I 20 film LGBTQIA+ del 2023

Acclamati, premiati, chiacchierati, criticati. Abbiamo raccolto il "meglio" della distribuzione cinematografica del 2023, tra sale e piattaforme streaming. Qual è il vostro film LGBTQIA+ del 2023 preferito?

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I 20 film LGBTQIA+ del 2023 - FIlm lgbtqia 2023 - Gay.it
FIlm lgbtqia+ 2023
16 min. di lettura

 

 

Il 2023 è stato un anno particolarmente proficuo sul fronte cinematografia queer, con una folta e variegata rappresentazione tra cinema meanstream e indie. Non a caso anche le nomination ai Golden Globe hanno visto tanti titoli in cinquina, con più attori e attrici dichiaratamente queer finalmente nominati.

Dopo aver visto i film LGBTQIA+ più attesi del 2024 abbiamo provato a ripercorrere questo lungo anno, raccogliendo il “meglio” della cinematografia LGBTQIA+ di questo 2023, coinvolgendo i film più apprezzati e premiati ma anche quelli più chiacchierati e divisivi, tutti distribuiti e per questo visibili in Italia.

20 titoli in ordine sparso, provate voi a classificarli!

 Rotting in the Sun (MUBI)

Rotting in the Sun

Spiazzante, sfacciato, esagerato, divertente, folle, sessualmente esplicito. Rotting in the Sun di Sebastián Silva (RECENSIONE) è uno dei colpi di fulmine di questo 2023 cinefilo.

Dopo aver conosciuto l’influencer Jordan Firstman in una spiaggia nudista per gay, Sebastián Silva accetta con riluttanza di dirigere il suo nuovo progetto. Ma quando Sebastián scompare, Jordan piomba a Città del Messico deciso a ritrovarlo. Tra tanto sesso, droghe e litigi in spiaggia, discoteche e terrazze messicane, Silva e Firstman interpretano due caricature di sé stessi in questa meta-commedia sexy e a dir poco assurda.

Stranizza d’amuri

I 20 film LGBTQIA+ del 2023 - Stranizza damuri - Gay.it

Stranizza d’amuri di Giuseppe Fiorello è stato uno dei migliori esordi cinematografici dell’anno. Dedicato a Giorgio e Antonio, vittime del delitto di Giarre, avvenuto nel 1980 in provincia di Catania, Stranizza d’amuri porta sul grande schermo una storia di un’amicizia e di un amore senza tempo, mai consumato e per sempre ricordato. Ambientato tra Noto, Marzamemi, Ferla, Buscemi, Priolo e Pachino, il film è interpretato da Gabriele Pizzurro e Samuele Segreto, ex ballerino di Amici. Al loro fianco Fabrizia Sacchi e Simona Malato nei ruoli delle rispettive madri. Incassato quasi 1 milione e mezzo di euro, il film ha vinto il Nastro d’Argento per il miglior regista esordiente, Giuseppe Fiorello.

Stranizza d’amuri è anche una canzone di Franco Battiato. Il titolo del film è infatti un dichiarato omaggio al Maestro siciliano, la cui musica è grande protagonista del film. Il film di Fiorello è ambientato nella Sicilia del 1982. Mentre le televisioni trasmettono i Mondiali di calcio e gli italiani sperano nella Coppa del mondo, due adolescenti sognano di vivere il loro amore senza paura. Gianni e Nino si incontrano per caso e poi si amano per scelta. Il loro amore sarà puro e sincero, ma non può sottrarsi al pregiudizio del paese che non comprende e non accetta. Il loro amore non sarà compreso nemmeno dalle rispettive famiglie, generando così un conflitto interno forte e doloroso.

