ALESSANDRO… MÓ TE MAGNO!

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Cecchi Paone e il condottiero ritratto da Oliver Stone. Un’accoppiata da urlo soprattutto in Tv. E infatti qualcuno urla. Allo scandalo. Perché va bene tutto, ma che si...

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Monta il sole, canta il gallo e Alessandro Cecchi Paone monta a cavallo!

Sebbene faccia sempre un bel piacere vedere il faccino occhialuto e scintillante di Cecchi Paone, in ogni dove e spessissimo a sproposito, devo ammettere che la sua ubiquità televisiva mi lascia un po’ allibito.

Di recente dai TG, all’ora di pranzo, ha fatto un bel delirio sull’uscita del film di Oliver Stone sull’omoaffettivo Alessandro Magno.

Personaggio, sul quale lui stesso, con tanta ingenuità e trasporto da studentello liceale ha riversato, ultimamente, tutti i suoi deliranti baci e languide carezze, confluiti in un libro e uno speciale tivù sull’argomento.

Fantasticando similitudini inesistenti, tra lui e il Magno, tra il 300 avanti l’era di Cristo e l’odierno ottimismo globalizzante berlusconiano, Paone mi ha servito svelto in tavola un’esaltata macedonia zuccherosa, sbrodolando eccessivamente sulla giovane impulsività dell’avvenente premier macedone, prendendo lucciole per lanterne, banane per cetrioli e confondendo pure i cachi con i fichi. Forse, un po’ troppo influenzato dalle immagini veloci del film Alexander che intanto scorrevano sul video. Cioè, tutto un tourbillon di gonnelline plissettate e parrucchini platinati che il bell’attore irlandese Colin Farrell, protagonista del film, sa portare con perfetta, quanto disinvolta, maschia baldanza. Scosciato da urlo e con elmetti dal panache alla gran moda antica, sempre col broncetto insoddisfatto sotto, l’ormai celebre, mono-soppraciglione vellutato “à la Farrell”.

Il bel Colin sembrava assai adirato, forse, perché nel film non gli sia stato permesso di dare neppure il più casto dei bacini al suo amante Efestione. Quest’ultimo, interpretato dal bonazzo Jared Leto, dagli occhioni da cerbiatto adorante, perennemente quanto pesantemente bistrati di kajal pure nella scena in cui tira le cuoia. D’altronde in pieno perbenismo Bushiano non c’è da stupirsene: meglio la morte in ghingheri piuttosto che l’immondo vizio sodomita finisca all’altare in California.

Più che altro, sembra quasi che la cosa sia dispiaciuta soprattutto ad entrambi gli attori. Anche perché, ormai lo sanno pure i sassi, ben al di là dall’Egitto e la foce dell’Indo conquistati dal vero Alessandro Magno, che la più grossa qualità interpretativa, da stramazzo, del bellissimo Colin Farrell o non vogliono mai fargliela tirare fuori o finisce che gliela mozzano sempre in sala di montaggio. Mai miglior entusiasmo giovanile fu così ferocemente castrato a Hollywood.

Così com’ è successo nel suo precedente film Una casa alla fine del mondo, dove furono tolti quattro minutini caldi dell’esibizione di Colin, comprendenti un bacio gay con affondo e un robusto nudo frontale da urlo. Dopo le prime proiezioni-test in U.S.A. si parlò di “spettatrici sovreccitate e maschi molto a disagio”. Quindi zak zak e Amen.

Cecchi Paone invece il taglio alla sua lingua non se lo dà mai. Specie di recente, quando a sproposito e fuori luogo, ha dato della “Vacca” alla povera Barbara D’Urso in diretta su MTV.

Spinto da furore pre-puberale, non si sa perché, continua a tessere le lodi per l’omosessualità, o bisessualità, o trisessualità fantasiosa di Alessandro Magno che, secondo lui, il film di Oliver Stone ha onestamente mantenuto.

Professorino perfetto, velato appena un poco da furbetta follia, Cecchi Paone ha incominciato a fare distinguo nel TG su ciò che significava per un uomo amare un altro uomo in età alessandrina. Spinto dall’intervistatore era inevitabile che finisse per parlare, in trasparenza, più della sua stessa vita privata che dei talami della Grecia antica.

