Belgio shock: è gay, non si accetta, chiede eutanasia

Un 39enne belga, dopo 17 anni di fallimentari tentativi di “curarsi”, chiede di morire per l’incapacità di vivere serenamente il suo orientamento sessuale.

In Belgio un uomo di 39 anni avrebbe intenzione di morire perché non riesce ad accettare la propria omosessualità. Ha dichiarato alla BBC, nel programma di Victoria Derbyshire, che vuole gli venga concessa l’eutanasia per “estrema sofferenza psicologica”. Avrebbe detto , inoltre, di vivere serenamente questa decisione: “La vedo come una specie di anestesia”.

L’uomo, a cui è stato dato il nome fittizio di Sébastiene, dichiara di essersi sottoposto a 17 anni di terapie e farmaci ed è convinto di non aver altre opzioni se non la morte. Ha raccontato di essere rimasto segnato da un’infanzia particolarmente difficile, con una madre affetta da problemi psichici, problemi dai quali sarebbe stato in qualche modo pesantemente influenzato. Sulle sue prime esperienze emotive racconta di essersi innamorato di un ragazzo la prima volta a 15 anni e di non essere, da allora, mai riuscito ad accettare la cosa.

L’eutanasia in Belgio è legale dal 2002. La maggior parte delle persone che vi ricorre è costituita da malati terminali, solo il 4% delle richieste arriva per malattie psichiatriche. Ovviamente ottenerla non è semplice: bisogna dimostrare di vivere uno stato di “costante e insostenibile sofferenza psichica o fisica”. Per i casi di malattia psichiatrica servono almeno tre medici che siano d’accordo nel ritenere che sia la giusta opzione.

“Ho sempre pensato alla morte” precisa l’uomo, “vivo una sofferenza permanente, è come essere prigioniero nel mio stesso corpo. Sperimento un senso costante di vergogna, di stanchezza: è come se tutto fosse fosse il contrario di quel che dovrebbe essere”.

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Sulla questione c’è vivo dibattito tra i medici: l’eutanasia deve essere un’opzione anche per i malati mentali? E si può ritenere il disagio legato al proprio orientamento sessuale un motivo adeguato per richiederla? La psichiatra Caroline Depuydt, che lavora all’ospedale psichiatrico Clinique Fond’roy a Bruxelles, preferisce incoraggiare i pazienti nel tentare nuovi percorsi terapeutici. “C’è sempre qualcosa che potrebbe funzionare. Il tempo, i farmaci, la psicoterapia (…) lo psichiatra deve far capire al paziente che la speranza non viene mai meno”. Come puntualizza l’esperta si tratta di una questione molto delicata, profonda e priva di soluzioni univoche. Secondo Gilles Genicot dell’university di Liege invece il caso di Sébastien non soddisfa i criteri legali: “ha problemi con la sua sessualità. Non trovo tracce di reale malattia psichica”.

 

La richiesta dell’uomo era inizialmente accettata, ma ora sarà sottoposto a ulteriori accertamenti per valutare se ci sono o meno le condizioni per procedere. Occorrerà capire se ci sono possibilità differenti che l’uomo può prendere in considerazione, anche se lui si dichiara scettico. “Se qualcuno mi desse una qualche cura miracolosa, perché no? Ma ad oggi non ci credo più. Sono esausto”.

Se l’eutanasia è controversa di per sé per i casi di malattia psichiatrica ancor di più lo appare se connessa all’omosessualità. Certo è fuor di dubbio che le malattie psichiatriche possano essere all’origine di sofferenza per se stessi e gli altri, una sofferenza che può rivelarsi insopportabile ma auspichiamo che esperti competenti e sensibili possano aiutare davvero – e urgentemente – quest’uomo a rendersi conto delle possibilità di una vita felice e appagante che ogni orientamento sessuale permette, liberandosi dal dolore installato in lui da condizionamenti privi di senso.