Viareggio: aiuto cuoco licenziato perché gay?

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In un albergo del Lido di Camaiore un dipendente afferma di essere stato ingiustamente licenziato perché omosessuale e si rivolge all’Arcigay. Causa legale in vista.

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VIAREGGIO – Un aiuto cuoco che sino al week end pasquale lavorava nelle cucine di un albergo del Lido di Camaiore è stato licenziato dopo un diverbio con la cuoca, che gli ha dato del “culattone”. L’uomo, un viareggino di 35 anni, si ritiene vittima di una discriminazione basata sul suo orientamento sessuale e ha denunciato il caso all’Arcigay toscana. Con l’avvocato Ezio Menzione è allo studio una causa legale contro il proprietario dell’albergo per possibile licenziamento senza giusta causa e per non essere intervenuto a difendere il dipendente.
La discussione con la cuoca settantenne dell’albergo è avvenuta la sera di pasquetta e sarebbe nata dalla modalità di preparazione di un piatto. Secondo quanto riferito dal diretto interessato al quotidiano Il Tirreno l’atmosfera nella cucina si è subito riscaldata: “Mi ha chiamato culattone, l’ho sentito chiaramente. E ha anche aggiunto che io non ci dovevo stare in quella cucina. Che era meglio che me ne tornassi dov’ero la sera precedente: fuori con il mio compagno. Questo non lo tollero. Già trovo ingiusto che mi si insulti per la mia omosessualità, peraltro dichiarata, ma non capisco perché tirare in ballo il mio compagno». Il direttore dell’albergo lo ha invitato ad andare a casa e tornare il giorno dopo per riparlarne. La mattina dopo l’aiuto cuoco è stato informato del suo licenziamento e si è immediatamente rivolto all’Arcigay per denunciare l’accaduto. Lavorando nel settore della ristorazione da oltre 20 anni ritiene di avere la competenza necessaria e di essere dunque stato licenziato per motivi collegati alla sua omosessualità. Diverbi sul posto di lavoro sono possibili ovunque, ma i limiti del rispetto reciproco non devono mai essere superati. “Nessuno mi aveva mai offeso in quel modo” ha concluso l’aiuto cuoco, che adesso si ritrova disoccupato proprio alla vigilia della stagione turistica.
Il gestore dell’albergo in questione nega intenti discriminatori e sostiene che il licenziamento sarebbe invece dovuto al basso rendimento del dipendente, che si sarebbe presentato al lavoro sporco e che non avrebbe portato rispetto all’anziana cuoca. Nelle dichiarazioni rilasciate a Il Tirreno dice comunque che il suo ex dipendente (che aveva già lavorato nello stesso albergo anche in precedenza) avrebbe messo a disagio il resto del personale, “con le sue esternazioni amorose, con la sua affettività che – diciamocela tutta – è irregolare.”
Per Alessio De Giorgi, presidente regionale di Arcigay, ci sarebbe bisogno di uno sportello del sindacato CGIL-Nuovi diritti anche in Toscana, come quelli già esistenti in Lombardia, Lazio, Ligura ed Emilia Romagna, per dare assistenza anche legale a quei lavoratori omosex o trans che potrebbero essere licenziati ingiustamente per mobbing o discriminazione. Per De Giorgi la decisione dell’Arcigay di mettere in questo caso a disposizione un legale è necessaria, “Perché siamo in presenza di una discriminazione esplicita, per nulla strisciante” e anche perché c’è il fatto che “questo imprenditore non ha mosso un dito per difendere un dipendente insultato sul posto di lavoro, all’interno del suo hotel. Anzi, ha preso spunto da questo episodio per mandarlo via.” De Giorgi ricorda anche che l’applicazione della normativa vigente non aiuta, perché il governo Berlusconi ha recepito “la Direttiva europea sulla discriminazione sui luoghi di lavoro in modo restrittivo, scaricando l’onere della prova (della vessazione subita) sul lavoratore, invece che imponendo al datore di dimostrare di non aver discriminato il dipendente». Il caso comunque non è chiuso e proseguirà nelle aule di tribunale. (RT)

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