Avercene di gente autorevole che parla di cose simili, in prima persona, con tali limpide parole e per di più in pieno orario diurno!

Certo, comunque, un poco d’ imbarazzo resta.

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Se l’ho io, che sono un o-culato ben uso a simili argomentazioni, non so proprio come l’abbiano presa le casalinghe perennemente formattate sullo standard comune.

L’imbarazzo più grosso, però, è legato a questo appigliarsi di Cecchi Paone alle fragili bave delle sue inversioni-conversioni sessuali, troppo impanate con perniciose convinzioni berlusconiane.

Come fa a mischiare le sue ansie di vita sessuale eccentrica col sogno politico di una destra laica che nell’Italia falsa e cattolica non esisterà mai? Inoltre, come può paragonare le presunte gioie della globalizzazione del mondo moderno con i soprusi, le stragi e repressioni perpetrate da Alessandro Magno per le sue smanie di conquista? Forse non si potrebbe dire che pure Adolf Hitler ha tentato d’essere il più grande globalizzatore dell’epoca moderna?

In Cecchi Paone c’è un po’ troppa confusione, indecisione e smarrimento. Malgrado tenti di tenere insieme i cocci con una nuova mano della sua solita vernice perfettina e leccatina da bravo figliolo esemplare, tutto d’un pezzo. Che lui lo voglia o no, è ormai una scheggia impazzita che s’è infilata nello stomaco della borghesia perbenista, di cui lui pensava ancora di farne parte.

Se lo si vede spessissimo in tivù deve, comunque, ringraziare il fatto d’essere protetto da Forza Italia, perché se cambiasse partito lo vedremmo solo nei tuca-tuca catodici alla Cronache Marziane.

Grazie agli ultimi brandelli della sua affidabile attendibilità, per quello che l’altro giorno a mezzogiorno ha detto al telegiornale, riesce ancora a scampare agli strali del famigerato MOIGE (Movimento Italiano dei Genitori) che non sopporta l’omosessualità proposta come un “meglio”, un plusvalore affascinante, una diversità “che appaga”.

E’ innegabile che paragonarsi all’omosessualità di un personaggio storico affascinante come Alessandro Magno faccia salire la propria autostima, inorgoglirsi, cosa che invece i benpensanti non vogliono proprio, perché solo i gay infelici, frustrati e soprattutto “nascosti” non possono difendersi politicamente.

Forse Cecchi Paone ha incominciato a rendersi conto che bazzica in un partito di destra che, in quanto tale, non potrà mai, contraddicendosi, avere in Parlamento un gay dichiarato.

Inutile che i gay di destra continuino a quaraqquaraqquare contro la sinistra. Mi dicano anche un solo nome di un gay dichiarato nella destra in Parlamento che li possa rappresentare e difendere pubblicamente in quanto cittadini gay.

Cecchi Paone è una contraddizione vivente, cammina sul vuoto pneumatico, il terreno su cui è cresciuto non c’è più da un bel pezzo. Cioè da quando ha fatto l’onesto e pubblico coming-out, sinonimo di morte civile agli occhi dei suoi ipocriti compagniucci di partito.

Non solo non è stato eletto al Parlamento Europeo ma si è visto pure soffiare l’incarico di portavoce di Forza Italia da una cattolica del calibro di Elisabetta Gardini.

Nel 1985 posava, fighetto e ventenne, per il fotografo Carlo Orsi sul mensile “Moda” con una copia de “La Repubblica” sottobraccio, quasi organo ufficiale dei comunisti per il Berlusconi di oggi… che però ieri era pure lui pappa, ciccia e brufoli con Bettino Craxi.

Cecchi Paone poi s’inserì nelle file dei Radicali. Faceva tanto chic.

Vuoi vedere che ritornerà di nuovo a sinistra?

Da una persona sincera come lui ci si aspetta urgentemente un’ approfondita analisi di coscienza.

Basta che la smetta al più presto di gingillarsi con sto’ Alessandro Magno dell’avanti Cristo.

Si facesse una buona volta un fidanzato nuovo, ché anche la natura vuole urgentemente il suo sfogo!

Le foto sono del 1985, opera di Carlo Orsi

di Giovanbattista Brambilla

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