Passages (Mubi)

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PASSAGES, from left: Ben Whishaw, Franz Rogowski, 2023. © MUBI / Courtesy Everett Collection

Trainato da uno straordinario Franz Rogowski, da uno splendido Ben Whishaw e dalla conturbante Adèle Exarchopoulos, Passages (RECENSIONE) ruota attorno a tre amanti, che si muovono in un vortice di desiderio e risentimento. Rogowski è Tomas, apprezzato regista tedesco che vive a Parigi con suo marito Martin (Whishaw), tipografo inglese. I due sono in crisi, con la comunicazione ai minimi termini e un contatto fisico sempre più distante. Una sera, nel corso di una festa, Thomas conosce Agathe, fascinosa insegnante. Improvvisamente, e inaspettatamente, il regista viene attratto dalla donna, calamita sessuale dalla quale fatica a staccarsi. Lasciato Martin va a vivere con Agathe, per poi rimettere tutto in discussione dinanzi alla nuova relazione vissuta dall’ex con un celebrato scrittore. Sia Martin che Agathe si trovano così travolti dagli umori tossici e autodistruttivi di Thomas, abbagliato unicamente dal proprio riflesso e incapace di cogliere le esigenze e i sentimenti altrui.

Un dramma relazionale dalla fluidità più manifesta, onesto, reale, intelligente, brillante e brutale nel suo navigare a vista all’interno di una doppia relazione segnata dalla velenosità di un protagonista che è puro narcisismo e instabilità emotiva. Sachs ha co-sceneggiato e diretto un’opera che trasuda erotismo, passione, desiderio e carnalità, esaminando con sapienza il potere all’interno di una coppia e il come lo esercita chi non riesce a farne a meno, accecato dal proprio egocentrismo, distruggendo tutto quello che gli ruota attorno.

 

Rustin (Netflix)

I 20 film LGBTQIA+ del 2023 - Colman Domingo è Bayard Rustin nella prima immagine ufficiale del biopic - Gay.it

Nominato a due Golden Globe, Rustin è diretto dal vincitore di cinque Tony George C. Wolfe, regista di Ma Rainey’s Black Bottom, con il premio Emmy® Colman Domingo che punta all’Oscar come miglior attore protagonista. Dovesse farlo sua, sarebbe il primo attore gay dichiarato di sempre a riuscire nell’impresa.

Bayard Rustin fu l’organizzatore della cruciale marcia a Washington del 1963, uno dei più grandi attivisti al mondo che ha sfidato l’autorità senza mai vergognarsi di chi fosse, delle sue convinzioni o dei suoi desideri. E non si è mai arreso. Facendo la storia, per quanto la storia si sia dimenticata di lui. “Rustin” offrirà una prospettiva sullo straordinario individuo che, insieme a giganti come il reverendo Martin Luther King Jr., Adam Clayton Powell Jr. ed Ella Baker, ha osato immaginare un mondo diverso dando vita a un movimento iniziato con una marcia verso la libertà. Il film racconta “la storia del carismatico, dichiaratamente gay, attivista per i diritti civili, che superò una miriade di ostacoli e modificò il corso della storia americana organizzando la marcia del 1963 su Washington“. La famigerata Marcia su Washington è quella per il lavoro e la libertà che il 28 agosto 1963 segnò la svolta del movimento per i diritti civili, e a cui parteciparono tra le 200.000 e le 300.000 persone. Proprio in occasione della marcia, Martin Luther King pronunciò il famoso discorso I have a Dream.

10 anni prima, nel 1953, Rustin venne arrestato per omosessualità, all’epoca reato in numerosi stati degli Stati Uniti. Rustin non nascose mai il suo essere gay, realtà utilizzata dai suoi detrattori per tenerlo dietro le quinte del movimento nonviolento senza mai diventarne portavoce.

NYAD (Netflix)

I 20 film LGBTQIA+ del 2023 - NYAD - Gay.it
NYAD. (L-R) Annette Bening as Diana Nyad and Jodie Foster as Bonnie Stoll in NYAD. Cr. Kimberley French/Netflix ©2023

Esordio alla regia narrativa dei documentaristi premio Oscar® Elizabeth Chai Vasarhelyi e Jimmy Chin, Nyad è tratto dall’autobiografia “Find a Way” di Diana Nyad. Protagonista assoluta Annette Bening, 4 volte candidata agli Oscar eppure incredibilmente mai riuscita a vincerne uno, affiancata per l’occasione da Jodie Foster, che di statuette ne ha vinte ben due. Entrambe le attrici sono state candidate ai Golden Globe.

