L’Aura, il ritorno con “Pastiglie” dopo una lunga pausa: “Siamo fragili e fallibili. Io l’ho capito e ho chiesto aiuto” – Intervista

A 7 anni dall'ultimo disco la cantautrice torna con un singolo che inaugura un nuovo capitolo del suo percorso iniziato quasi 20 anni fa. Ai nostri microfoni l'artista parla del coraggio di prendersi il proprio tempo, della ricerca di un posto nel mondo e del legame con la comunità queer.

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L'Aura è tornata con il singolo "Pastiglie"
L'Aura, nel singolo "Pastiglie" una riflessione sulla vulnerabilità degli esseri umani
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L’Aura è tornata, e questa è già una buona notizia. A distanza di 7 anni dall’ultimo progetto, La meccanica del cuore, la cantautrice bresciana ha da qualche giorno pubblicato per ADA Music Italy il singolo Pastiglie, che rappresenta il primo tassello di un nuovo capitolo musicale tutto da scrivere. Firmato dalla stessa Laura Abela e Andrea Bonomo con la produzione di Simone Bertolotti, il brano riflette sulla vulnerabilità degli esseri umani. Fragilità che lei per prima ha toccato con mano negli ultimi anni e con cui ha deciso di fare i conti malgrado la società ci voglia sempre sul pezzo e super performanti. A Gay.it l’artista, esplosa nel 2005 con pezzi come Radio Star e Today, ha parlato del suo ritorno a lungo atteso dai fan, del rapporto con la comunità queer e dei festeggiamenti per i venti anni dal disco di debutto che cadranno nel 2025.

Perché proprio Pastiglie per il tuo ritorno?

Perché è stato il primo brano che ha aperto una nuova fase della mia creatività. Dopo anni passati a ricercare strade diverse mi sono resa conto che avevo esaurito tutte quelle che avrei potuto percorrere da sola, per cui ho chiesto aiuto sotto tanti punti di vista, sia psicologico che creativo, cosa che non avevo mai fatto prima. Mi sono affidata ad Andrea Bonomo, con cui ho scritto il brano, e parlando delle tematiche che volevo affrontare siamo arrivati al discorso delle pastiglie. Gli ho accennato che era una esperienza che avevo fatto per ritrovare la mia stabilità e lui si è rispecchiato molto in quel che gli ho raccontato. Da lì abbiamo fatto partire un beat e costruito la ritmica del pezzo.

Quindi questi 7 anni di pausa ti sono serviti per ritrovare te stessa?

Sì, il benessere mio e della mia famiglia era la cosa più importante per cui mi sono presa del tempo per lavorarci. E poi per far fiorire ciò che si desidera ci vuole un po’ e io volevo esserci quando era il momento, non così tanto per. Viviamo in una società in cui è richiesto di essere sempre al top, ma è una cosa in contrasto con quel che siamo: esseri umani fallibili con una serie di fragilità che fanno parte di noi.

L'Aura, cover del singolo "Pastiglie"
L’Aura, il ritorno con il singolo “Pastiglie”

È una consapevolezza coraggiosa

Ci siamo dentro un po’ tutti, però c’è chi fa finta di niente e chi a un certo punto decide di venire a patti con questo. Ci sono anche i superuomini e le superdonne, io ne ho conosciuti pochi onestamente, e non so se mi convincono al 100%. Secondo me mascherano e riescono a non far trapelare ciò che sentono, ma il fallimento è insito nel viaggio dell’essere umano. Prima si impara a cadere e prima si impara a vincere, ormai mi è chiarissimo. Il problema comunque non è nostro, ma della società, e quando uno lo capisce si è già tolto dalle spalle 120 chili di colpa.

Cioè?

Se le nostre azioni non portano al risultato sperato non dipende solo da noi, ma da vari fattori. Nei nostri confronti ci sono aspettative da parte di chiunque: la famiglia, gli amici, il partner. È scientifico che non le soddisferemo mai e prima si scende a patti con questa realtà meglio si sta. Non saremo mai felici se vorremo accontentare gli altri.

Già anni fa cantavi della “pillolina di mattina e sera” per non sentire il dolore (in Non è una favola, ndr)

Sono due pillole diverse. Quella era appunto una “pillolina”, un diminutivo carino e tenero, e parlavo di personaggi del mondo dello spettacolo – come Britney Spears, Paris Hilton, Lindsay Lohan, Amy Winehouse – che erano sotto i riflettori per le loro debolezze. Per me era molto interessante osservare questa cosa, perché già avevo capito che c’era un’ossessione dei media per le donne e soprattutto per quelle che vivevano delle difficoltà. Oggi è diverso, il brano si chiama “Pastiglie”, il termine fa capire che non sto romanzando la cosa, sto parlando di qualcosa di vero, con cui tutti abbiamo a che fare indipendentemente da chi siamo e che vita facciamo. Non sono pastiglie ludiche ma di consapevolezza: riconosco di avere un problema e di avere bisogno di aiuto.

Ultimamente diversi artisti stanno iniziando a parlare di salute mentale. Ai tuoi tempi la questione veniva sottovalutata?

Nel mio caso il punto è che ero proprio una ragazzina. Essendo molto piccola non avevo gli strumenti per poter riflettere sulle cose che stavano capitando. Oggi ho una consapevolezza diversa, sono una donna, sono una mamma, ho fatto del lavoro su me stessa. La differenza è che ora la terapia è più sdoganata. Anche solo 15 anni fa non se ne parlava proprio. Ammetto che all’epoca avevo fatto qualche esperimento ma non era andato a buon fine e quindi avevo abbandonato.

