Islam e omosessualità: alle radici di un’omofobia recente

Ci fu un tempo in cui i colonizzatori raccontavano con un certo disprezzo la libertà sessuale che caratterizzava il mondo arabo. Perché oggi non è più così?

Torah, Bibbia e Corano non menzionano mai l’omosessualità, concetto sconosciuto alle società antiche e che solamente dal Novecento è entrato a far parte del linguaggio comune. I tre testi sacri dei tre grandi monoteismi della civiltà umana, ebraismo, cristianesimo e islam, si limitano a parlare di atti tra persone dello stesso sesso, disconoscendo, quindi, la dimensione affettiva. La differenza tra omosessualità intesa come omoaffettività (che include naturalmente anche gli atti sessuali) e quelli che sono invece meri atti sessuali tra persone dello stesso sesso è centrale se vogliamo cercare di capire quale sia la matrice omofobica dell’Islam (e non solo).

La domanda infatti più spontanea che potremmo ingenuamente porci è: ma se due persone vogliono fare sesso, qual è il problema? Gli animali in natura spontaneamente non disdegnano sessualità di ogni tipo, come mai l’essere umano ha sviluppato una resistenza agli atti sessuali omo? In verità fin dai tempi antichi, gli atti sessuali omo sono tollerati, in alcune civiltà addirittura incoraggiati o comuni. Diverso invece è quando si parla di omosessualità e cioè di una vera e propria identità che va oltre gli atti sessuali, ma che comprende l’affettività, l’attrazione erotica, la complicità e infine il progetto d’amore.

Anche nell’Islam, la condanna dell’omosessualità (o meglio, degli atti omosessuali) si ritrova nel celebre episodio delle due città distrutte da Dio con una pioggia di fuoco, Sodoma e Gomorra. Il Corano, a differenza della Bibbia, si sofferma più volte nel testo sulla perversione dei cittadini che ha scatenato l’ira divina, “una turpitudine che mai nessuno al mondo ha commesso prima” (Il Ragno, 29:28).

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In realtà, la condanna non è così netta: a detta di molti studiosi ed ecclesiastici progressisti, il celebre episodio (presente nei testi di tutte e tre le religioni abramitiche) sembra dimostrare che le due città siano state distrutte per l’inospitalità e la cupidigia dei propri abitanti e non per la condotta sessuale. Il Corano dunque non fa altro che perseguire la linea solcata dalla Torah e dalla Bibbia in precedenza, riportando l’episodio biblico che ha legittimato il sentimento omofobo di tutto l’Occidente.

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Paradossalmente, da altri passi del Libro sacro traspare una velata tolleranza, se non accettazione, della popolazione queer ai tempi di Maometto: nella sura “La Luce” vengono citati, tra coloro che possono vedere le donne senza hijab, “assistenti maschi che non hanno desiderio”. Tuttora ci si scervella sul significato di tale passo per comprendere se si parli solamente di eunuchi o si intenda altro. Alcuni ritengono che la sura si riferisca anche a mukhannath, ossia “l’effemminato” o “colui che si atteggia da donna”, vocabolo che identificava gli omosessuali maschi nel mondo arabo e già presente in testi arabi preislamici. Inoltre, nella Sunna, la raccolta di detti e fatti di Maometto, v’è un singolare episodio in cui il profeta protegge proprio un mukhannath reo di aver violato le leggi di Medina: egli non può essere giustiziato in quanto fedele di Allah. L’episodio, anch’esso di per sé ambiguo, conferma l’esistenza di una realtà queer nella società araba pre-islamica, anche se non chiarisce se fosse accettata o meno. L’unica certezza data è che sei perdonato se preghi e segui la parola di Dio. Un po’ come nel Cristianesimo.

Il problema fondamentale rimane l’interpretazione delle scritture. Il Corano è un testo che letto così com’è dice tutto e niente: spetta al lettore dare la propria interpretazione, che può discordare con quelle altrui, creare scissioni, eresie. La Chiesa, per risolvere questo problema, ha istituito una solida gerarchia ecclesiastica attraverso la quale diffondere precise linee interpretative e soffocare quelle discordanti. L’Islam, invece, non conosce gerarchie formali. I fedeli non possiedono alcun tramite terrestre con Dio e ciò permette a chiunque, teoricamente, di interpretare il testo sacro come meglio crede. Libertà inattuabile per la presenza di varie correnti che si scontrano proprio sul piano interpretativo, come dimostrato dall’eterno conflitto tra sunniti e sciiti.