Incredibile testimonianza della tenacia, dell’amicizia e del trionfo dello spirito umano, Nyad racconta un avvincente capitolo della vita dell’atleta Diana Nyad. Trent’anni dopo essersi ritirata dal nuoto di maratona per intraprendere una carriera come giornalista sportiva, a 60 anni Diana vuole assolutamente portare a termine l’impresa che le è sempre sfuggita: nuotare i 170 chilometri tra Cuba e la Florida, noti nel settore come “l’Everest del nuoto”. Decisa a completare per prima il percorso senza gabbia di protezione anti-squalo, Diana si imbarca in un’elettrizzante avventura che durerà quattro anni insieme alla migliore amica e allenatrice Bonnie Stoll e una squadra pronta a dare il meglio. Nel film di Chin e Vasarhelyi il lesbismo dei personaggi principali non viene approfondito. Semplicemente fa parte di ciò che sono, come dovrebbe essere. Oggi 74enne, Diana Nyad è omosessuale dichiarata.

Rosso, bianco e sangue blu (Prime Video)

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La pellicola queer, basata sull’omonimo best-seller scritto da Casey McQuiston, narra una classica storia d’amore ma lo fa effettuando un passetto in avanti. Le premesse sono quelle di sempre: due protagonisti, spesso celebrità, da un inizio di rivalità scoprono invece di essere innamorati. E questa fiaba moderna non fa eccezione. Rosso Bianco e Sangue Blu (RECENSIONE), scritto e diretto da Matthew López, mette in scena l’innamoramento tra il principe britannico Henry, interpretato da Nicholas Galitzine, e il figlio della Presidentessa degli Stati Uniti, Alex, interpretato da Taylor Zakhar Perez. I due decideranno di sfidare secoli di normativa tradizione da un lato e la schiacciante opinione pubblica dall’altro, per dimostrare che il loro legame è capace di superare qualsiasi limite burocratico. Faranno perciò di tutto per lasciare nella Storia l’impronta del loro vero amore.

Theater Camp (Disney+)

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Il vincitore del Tony Award® Ben Platt e Molly Gordon sono i protagonisti di questa commedia originale nei panni di Amos e Rebecca-Diane, migliori amici da sempre e insegnanti di recitazione presso un campeggio malmesso a nord di New York. Dopo che l’inarrestabile e amata fondatrice della colonia estiva a tema teatrale finisce in coma, l’eccentrico staff deve collaborare con il figlio, un incapace fissato con le criptovalute, per mantenere a galla questo luogo sacro per gli attori. Diretto da Molly Gordon e Nick Lieberman e scritto da Noah Galvin, Molly Gordon, Nick Lieberman e Ben Platt, il film è basato su un loro cortometraggio.

Bottoms (Prime Video)

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Bottoms è presto diventata una delle commedie più apprezzate dell’anno, con ben 12,036,071 dollari incassati. Scritto e diretto da Emma Seligman, il film è stato sceneggiato da Seligman insieme a Rachel Sennott. Le due si sono ispirati a classici del genere come Mean Girls, Schegge di Follia, Wet Hot American Summer a Bring It On, Porky’s, Amiche Cattive e Jennifer’s Body, ribaltando i cliché in una, satira spudoratamente queer. In questa audace commedia queer, due ragazze impopolari dell’ultimo anno delle superiori fondano un club di lotta per impressionare e conquistare le cheerleader. E il loro assurdo piano funziona! Ma si sono forse cacciate in un guaio più grande di loro?

