Facebook censura Gay.it, su richiesta delle Sentinelle

Oscurata una foto del Roma Pride dalla fan page di Gay.it. Ecco com’è andata.

Chi frequenta il nostro sito abitualmente, avrà già notato la foto che campeggia a centro pagina, l’immagine scattata dai nostri collaboratori al Roma Pride e cancellata ieri dalla fan page di Gay.it su Facebook. E’ il caso di raccontare come sono andate le cose e lasciare a voi il giudizio finale sull’intera vicenda.

Ieri nella tarda serata ci siamo resi conto della rimozione della foto (qui di fianco), del blocco della fan page e di tutti i profili personali degli amministratori (secondo le procedure di Facebook). Abbiamo ripristinato il tutto e abbiamo cercato di capire cosa fosse successo, ovvero se si trattasse di un eccesso di zelo dei controllori del social network o se all’origine ci fosse altro.

Quello a cui non avevamo dato peso (ahinoi!) è che quella foto aveva effettivamente indispettito le Sentinelle in Piedi, l’organizzazione di matrice cattolica che organizza veglie in piedi nelle piazze italiane per opporsi alla legge contro l’omofobia che attende di essere approvata dal Parlamento.

Del resto, sarebbe stato strano se non avesse suscitato reazioni, dato l’esplicito messaggio che questo ragazzo ha deciso di portare al Pride direttamente sulla sua pelle.

La foto in questione era stata condivisa, naturalmente per essere criticata e denunciata, proprio dalle Sentinelle, oltre che da Manif Pour Tous. Giunta su quelle pagine, visitate abitualmente da utenti che con buona probabilità condividono il pensiero di queste organizzazioni, la foto è stata segnalata ed eliminata, non dalla pagina di Gay.it, dove era apparsa originariamente, ma da quelle che, criticandola, l’avevano condivisa.

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Una beffa insopportabile, come aveva commentato uno dei militanti delle Sentinelle: “Oltre al danno la beffa, invece di bloccare le pagine del Gaypride si è deciso di colpire chi è stato danneggiato. La domanda è che cosa sarebbe accaduto se qualcuno di noi avesse insultato i variopinti manifestanti romani”. Non è difficile immaginare, dunque, che la segnalazione contro la pagina di Gay.it sia giunta proprio dalle Sentinelle.

Sorvolando sulla definizione di “pagine del Gaypride”, forse varrebbe la pena riflettere sul fatto che con buona probabilità quel ragazzo non avrebbe scelto un messaggio del genere se le Sentinelle (e come loro altre organizzazioni simili) non si fossero fatte promotrici di iniziative tese a impedire l’affermazione dei diritti delle persone lgbtqi in Italia. E se quella, come altre immagini vengono considerate da alcuni “incitamento all’odio” (?!), sarebbe il caso di chiedersi, con onestà, chi incita all’odio chi?

Per fortuna, se c’è una cosa che alla comunità lgbtqi non manca (e non mancherà mai) è l’ironia, di cui altri, bontà loro, sono privi.

Quanto a Facebook, non è la prima volta che gli amministratori del social network cedono a richieste di questo tipo, restando invece sordi alle segnalazioni che riguardano gruppi e pagine dichiaratamente ispirate (tanto per fare un esempio) al nazifascismo.

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di Caterina Coppola