PACS: DA NOVEMBRE IN PARLAMENTO

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L'iter parlamentare della legge sulle Unioni Civili riparte dalla Commissione Giustizia. Franco Grillini: "Su questi temi sarà necessaria una grande mobilitazione sociale."

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ROMA – Sul tema del riconoscimento e dei diritti delle coppie dello stesso sesso una cosa certa la sappiamo sin da adesso: l’Italia è tra i fanalini di coda dell’Europa occidentale che non hanno ancora legiferato in materia. Dal momento che le stime dicono che ogni 100 persone 4 o 5 sono omosessuali, c’è nel nostro paese qualche milione di persone che vive in relazioni che non sono riconosciute dallo Stato. È dunque comprensibile che diverse associazioni GLBT (Gay, Lesbiche, Bisessuali e Transgender) abbiano espresso soddisfazione per il fatto che ieri la Commissione Giustizia del Parlamento abbia messo all’ordine del giorno le proposte di legge sulle Unioni Civili, inserite nel calendario dei lavori che ne prevede la discussione a partire dal mese di novembre. Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli di Roma considera la calendarizzazione “il primo passo verso la realizzazione di una normativa che potrà risolvere i problemi quotidiani di moltissime coppie omosessuali ed eterosessuali che convivono e che sperano da anni di non subire più discriminazioni” e auspica che con l’apertura del dibattito si intraprenda “un percorso che vada nella direzione della completa equiparazione delle coppie omosessuali, come già accade in altri paesi europei, e confida che venga posta finalmente in essere la volontà politica di un centro-sinistra laico e attento ai bisogni di una parte della popolazione a cui vengono ancora oggi negati alcuni diritti civili di base”.

Per Sergio Lo Giudice, presidente nazionale di Arcigay, l’avvio del dibattito è importante poiché “Sono in gioco i diritti di milioni di donne e uomini: adesso la montagna non partorisca un topolino. Si parta dall’impegno contenuto nel programma nell’Unione per far fare un balzo avanti all’Italia, riconoscendo diritti e responsabilità reciproca a tutte le coppie di fatto e affrontando la questione grave e urgente dell’assenza di qualsiasi riconoscimento per le coppie dello stesso sesso. La nostra battaglia – continua Lo Giudice – è per la piena equiparazione dei diritti delle coppie gay e lesbiche, il cui orientamento sessuale non può e non deve essere la causa di una violazione del principio di uguaglianza giuridica. Ci aspettiamo che Governo e Parlamento tengano conto delle legittime aspettative di lesbiche e gay italiani e confidiamo in quanto promesso in marzo dal presidente del Consiglio Romano Prodi in una sua lettera ad Arcigay ed ArciLesbica, “la presa d’impegno, a voler percorrere insieme a Voi, e non senza di Voi, il cammino in grado di portare a un riconoscimento pieno ed effettivo di questi diritti”.”

Dal momento che la più nota proposta di legge in questo senso, quella sul PaCS, ha per “padre” e primo firmatario l’onorevole Franco Grillini dell’Ulivo lo abbiamo contattato per parlare con lui di cosa significa questo passo e cosa succederà da ora poi: Intanto sono molto soddisfatto di questa calendarizzazione perché in questo modo comincia ufficialmente il cammino della legge in sede parlamentare. Tutti i partiti e anche i singoli parlamentari devono assumersi la responsabilità di discutere non più di filosofia della famiglia, della visione religiosa o della propria concezione della famiglia, ma devono discutere il merito della proposta e i diritti che propone di garantire. Ovvero i diritti relativi alla previdenza, alla sanità, alle case popolari, alle facilitazioni fiscali e di tutte quelle questioni che riguardano la vita privata e pubblica di persone che vivono in una coppia di fatto, omo o eterosessuale che sia. Bisogna cominciare a parlare delle questioni vere e sostanziali.

Iter e tempi previsti?
Non saranno rapidissimi perché la Commissione Giustizia ha già un ordine del giorno gigantesco….