Saltburn (dal 22 dicembre su Prime Video)

I 20 film LGBTQIA+ del 2023 - Saltburn - Gay.it

Con Saltburn (RECENSIONE) Emerald Fennell ha dato forma ad un romanzo gotico moderno che si fa coming-of-age, storia d’amore adolescenziale, amicizia malsana, tra dominio, identità nascoste, inganno, lussuria e desiderio.

Oliver Quick è uno studente in cerca del proprio posto all’Università di Oxford. Piccolo borghese con borsa di studio, introverso, goffo e timido, come una falena viene attirato nel meraviglioso mondo dell’affascinante aristocratico Felix Catton, che diventa una sua ossessione. Perché Oliver ama pazzamente Felix, come tutti d’altronde, e vorrebbe farlo suo. Catton lo invita a Saltburn, tenuta della sua eccentrica famiglia, per un’estate che si rivelerà indimenticabile. Per tutti…

Lotta di classe e satira sociale per Emerald Fennell, autrice di una commedia a tinte horror ambientata in una casa di campagna inglese, come vuole tradizione gotica, con il primo vero amore adolescenziale che si fa desiderio mai consumato, con tutte le inevitabili conseguenze del caso tra ripicche e gelosie, piani machiavellici e clamorose menzogne. Jacob Elordi è seducente in ogni inquadratura, mentre Barry Keoghan spazia tra l’inquietudine e la tenerezza, vampiro alla ricerca di linfe vitali altrui

All of Us Strangers (nei cinema d’Italia dal 29 febbraio 2024)

I 20 film LGBTQIA+ del 2023 - All of Us Strangers 1a immagine dalla spettrale storia damore gay di Andrew Haigh con Paul Mescal e Andrew Scott - Gay.it

12 anni dopo Weekend, che nel 2011 fece conosccere Haigh ai cinefili di mezzo mondo, Andrew Haigh ha dato vita ad una pellicola sapientamente stratificata e profondamente commovente, sul dolore della perdita, sull’elaborazione del lutto, sull’isolamento e sulla paura della solitudine che all’interno della comunità LGBTQIA+ diventano troppo spesso dolorosa prassi. Il regista di Weekend, accompagnato per l’occasione dalla magnifica fotografia di Jamie D. Ramsay, ha realizzato un dramma che inquieta e commuove, dando forma ad una storia d’amore inusuale, che si intreccia ad un passato mai dimenticato perché mai realmente vissuto. Una notte, in un grattacielo praticamente deserto nella Londra di oggi, Adam incontra il suo unico vicino di casa, Harry, che gli bussa alla porta, chiedendogli di entrare, di far conoscere quelle due vite tanto solitarie. Un incontro che spezza il ritmo della sua vita quotidiana, ma Adam è ossessionato dai ricordi del passato, ritrovandosi puntualmente nella città di periferia in cui è cresciuto e nella casa d’infanzia in cui i suoi genitori sembrano rivivere, proprio come il giorno della loro morte, avvenuta 30 anni prima…

All of Us Strangers (RECENSIONE) una storia di fantasmi, di parole mai dette, di abbracci mai dati, di confessioni mai espresse, di addii mai elaborati, di richieste d’aiuto mai esplicitate o colte, di coming out mai fatti, quella trainata da quattro attori in stato di grazia. Andrew Scott non è mai stato tanto bravo, dopo decenni d’attesa al cospetto del ruolo di una vita, indossato straordinariamente. Il suo Adam, così problematico e misterioso, così gentile e malinconico, silenzioso e spaventato, ha mille sfaccettature che Scott riesce perfettamente a rendere credibili. Haigh gli ha costruito l’intero film addosso, senza mai mollarlo un attimo, concentrandosi sui lineamenti, sui piccoli particolari, sulle sfumature di un personaggio complesso e al testo stesso affascinante. Paul Mescal, vicino così enignatico e seducente, riempie perfettamente spazi fino al suo arrivo rimasti a lungo deserti, accompagnando il protagonista verso emozioni e sentimenti mai vissuti prima.