Nel brano si parla di ricerca del proprio posto nel mondo. Tu hai trovato il tuo?

Ma zero! (ride, ndr). C’è una citazione di Freud che ho letto in questi giorni sui social secondo cui la vita prima dei 40 anni sarebbe solo sperimentazione. Siccome li compirò ad agosto, vedremo poi cosa succederà.

L'Aura fotografata da Imad Skhairi
L’Aura: il nuovo singolo e il rapporto con la comunità queer

Negli ultimi anni le cantanti pop in Italia stanno vivendo una stagione fortunata. Tu hai mai sentito di avere i bastoni tra le ruote per il solo fatto di essere donna?

La storia ci dice che nel mondo del lavoro ci sono stati tanti paletti per le donne. Oggi sono sempre di più quelle impiegate nella musica, speriamo si prosegua su questa scia. Ai miei tempi questo tema non si affrontava proprio, ora si è più consapevoli e forse anche attraverso i social è più facile condividere certe idee.

Hai faticato a farti percepire come autrice dei tuoi testi e delle tue musiche come successo ad altre tue colleghe?

Fortunatamente no, ho iniziato come cantautrice, è l’immagine che mi è stata cucita addosso ed era giusta al 100%, semmai è proprio adesso che ho iniziato ad aprirmi all’idea di collaborare. All’epoca tendevo a tutelare moltissimo quel che facevo, a torto o a ragione questo è opinabile. Sono sempre stata una cantautrice, oggi lo sono in una maniera diversa nel senso che cerco di mantenere la mia creatività ma mi apro a collaborazioni con persone che hanno altri background. Ho bisogno di arricchirmi, altrimenti si finisce per fare sempre le stesse cose e io odio annoiarmi.

L’anno prossimo il tuo album d’esordio Okumuki festeggerà 20 anni, ci meritiamo il vinile…

Vorrei riuscirci. Ti dirò, secondo me i primi due dischi sono stati registrati in un modo che forse in vinile potrebbe rendere anche meglio. Comunque ne abbiamo già parlato con la casa discografica.

Ti capita di risentirlo?

A meno che non debba lavorarci per motivi di live, una volta che ho fatto una cosa non l’ascolto più, anche perché c’è talmente tanta musica là fuori da sentire che non voglio perdere tempo con cose che ho già chiuso. Preferisco concentrarmi sul presente. La scrittura è la cosa di questo lavoro che preferisco in assoluto, quindi se ho anche poco tempo a disposizione la prima cosa che faccio è cercare di scrivere qualcosa di nuovo. Comunque rimango super orgogliosa di ogni cosa che ho fatto, sono tatuaggi della memoria che mi ricordano cosa ho provato e vissuto.

In questi 20 anni hai potuto contare sull’appoggio del pubblico queer. Che cosa pensi piaccia di te?

Il mondo LGBTQIA+ mi ha sempre sostenuta fin dal primo momento e non mi ha mai abbandonata. A tutt’oggi il grosso del mio pubblico è queer e non lo abbandonerò mai, così come non farò mai venire meno il sostegno e l’amore nei loro confronti. Forse piace il fatto che sono sempre stata libera nel modo di creare senza farmi influenzare dalle mode e dal diktat di quel che funziona. Ho cercato di essere un cervello pensante senza mai uniformarmi perché sento che ho bisogno di uscire dal pensiero comune per far emergere delle cose belle. Poi il fatto che sono molto attenta all’aspetto artistico dei miei progetti. Anche le popstar molto amate dal pubblico queer hanno un’immagine precisa, fanno attenzione ai videoclip, alle foto, creano cose artisticamente belle, di gusto.

Oggi più di ieri sembra che il pubblico voglia che anche i cantanti pop prendano posizione su questioni che hanno a che fare con l’attualità e si espongano. Come vivi questa situazione?

Le tematiche politiche o sociali possono essere le più disparate e non siamo dei tuttologi, anzi, è sempre importante informarsi bene prima di parlare. Nel mio caso ho sempre cercato di non espormi troppo su questioni sulle quali non ero preparata. Detto questo, se un tema ti viene chiesto più volte probabilmente è perché la società ti sta dicendo che è importante e devi prepararti. Io ora comincio a riaffacciarmi ai media dopo esserne rimasta lontana per tanti anni, per cui suppongo che capirò strada facendo quali sono le tematiche care alla società in cui viviamo e che necessitano un approfondimento da parte mia per dare un’opinione non a caso.

Spesso la tua musica si è nutrita di riferimenti letterari, che cosa stai leggendo che potrebbe ispirare i singoli che arriveranno prossimamente?

Ho smesso di comprare libri cartacei per questioni di spazio e di ecologia, quindi leggo tutto su Kindle, ma il vero problema è che ho una mente un po’ frammentata, salto da una cosa all’altra con molta facilità e tendo a leggere più libri insieme. Al momento mi sto dedicando a “Donne che corrono coi lupi” di Clarissa Pinkola Estés, che racconta favole appartenenti a varie culture del mondo e che lei definisce “di potere” perché nascondono significati molto profondi, e attraverso queste spiega come affrontare le difficoltà della vita. Un libro meno impegnativo ma che mi sta piacendo un sacco dato che sono una teledipendente è il primo libro di George R.R. Martin “Game of Thrones” perché la serie tv mi piace da morire.

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