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Iter e tempi previsti?
Non saranno rapidissimi perché la Commissione Giustizia ha già un ordine del giorno gigantesco. Ci sono temi come l’ordinamento giudiziario, le intercettazioni telefoniche e via dicendo, decreti governativi che devono essere approvati entro sessanta giorni. Penso che nel giro di qualche mese si possa tuttavia arrivare in aula con un testo unificato. Intanto si riprenderà con le udienze nelle quali verranno sentiti giuristi, esperti, costituzionalisti, sociologi, organizzazioni come l’Istat, sull’effettiva presenza in Italia delle coppie di fatto, e le associazioni che si muovono su questo terreno.

Riprenderà quindi l’indagine conoscitiva, sarà nominato un relatore e ci sarà il tentativo di arrivare a un testo unico tra tutte le forze del centro-sinistra. In Commissione si giocherà una partita fondamentale perché se riusciremo a costruire un buon testo comune a partire dai testi presentati è più probabile che la legge abbia poi la possibilità di passare in aula, prima alla Camera e poi al Senato.

Realisticamente che aspettative ci sono che tutto questo vada a buon fine?
Dipende innanzitutto dalla volontà politica di questa maggioranza di legiferare su questi temi, ma anche dalla mobilitazione sociale. Non bisogna illudersi che solo nel parlamento sia possibile fare la legge. La legge si fa anche nel paese. Abbiamo già fissato per sabato 11 novembre un incontro nazionale per rilanciare la Lega Italiana delle Famiglie di Fatto, con lo scopo di costruire un grande associazionismo delle coppie di fatto e di tutti coloro che, coppie, singoli e anche famiglie tradizionali che condividono questa battaglia, per far sì che ci sia un grande sostegno alla discussione. Come successe ai tempi del divorzio, quando con la LID, Lega Italiana Divorzio, non a caso un nome molto simile a LIFF, si dette sostegno alla battaglia parlamentare.

Bisogna che le coppie di fatto diventino visibili e organizzate e che la LIFF sia riconosciuta nelle consulte comunali delle famiglie e come interlocutore anche dal Ministero della Famiglia e da quello delle Pari Opportunità. Se fossimo capaci di unire alla discussione parlamentare una forte mobilitazione sociale allora sono moderatamente ottimista che in questa legislatura si abbia una buona legge sulle Unioni Civili.

Il lavoro che era stato fatto dalla Commissione nel corso della precedente legislatura verrà tenuto in qualche modo in considerazione?
Ma certo. Rimane un lavoro utilissimo. Nella nuova proposta di legge, che ho presentato e che è stata sottoscritta da 62 parlamentari, abbiamo già accolto alcune indicazioni che erano emerse da quell’indagine conoscitiva e comunque rimane come lavoro utile, che comunque dovrà essere completato e approfondito, perché in quell’occasione era la prima volta che si discuteva di questo tema. Adesso con la nuova calendarizzazione si ricomincia a discutere e io mi auguro che tutte le forze politiche del centro sinistra tengano presente che è scritto a chiare lettere nel programma e che questa maggioranza ha vinto, sia pure di misura, anche grazie a quello. C’è l’obbligo morale di portare a casa una buona legge che è attesa non solo dall’intera comunità gay lesbica e trans ma anche da una fetta consistente di eterosessuali che vivono in regime di convivenza.

Le normative dell’Unione Europea avranno un peso?
Purtroppo la Costituzione Europea, di cui è parte integrante la Carta dei Diritti, è stata approvata dal Parlamento Italiano ma non è diventata operante a seguito della bocciatura francese e olandese. Ci sono però degli obblighi morali che ritengo molto forti, perché è impossibile pensare che l’Italia possa rimanere l’unico paese in Europa a non avere una legge che garantisca i diritti delle coppie di fatto. La maggioranza dei cittadini europei vive in paesi dove questi diritti sono garantiti, quindi è impensabile che vivendo che in Germania, Spagna o Gran Bretagna si sia cittadini di serie A e invece vivendo in Italia si sia cittadini di serie B.”

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