Nimona (Netflix)

I 20 film LGBTQIA+ del 2023 - Nimona e il bacio gay nel lungometraggio animato Netflix che ha fatto impazzire tuttə - Gay.it

Diretta da Nick Bruno e Troy Quane, Nimona è un’epica avventura su come trovare l’amicizia nelle situazioni più impensate e accettare se stessi e gli altri per come siamo. Tratto dalla graphic novel candidata al National Book Award e bestseller del New York Times di ND Stevenson, il lungometraggio animato è sbarcato su Netflix il 30 giugno, ultimo giorno utile del Pride Month, e ha raccolto unanimi consensi per la rappresentazione queer finalmente abbracciata. Protagonista è Ballister Cuoreardito (Riz Ahmed), cavaliere di un futuristico mondo medievale ingiustamente incolpato per un crimine che non ha commesso. L’unica persona che può aiutarlo a provare la sua innocenza è Nimona (Chloë Grace Moretz), adolescente dispettosa amante del caos e una delle creature mutaforma che lo stesso guerriero è stato addestrato a distruggere. Ma con l’intero regno contro di lui, Nimona è la migliore (o forse l’unica) alleata su cui Ballister può contare. E mentre i ruoli tra eroi, cattivi e mostri iniziano a confondersi, i due protagonisti sono determinati a portare scompiglio: Ballister per dimostrare la propria innocenza una volta per tutte e Nimona per… portare solo scompiglio.

Bussano alla Porta

I 20 film LGBTQIA+ del 2023 - Bussano alla Porta - Gay.it

(RECENSIONE) Eric, Andrew e la loro adorata bambina di sette anni, Wen, stanno trascorrendo una vacanza in un cottage isolato in mezzo ai boschi del New Hampshire, sulla riva di un lago, senza Internet e cellulari. Volevano staccare da tutto e tutti, in questo angolo di paradiso in cui regnano silenzio e serenità. Fino a quando dal bosco non emergono quattro sconosciuti. Leonard, un uomo gigantesco dai modi gentili e il sorriso caloroso, e i suoi tre compagni brandiscono armi inquietanti e spaventose. I quattro si presentano ad Eric, Andrew e Wen che mai li avevano visti prima, per dar loro un messaggio ancora più inquietante. La dolce famigliola dovrà infatti fare una scelta impossibile. In poco più di 24 ore, e in un crescendo di presagi apocalittici, paranoia, follia, orrore e rituali di sangue, quella piccola meravigliosa casa alla fine del mondo diventerà il cuore dell’universo, il luogo in cui si deciderà il destino di una famiglia e, forse, di tutta l’umanità.

Con Bussano alla Porta M. Night Shyamalan ha così adattato “La casa alla fine del mondo“, romanzo di Paul G. Tremblay edito in Italia da Mondadori, con Jonathan Groff e Ben Aldridge protagonisti.

Nuovo Olimpo (Netflix)

I 20 film LGBTQIA+ del 2023 - Nuovo Olimpo 5 - Gay.it

Nuovo Olimpo di Ferzan Ozpetek (RECENSIONE) prende il titolo da un immaginario cinema d’essai della Roma degli anni ’70, popolato soprattutto da omosessuali che tra una sigaretta e l’altra nel corridoio adiacente alla sala fanno sesso in bagno. Un battuage dall’odore di celluloide che vede nascere un amore assoluto, strabordante, per i diretti interessati purtroppo vissuto appieno solo per una notte, poche ore per innamorarsi e non ritrovarsi più. Nuovo Olimpo attraversa 4 decenni, a partire dalla fine degli anni ‘70 al 2015. Al centro della trama due giovani venticinquenni, interpretati da Damiano Gavino e Andrea Di Luigi, qui al suo debutto, che si incontrano per caso, innamorandosi perdutamente l’uno dell’altro, per poi perdersi e cercarsi per i successivi 30 anni.

