COVID-19, raccolta fondi per i rifugiati LGBT: la storia di Boris

Via ad una raccolta fondi per aprire un nuovo centro di accoglienza per i rifugiati LGBT+ in Italia.

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Boris è un rifugiato omosessuale russo che vivo a Torino, uno dei tanti rifugiati LGBT in Italia aiutato da Quore, un’associazione che fornisce assistenza e alloggi di emergenza ai migranti e rifugiati LGBT+. Un’associazione che salva vite, ma che necessita di fondi. Per questo motivo è nata una raccolta fondi, in collaborazione con All Out. Per questo motivo Boris ha voluto raccontare la sua storia.

Ho visto con orrore migliaia di persone perdere i loro cari a causa del coronavirus, qui in Italia. Mi ha commosso profondamente il fatto che, nonostante la spaventosa diffusione del COVID-19, i nostri amici italiani continuino a offrire sicurezza e solidarietà alle persone come me. In Russia sono stato deriso, perseguitato e minacciato per anni, solo perché sono gay. Ho subito maltrattamenti al lavoro, in famiglia e per strada. La situazione era diventata così pericolosa che sono stato costretto a fuggire. Non conoscevo nessuno in Italia. Ero terrorizzato che le persone da cui ero fuggito in Russia potessero ritrovarmi e farmi del male. Avevo bisogno di una casa e di un aiuto per presentare la richiesta di asilo. E ho trovato Quore: un’associazione che fornisce assistenza e alloggi di emergenza ai migranti e rifugiati LGBT+. Mi hanno salvato la vita. Quore fa un lavoro eccezionale, ma il coronavirus rappresenta una sfida enorme. I rifugiati LGBT+ come me stanno perdendo i loro già scarsi mezzi di sussitenza, a causa del confinamento. Le udienze per le richieste di asilo sono state rimandate e l’accesso all’assistenza sanitaria è diventato più difficile. Stiamo subendo un forte isolamento sociale in un periodo estremamente vulnerabile della nostra vita.

La domanda per accedere ai servizi di Quore è aumentata al punto tale che si è reso necessario aprire un nuovo centro di accoglienza. Per fare ciò nel più breve tempo possibile, Quore e All Out hanno fatto partire una raccolta fondi ad hoc, per contribuire all’apertura di un nuovo centro di accoglienza per i rifugiati LGBT+ in Italia. Ogni donazione servirà a pagare l’affitto, le utenze, il counseling e altre spese cruciali al funzionamento del nuovo centro per un anno intero.

In quanto rifugiati, abbiamo già subito violenze orribili e minacce di morte, solo a causa della nostra identità o di quella della persona amata. Senza l’aiuto di questo nuovo centro di accoglienza, il virus metterà a rischio la nostra salute e la possibilità di restare al sicuro qui in Italia.

Quore mi ha offerto il sostegno necessario per rimettermi in piedi“, continua Boris. “Dopo un periodo trascorso nel centro di accoglienza, dove ho seguito una terapia psicologica, ero pronto a vivere in un posto tutto mio. Ma ora sono in attesa che la mia richiesta di asilo venga approvata. Molti altri rifugiati LGBT+ hanno bisogno di un aiuto IMMEDIATO e questo nuovo centro di accoglienza rappresenta la loro ancora di salvezza“.

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