha sottolineato questa mattina il direttore di Raiuno, Fabrizio Del Noce. Nei giorni scorso, infatti, hanno ripetutamente circolato voci circa un eventuale blitz del presidente del Consiglio, che molti danno per certo nella serata finale. Voci alimentate anche dallo stretto riserbo che Tony Renis, direttore artistico del Festival, continua a tenere a proposito dei super-ospiti della rassegna.

Si è pensato a Mina, specie quando Renis in più di una intervista ha detto di aver preparato una sorpresa “grande, grande, grande”, rimandando così ad un cavallo di battaglia della “tigre di Cremona”. Pare invece che non ci sarà Adriano Celentano: il cantautore ha scritto una lettera in risposta a Renis, spiegando il perché del suo no all’invito ricevuto. Forte la delusione del direttore artistico: «Non venendo a Sanremo Celentano mi ha tradito e offeso. Non glielo perdonero’ mai». E’ lo sfogo di Tony Renis in un’intervista al settimanale ‘Gente’ in edicola domani. «Adriano – ha detto Renis – era per me un grande amico, un fratello. Ma ha tradito la nostra vecchia amicizia».

Dovrebbe esserci invece Rupert Everett, atteso per una delle ultime tre serate del festival, forse quella di giovedì, che per il momento vede tra gli ospiti internazionali solo Victoria Beckam. Le trattative con l’attore sono andate a buon fine, manca solo l’ultima conferma. Ma il direttore di Raiuno, Fabrizio Del Noce è ottimista: «Spero che arrivi, credo che ci sarà», dice. Ultimi dettagli ancora da definire anche per l’arrivo di Wynona Rider, attesa per la serata finale.

Intanto la riviera si popola di VIP: stamani, la presenza in sala stampa della modella australiana Megan Gale, testimonial di una nota marca di telefonini, ha attirato l’attenzione di fotografi e cameraman. La notizia però, sembra soprattutto una: Gale, assoldata da Radiodue come inviata speciale dalla Riviera dei fiori, parla correttamente in italiano. “Grazie, scusate, ora però devo andare in onda”. E sconvolge la tradizione di tutti i personaggi incoronati dalla tivvù dello stivale, da Don Lurio alle gemelle Kessler, che si sono ostinati (e si ostinano) a non impararne la lingua.

Nei pettegolezzi della vigilia, non si può trascurare il Dopo-Festival. Pardon: quest’anno si chiama “Porta a Porta – Speciale Sanremo” e a condurlo non potrà che esserci il Vespa nazionale. A chi gli chiedeva se è attesa una telefonata del premier, Vespa risponde di no, «Non e’ prevista nessuna telefonata». «Dopodiché – ha aggiunto Vespa – nelle trasmissioni in diretta nessuno può impedire a nessuno di telefonare: non è che se chiama D’Alema gli attacco il telefono». Alla domanda di una cronista sulla possibilità che a ‘Porta a Porta – Speciale Sanremo’ partecipino come ospiti Alessandra Mussolini e Mariano Apicella, Bruno Vespa si e’ trincerato dietro la formula «Mi avvalgo della facoltà di non rispondere». E il mistero si infittisce.

Intanto pare che anche Busi diserterà il salotto di Vespa: in un articolo pubblicato oggi da ‘La Repubblica’ (ma scritto qualche giorno fa), Aldo Busi si era espresso favorevolmente rispetto ad una partecipazione al ‘Porta a porta’ dopo festival di Sanremo. «A proposito di chi, a sinistra, ha gia’ cominciato a dire che al Dopofestival di Vespa non ci si deve andare per nessuna ragione: se invitati ci si deve andare, invece, esattamente come se si andasse a fare salotto a Botteghe Oscure» scrive Busi. «Ci si deve andare con i propri contenuti e linguaggio, mantenendo inalterata l’integrita’ e l’unita’ del proprio pensiero, del proprio testo, senza farci fagocitare dal contesto ancora prima di metterci piede.» « Come si sa – aggiunge lo scrittore – , e massimamente nelle cose della politica, perde chi non c’e’, chi si assenta con una scusa e chi sbatte la porta e se ne va. Troppo comodo essere Fo e andare a parlare solo ai Girotondi o al Leoncavallo: vada a parlare a un’assemblea di AN o della Lega o peggio se ne ha il coraggio, come farei io, seppure alle solite condizioni che pongo a chicchessia. Io, se invitato, parlerei anche dal balcone di San Pietro con Ratzinger a reggermi il gelato e tre guardie svizzere con le alabarde puntate alla schiena: ma direi esattamente quello che penso fino in fondo io, non quello che ci si aspetta da me da un davanzale simile.»

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