È il film più almodovariano di Ozpetek, Nuovo Olimpo, che si fa metacinema sin dalla primissima scena con un cameo di Jasmine Trinca, perché il giovane protagonista, Elia, studia cinematografia e sogna di fare il regista. Pietro, che vive nelle Marche e si trova a Roma solo per accompagnare la mamma in ospedale, studia invece medicina. Il primo è sicuro di sè, disinibito, consapevolmente bisessuale, che se la spassa nei bagni del cinema con il primo che capita per poi tornare a casa e fare sesso con la migliore amica, alla quale non nasconde mai nulla. L’altro è invece timido, impacciato, spaventato da quel luogo di totale disinibizione, frenato dal timore di una passione mai realmente vissuta. Quella nei confronti di un altro ragazzo. Ma quando troverà il coraggio di viverla ed abbracciarla, nulla sarà più come prima.

La prima ora di Nuovo Olimpo, che nasce da un episodio realmente vissuto dal regista quando 17enne arrivò a Roma per studiare cinema, strizza l’occhio a Weekend di Andrew Haigh, con questi due sconosciuti in grado di perdere la testa l’uno per l’altro dopo aver passato insieme poche ore, due giorni appena. Poi subentra il dramma tipico del cinema ozpetekiano che vira verso il melò spinto, ampliando lo sguardo ad un mondo parallelo di comprimari che entrano nelle vite dei due protagonisti senza mai soddisfare quella dolorosa mancanza che entrambi si trascinano dietro per decenni. Ed è qui che lo script firmato da Ozpetek e Romoli, mai così tanto dichiaratamente e orgogliosamente cinefilo, prende strade narrativamente parlando ambigue e discutibili, con un’ultima involontariamente esilarante mezz’ora che parrebbe farsi non voluto omaggio a Gli occhi del Cuore di borisiana memoria…

20.000 Specie di Api (attualmente al cinema)

I 20 film LGBTQIA+ del 2023 - 20.000 specie di Api - Gay.it

Cocó, 8 anni, si sente fuori posto e non capisce perché. Non si riconosce nel suo nome di battesimo, Aitor, né nello sguardo e nelle aspettative di chi ha intorno. Nel corso di un’estate nella campagna basca a casa della nonna – tra le gite al fiume, l’apicoltura e i saggi consigli di sua zia Lourdes – Cocò riesce finalmente ad affrontare i propri dubbi e le proprie paure, trovando la propria vera identità, abbracciando il suo vero nome.

Splendido esordio alla regia di Estibaliz Urresola Solaguren, candidato a ben 15 Goya, 20.000 Specie di Api (RECENSIONE) riflette splendidamente sull’identità, sul corpo e sul genere, sulle relazioni familiari e sociali che coinvolgono una persona transgender. In questo caso una bambina, che agli sconosciuti si presenta con un nome da lei inventato, che guardandosi allo specchio si domanda cosa abbia di sbagliato, perché non si riconosca in quel corpo, a differenza di suo fratello e sua sorella maggiore. Sua mamma Ane non vuole imbrigliarla nei limiti del rigido sistema sesso-genere. Asseconda le sue richieste, vedi i capelli lunghi, le unghie pittate e i braccialetti colorati, mentre gli altri continuano a chiamarla con quel nome che lei detesta, Aitor, un nome maschile che sente non appartenerle.

Cassandro (Prime Video)

I 20 film LGBTQIA+ del 2023 - PrimeVideo Cassandro 1 - Gay.it

Cassandro di Roger Ross Williams è il biopic su Saúl Armendáriz, wrestler amatoriale gay di El Paso diventato famoso a livello internazionale dopo aver creato il personaggio di Cassandro, il “Liberace della Lucha Libre”.

In questo suo percorso, Saúl mise sottosopra non solo il mondo machista del wrestling, ma anche la sua vita. Basato su una storia vera, il film è trainato da Gael García Bernal, affiancato per l’occasione da Roberta Colindrez, Perla de la Rosa, Joaquín Cosío e Raúl Castillo di Looking, con la partecipazione speciale di El Hijo del Santo e Benito Antonio Martínez Ocasio, ovvero Bad Bunny.

