Inchiesta: Sesso in confessionale. I vostri racconti

Le esperienze personali che ci avete segnalato sono tante. Ci avete scritto nomi e cognomi, chiese e città che non potremo riportare, ma che rivelano una grande voglia di raccontare.

Le esperienze personali che ci avete segnalato sono tante. Ci avete scritto nomi e cognomi, chiese e città che non potremo riportare, ma che rivelano una grande voglia di raccontare. Vi proponiamo solo alcuni di questi racconti, consigliandovi di non leggere oltre se ritenete che essi possano urtare la vostra sensibilità.

«L’incontro è avvenuto dopo una breve conoscenza in chat, sono andato personalmente da lui, presso la sua abitazione accanto alla chiesa di cui era parroco, un pomeriggio. Abbiamo fatto sesso praticamente subito, successivamente ho saputo che anche un altro mio partner aveva avuto un incontro di sesso con lui. Non l’ho più rivisto per altri casi della vita ma lui avrebbe voluto ancora incontri. Oltre questa conoscenza carnale ho avuto un amico prete gay, di cui ho conosciuto gli amanti ed una volta addirittura ci siamo trovati assieme in sauna a Firenze. Questo ultimo prete ha una carica molto importante in una diocesi toscana ed è pluri-laureato.»

 

«Era il mio catechista e si divertiva per scherzo a fare giochi in cui palpeggiava o misurava i peni dei ragazzini ecc… Con me ha avuto un approccio esplicito durante una vacanza con la parrocchia. Per esplicito intendo spogliato e masturbato. Sinceramente la cosa non è stata violenta, ma non c’è poi stata nessuna spiegazione, anzi mi ha detto che dovevo fare come se non fosse successo. Io, che ero già piuttosto confuso per la mia omosessualità che stava diventando sempre più consapevole, avrei preferito un buon sostegno piuttosto che una sveltina.»

«Stavo facendo il servizio sociale nella chiesa di **** a ****: un vescovo in visita da noi, mentre stavamo parlando, mi ha abbracciato sopra la spalla in modo amichevole ma poi ha cominciato a toccarmi insistentemente i capezzoli da sopra la maglietta e ad abbracciarmi più forte. Mi sono dovuto liberare con una scusa e andarmene via prima che la cosa degenerasse.»

«Ricordo di un frate francescano che veniva settimanalmente a casa mia per la "benedizione". Mamma era presente insieme a nonna. Dopo aver asperso tutta la casa portava separatamente me e mio fratello in camera da letto per una benedizione particolare e ci stringeva a sé accarezzandoci e baciandoci sulla bocca con l’uso della lingua. Io ero consenziente perché credevo, da bambino quale ero, che si trattasse di manifestazione di grande affetto così come nei film… invece si trattava di ben altro. Diventato grande il frate è scomparso da casa mia».

«Avevo 14 anni ed ero un assiduo frequentatore della parrocchia. A quell’epoca non capivo molto di sesso ma notavo che il parroco non vedeva l’ora di rimanere da solo con me. Io non capivo, poi un giorno da soli mi ha cominciato ad abbracciare, era viscido, mi prendeva le mani e non si staccava più. Allora capii e per me fu traumatico anche perchè a me lui non piaceva, poteva essere mio nonno. Si risolse tutto molto serenamente perchè dopo capii che io non gradivo e mi lasciò in pace.»

«Ritiro spirituale prima della cresima. In una stanza adibita a confessionale, il prete di turno mi chiese se "mi toccavo". Non risposi ma lui continuò il discorso dicendomi che non c’era niente di male nel farlo. Anche farlo in compagnia perchè così il piacere lo potevamo condividere. Mentre parlava mi aprì i pantaloni e mi masturbò. Non fui l’unico ragazzo che ebbe questo tipo di attenzione.»

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«Don ***, il sacerdote che nel 1965 era tra i sacerdoti dell’oratorio ***** adiacente la chiesa S.Maria Ausiliatrice di ****, tenendomi seduto sulle ginocchia e chiusi a chiave nel suo studio, mi chiedeva come erano i miei approcci con le ragazzine; mi palpeggiava davanti fino a farmi avere erezioni e domandandomi continuamente se era eretto completamente. Dopo questa esperienza che si è ripetuta tre volte non sono più voluto entrare nel suo ufficio ed allora mi prendeva sotto braccio stringendomi con forza il bicipite, passeggiando sul campo di calcio avanti e indietro e facendomi le solite domande. Esausto ed impaurito non ho mai più frequentato un oratorio in tutto il resto della mia vita.»