Non c’è 2 senza te, Belen (e un ragazzino) irrompono in una coppia gay

Esce giovedì la commedia di Massimo Cappelli con Fabio Troiano e Dino Abbrescia fidanzati.

Ci devono provare gusto, Fabio Troiano e Dino Abbrescia, nell’interpretare una coppia di fidanzati. Perché già cinque anni fa, nello stralunato “Cado dalle nubi” di Gennaro Nunziante che fu il dorato trampolino di lancio per Checco Zalone, i due attori impersonavano rispettivamente Manolo e Alfredo, conviventi gay sopra le righe. Li ritroviamo (coi nomi cambiati: Moreno e Alfonso) nella commedia leggera “Non c’è 2 senza te” di Massimo Cappelli, in uscita giovedì per M2 Pictures in duecento copie. Si preannuncia come un “Diverso da chi” in chiave macchiettistica, quasi un turbo-Vizietto da far impallidire le vistose ‘scheccate’ degli indimenticabili Renato e Albin. Non c’è due senza trash? Questa volta non c’è la Gerini a mettere in dubbio l’orientamento omosessuale di uno dei protagonisti ma la procace Belen, nel ruolo della professoressa di spagnolo Laura, di cui Moreno s’innamora imprevedibilmente mettendo in crisi il tranquillo ménage famigliare ormai ultradecennale con Alfonso, già turbato dall’arrivo in casa di suo nipote, l’undicenne Niccolò (Samuel Troiano), affidatogli dalla sorella in partenza per la Cina. A complicare la situazione, si mette la vicina acida e pettegola, la signora Capasso (Tosca D’Aquino), già insofferente per i chiassosi party che Moreno e Alfonso sono avvezzi a organizzare nel loro appartamento alla presenza di festanti ospiti in drag. In contemporanea esce in libreria per Sperling & Kupfer il romanzo omonimo firmato da Massimo Cappelli e Fabio Troiano.

“Da qualche tempo – sostiene il regista – non c’è giorno che passi senza che i mezzi d’informazione si occupino di argomenti quali coppie di fatto, adozioni da parte di coppie gay e matrimoni tra omosessuali. Come spesso succede, la politica nel nostro Paese ha affrontato in ritardo tali questioni, già discusse e disciplinate negli altri stati europei dopo manifestazioni oceaniche e furibondi scontri di opinioni. Anche il cinema italiano è in ritardo. È invece doveroso provare ad affrontare questi temi, illustrarli, al fine di poterci poi ragionare sopra”.

“Ho pensato fosse necessario – continua Cappelli – proporre al grande pubblico una storia che raccontasse cosa può succedere nella vita di una normale coppia di omosessuali quando, all’improvviso, un bambino arriva a turbare il loro tran tran. E di come i meccanismi che regolino la vita di coppia e i potenziali pericoli che minano la stessa, siano sostanzialmente i medesimi a prescindere dalla etero o omo-sessualità. Il tutto filtrato attraverso le lenti della commedia. Anticipo la domanda: ma si può ridere di questi temi? Non solo si può, si deve. Si deve recuperare la capacità di raccontare con la risata i fatti salienti della crescita culturale del paese: era la prerogativa del nostro cinema (un esempio per tutti? “Divorzio all’italiana”) e l’abbiamo smarrita. Ho avuto la fortuna di essere accompagnato in questo lavoro da quella che ormai può essere considerata una coppia di fatto del cinema italiano, ovvero Fabio Troiano, nella parte di Moreno e Dino Abbrescia, in quella di Alfonso. La facilità con la quale riescono a passare dal registro comico a quello drammatico, le loro dinamiche interne in cui ognuno diventa la spalla dell’altro senza soluzione di continuità, hanno semplificato di molto il mio lavoro. Dovevo semplicemente riprenderli. Un’alchimia analoga si è venuta a creare con le due protagoniste femminili. Tosca d’Aquino (la Sig.ra Capasso) ha fornito un’ulteriore conferma delle sue riconosciute doti comiche dando vita a un personaggio che credo non sfiguri di fronte ai suoi precedenti, alcuni dei quali divenuti nel tempo proverbiali. Belen Rodriguez (Laura), infine, credo sarà la vera sorpresa del film: alle prese con un ruolo non facile e non proprio ‘simpatico’, del tutto diverso dalla sua immagine pubblica, è riuscita a tener testa ai più navigati compagni di set con un’intensità e professionalità sorprendenti”.

Mi è capitato più volte di essere corteggiata da omosessuali – ha dichiarato in conferenza stampa la soubrette argentina -. Io sono circondata dai gay e devo dire che nel film si sono pure limitati nei loro atteggiamenti. Il mio personaggio, Laura, è una ragazza un po’ confusa, frizzante e impacciata. Cerca in Moreno quelle doti che nei maschi in genere non ci sono. Riguardo all’adozione da parte di coppie gay, si tratta di un tema delicato, anche se per me è ancora più delicato quello dell’utero in affitto che trovo una cosa davvero egoistica. Comunque – conclude Belen – se non avessi potuto avere figli ne avrei sicuramente adottato qualcuno”.

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