Anatomia di una Caduta (attualmente al Cinema)

I 20 film LGBTQIA+ del 2023 - Anatomia di una caduta 02 c LESFILMSPELLEAS LESFILMSDEPIERRE - Gay.it

Vincitore della Palma d’Oro all’ultimo Festival di Cannes, Anatomia di una caduta ha trionfato anche agli European Film Awards con cinque riconoscimenti: Miglior film, Miglior regia (Justine Triet), Miglior attrice (Sandra Hüller), Miglior sceneggiatura (Justine Triet, Arthur Harari), Miglior montaggio (Laurent Sénéchal). 4 invece le nomination ai Golden Globe 2023.

Thriller incalzante con al centro un provocatorio ritratto di donna, il film di Justine Triet ha incontrato un grande successo di critica e pubblico anche in Italia, dove è distribuito da Teodora. Protagonista è Sandra, scrittrice che vive con il marito Samuel e il figlio non vedente Daniel in un remoto chalet di montagna sulle Alpi francesi. Quando Samuel muore in circostanze misteriose, Sandra viene accusata di omicidio e il processo mette a nudo la relazione tumultuosa che aveva con il marito, nonché la sua personalità ambigua. Le cose si complicano quando anche il giovane figlio arriva al banco dei testimoni…

Barbie

I 20 film LGBTQIA+ del 2023 - Barbie Margot Robbie - Gay.it

Film fenomeno del 2023, con nove candidature ai Golden Globe e box office sbancati ovunque, Barbie di Greta Gerwig (RECENSIONE) è un’epopea color pastello, tra costumi sfavillanti e ricostruzioni naturali nel minimo dettaglio dei vostri giochi d’infanzia. Oscillando tra cinema indie e film in costume, nel passaggio al mondo mainstream Gerwig si ispira al tocco artigianale del cinema hollywoodiano degli anni d’oro – da Cantando sotto la Pioggia a Il Mago di Oz fino a Le Scarpette Rosse di Michael Powell – e racconta la storia un’icona fatta di plastica che (ri)scopre la sua umanità. Barbieland è un regno dove non esistono disagi, paure, o ansie di alcun tipo. Le Barbie possono fare tutto quello che vogliono: presidenti, sirene, premi Pulitzer, oracoli e scienziate. E i Ken, in caso non sia ancora chiaro, sono solo Ken che litigano in spiaggia e si schiantano contro le onde finte…

M3Gan

M3GAN

Il Babadook del 2023. La bambola assassina M3Gan è improvvisamente diventata icona queer, come confermato dalla stessa sceneggiatrice Akela Cooper: “Ho chiesto ad uno dei miei amici, che è un uomo gay, e diceva che il film parla anche di quanto sia importante trovare una famiglia. Questa bambina ha perso la sua famiglia, deve vivere con sua zia. Fin quando non arriva questa bambola. Questo risuona con tante persone nella comunità gay, l’idea di trovare una famiglia”.

Protagonista del film Blumhouse diretto da Gerard Johnstone è l’intelligenza artificiale sottoforma di bambolina, modello 3 generativo Android, costruito da Gemma (Alyson Williams), per prendersi cura di sua nipote Cady (Violet McGraw). Una bambola ballerina che finisce per sbroccare male e fare a pezzi chiunque…

