Sado o maso? La cultura leather ci appartiene?

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Conosco pochi amanti del genere fetish: leaher, rubber, uniform e così via. Una cultura che nasce nei freddi paesi del Nord Europa ma che nella nostra calda Italia...

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Apro la mia casella di posta elettronica: 20 mail. Potrei entusiasmarmi per tante lettere se l’esperienza non mi avesse ormai insegnato, non senza una certa frustrazione, che di queste la stragrande maggioranza è composta da spam. C’è l’immancabile rimedio per un mirabolante sviluppo del pene e degli sconti sulla nuova linea di ombretti di Sephora, il che, se uno non mi conoscesse, potrebbe dedurre che io sia una transessuale che ha ancora forti dubbi sulla propria identità.

Insomma, mai una lettera di un ammiratore segreto, mai un invito a cena di qualche amico o anche una inquietante lettera minatoria. C’è da dire però che la causa del mio male sono io stesso e la mia incapacità di rifiutare una qualsivoglia iscrizione a una qualsivoglia newsletter. Che si tratti di Ikea o del cult Il Terzo Occhio per una gravidanza consapevole delle primipare attempate, io sottoscrivo tutto.

Lo faccio con una tale disinvoltura che, non non so come, ma mi ritrovo anche quella del gruppo leather italiano, il quale mi fa sapere che il 21 aprile ci sarà l’elezione del nuovo Mr Leather Italia. Se di quarantenni alla loro prima esperienza con la gravidanza ne frequento poche, di leather (o uniform, rubber e master&slave che più o meno fanno parte dello stesso gruppo) ne conosco ancora meno. Non è un pregiudizio intellettuale, diciamo solo che non è esattamente il mio genere, anzi, le uniformi nazisteggianti, le maschere antigas usate al posto del berretto da baseball, gli stivali lucidati con la saliva e le amache di pelle nera sinistre quanto una vergine di Norimberga (la famigerata "sling") mi incutono paura più che eccitazione. 

A questo aggiungiamo pure che non sono il tipo da sesso "estremo" (se si escludono un paio di sculacciate e qualche esortazione un po’ volgare) e l’idea di farmi infilare una mano su per il retto come fossi una marionetta non è ciò che intendo per rapporto intimo e profondo. Clicco comunque sul link della loro homepage e scorro le foto delle passate edizioni di Mr Leather. E mentre scorro le immagini di un candidato vestito in pelle, un candidato strizzato in gomma, un candidato a 4 zampe con guinzaglio, un candidato legato con lo spago stile arrosto della domenica, mi chiedo: come fa ad esistere un gruppo leather a Roma, una città che, esclusa la stagione invernale che dura meno di quella televisiva di una qualsiasi trasmissione condotta dalla Parietti, gode da marzo a ottobre di una temperatura che non scende quasi mai sotto i 21 gradi?

Sarà che la sola idea di andarmene in giro vestito da capo a cockring in pelle o gomma mi fa subito avere un calo degli zuccheri, mentre la mia ipocondria patologica inizia contemporaneamente a dipingere nella mia mente scenari boschiani di pudenda immerse in pozzanghere di sudore capaci di generare batteri patogeni da film di fantascienza. Dal mio punto di vista tutta questa fissazione per l’abbigliamento leather la trovo una scelta incomprensibile, e del tutto fuori luogo in un paese mediterraneo come il nostro tanto quanto la moda ostinata delle nostre mamme di indossare le pellicce all’indomani del boom economico. In questo caso credo che quello che ci frega è la cultura della globalizzazione e la magnifica possibilità (e a volte illusione) di condividere e importare tradizioni che nulla hanno a che fare con le nostre. Che la cultura leather sia nata infatti nel freddo pungente delle regioni nord europee è una cosa comprensibile (li vestono in pelle anche i neonati), un po’ meno che sia anche praticata in zone dove i pomodori maturano già a febbraio.

Un esempio chiarificatore? Durante il pride noto sempre una delegazione sparuta di leather che con abnegazione ammirabile e un coraggio inflessibile sfila in braghe di pelle  ignorando il calcolo: luglio + pomeriggio + Roma = camera lavica del Pinatubo. Una vera tortura, un supplizio inconcepibile, una sofferenza inenarrabile. Ma è a questo punto  allora che mi punge vaghezza e mi viene da chiedermi se non sia solo un’altra ferocissima pratica di erotismo estremo di stampo sado/maso che tanto sembrano eccitare le fantasie dei nostrani amanti della pelle.

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