Close

I 20 film LGBTQIA+ del 2023 - close lukas dhont - Gay.it

Film del 2022 arrivato nei cinema d’Italia solo nel 2023, lo straordinario Close (RECENSIONE) conferma il talento di Lukas Dhont. Il tema dell’accettazione di sè puntualmente segnata dal bullismo adolescenziale già abbracciato in Girl torna prepotentemente in scena grazie all’amicizia fraterna tra Leo e Remi, tredicenni da sempre inseparabili. Dormono insieme fianco a fianco, giocano e fantasticano tutti i pomeriggi, corrono in bici come pazzi, ridono e scherzano, guardandosi intensamente tra silenzi imbarazzati che ingenuamente parrebbero non cogliere quel sentimento inedito e reciproco, sconosciuto, fino a quel momento mai espresso. Poi tutto improvvisamente cambia con il primo anno di scuola, tra nuovi compagni di classe che da subito chiedono loro se siano una coppia. Se siano fidanzati. Alle domande si sommano gli sfottò, gli insulti omofobi, che fanno sorgere crepe fino a quel momento mai neanche lontanamente prese in considerazione. Leo si chiude in sè stesso, sfugge da quell’immagine e si allontana da Remi, che non capisce cosa stia accadendo, perché l’amico di una vita ora lo eviti, fino alle più estreme e drammatiche delle conseguenze.

È un’opera dolcissima e al tempo stesso devastante, quella scritta e diretta da Dhont, bellissima e così delicata, dinanzi ad un tema tanto drammatico e dal facile ricatto morale. Un coming of age che riporta al cinema di Céline Sciamma, segnato dagli sguardi tra i protagonisti e dai grandi e azzurri occhi di un debuttante a dir poco stupefacente. Eden Dambrine, adolescente su cui Dhont poggia l’intero peso del film, affidandosi ciecamente a lui, al suo riuscire straordinariamente a trattenere emozioni, fino ad un pianto liberatorio che arriva solo e soltanto dinanzi ad un braccio rotto, come se ci volesse un dolore fisico per giustificare delle lacrime da cuore spezzato, da abbandono, amicizia infranta e senso di colpa, da identità probabilmente rifiutata.

Strange Way Of Life (Mubi)

I 20 film LGBTQIA+ del 2023 - Strange Way of Life ecco Manu Rios nel Brokeback Mountain di Pedro Almodovar 2 - Gay.it

Scritto e diretto dal regista spagnolo, presentato da Saint Laurent by Anthony Vaccarello e prodotto da El Deseo, Strange Way of Life (RECENSIONE) è interpretato da Ethan Hawke e Pedro Pascal, lanciatissimo dopo gli exploit televisivi di The Last of Us e The Mandalorian. Girato nel deserto di Tabernas, in Almería, Strange Way of Life racconta di due uomini che si ritrovano dopo venticinque anni. Il ranchero Silva (Pedro Pascal) attraversa il deserto a cavallo per andare a trovare il suo vecchio amico Jake (Ethan Hawke), lo sceriffo di Bitter Creek che non vede da un quarto di secolo. Ne seguirà una serata di confidenze, ricordi e riconciliazioni, tra le lenzuola della camera da letto dello sceriffo. Perché tra i due, in giovane età, scoppiò l’amore, la passione, presto seppellita al cospetto di un sentimento apparentemente impossibile da vivere alla luce del sole. D’altronde cosa potranno mai fare due uomini soli in un ranch? Ma il ritorno di Silva nasconde anche altro, perché un misterioso delitto potrebbe coinvolgere il suo scapestrato figlio, ricercato proprio dallo sceriffo….

L’impronta almodovariana è ben presente in ogni fotogramma di Strange Way of Life, con il suo celebre rosso da scovare in un vecchio fazzoletto, in una camicia firmata, in una spessa tenda che nasconde l’alcova d’amore da sguardi indiscreti, nel piumone che copre quel letto bagnato dallo sperma, nel sangue che sgorga da un corpo trivellato dai colpi, nel vino che inonda bocche assettate d’amore, nelle carnose labbra di un Manu Ríos che canta con voce femminile, aprendo un mediometraggio che ha un’unica enorme colpa. Il durare troppo poco, perché mezz’ora vola via e noi tutti avremmo voluto ammirare Jake e Silva ancora a lungo, con la consapevolezza assoluta che due uomini in un ranch, da soli, potrebbero semplicemente guardarsi l’un l’altro, proteggersi, farsi compagnia, banalmente amarsi ed essere felici.

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Cinema - Redazione 23.2.24
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