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Tuttavia il Medio Oriente non è sempre stato così omofobo. Viaggiatori, prelati e colonizzatori raccontavano con un certo disprezzo la libertà sessuale che caratterizzava il mondo arabo: una sessualità più libera e fluida di quanto la timorata Europa cristiana potesse immaginare. Oltre al mukhannath della Sunna, sono tante le testimonianze LGBT da tutti gli strati sociali nel Levante. La più famosa di esse forse è l’amore tra il poeta Abu Nuwas e il califfo omayyade Al-Amin, cantato nelle stesse opere del poeta. Nell’Impero Ottomano del Seicento circolavano manuali del sesso con rappresentazioni di scene omoerotiche. I grandi regni che governarono la umma islamica dimostrarono periodi di diffusa accettazione della popolazione queer, soprattutto nei ceti sociali più elevati, a tal punto che Rifa’a al-Tahtawi, scrittore e giornalista egiziano dell’Ottocento, nel corso di un viaggio in Francia si meravigliò dell’omofobia dei parigini, riluttanti a qualsiasi discorso sull’argomento.

Embracing Lovers, Attributed to Muhammad Sadiq, Shiraz, circa 1770 – 80, Collection of Mrs. Eskandar Aryeh
Embracing Lovers, Attributed to Muhammad Sadiq, Shiraz, circa 1770 – 80, Collection of
Mrs. Eskandar Aryeh

Allora quali sono le ragioni dell’omofobia dilagante nel mondo arabo? Per rispondere è necessario fare due considerazioni.

La prima riguarda la repressione della libertà sessuale dell’umma islamica attraverso lo smembramento e la colonizzazione dell’Impero Ottomano: l’ostilità omofoba fu alimentata dalle leggi occidentali imposte, dalla creazione di protettorati secolarizzati e dall’alleanza con correnti ultraortodosse in chiave anti-ottomana (come la wahhabita, attuale religione di stato dell’Arabia Saudita). L’Islam del sultanato fu sopraffatto, smembrato, gettando il Medio Oriente in quel caos che ancora oggi lo perseguita. Nel Novecento, la corsa allo sfruttamento delle risorse naturali e le ingerenze nei governi locali lasciarono alimentarono ulteriormente il sentimento anti-occidentale.

La seconda considerazione riguarda lo sviluppo degli studi di genere e, in particolare, la diffusione del concetto di omosessualità. Nel Levante i rapporti con lo stesso sesso erano visti come parte della natura umana, che non pregiudicava la possibilità di sposarsi e aver figli. L’omosessualità generò una dura reazione nelle società islamiche post-coloniali e le élite conservatrici iniziarono a utilizzarlo in chiave revanscista, come simbolo dell’ostinata interferenza occidentale negli affari mediorientali. Non a caso un sentimento simile si è spaventosamente acutizzato di recente nella Russia di Putin o nei paesi centrafricani – a maggioranza cristiana – la cui presenza occidentale è malvista. Tutto ciò che è gay è diventato presto occidentale, quindi nemico ed estraneo: si incominciò ad associare l’omosessualità alla zina, il peccato di adulterio, punibile con la lapidazione secondo i dettami della Sharia.

Per questi motivi, se negli ultimi decenni tutto il pianeta ha indubbiamente mosso passi in avanti verso l’accettazione delle persone LGBT, il Medio-Oriente e l’Arica subsahariana sembrano averne fatti cento indietro. Nella maggior parte dei paesi musulmani l’omosessualità è ancora reato (sebbene in molti stati non si abbiano condanne in merito da molto tempo); in nove di questi è punibile con la morte. Dove non è criminalizzata, politica e religione la relegano nell’ombra, la umiliano e la demonizzano, trasformandola in qualcosa di malato e pericoloso su cui scaricare i problemi del mondo. Nonostante la sconfortante situazione, tante associazioni per i diritti umani, islamiche e non, orientali ed occidentali, stanno incominciando ad alzare la voce, per rivendicare libertà anche dove non vi sembra esserci alcuna speranza.

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3 commenti su “Islam e omosessualità: alle radici di un’omofobia recente

  1. Molto bello ma impreciso. L’omofobia e la tolleranza in uno spazio vasto e in un tempo lungo come quello del solo impero saraceno si alternavano a seconda delle convinzioni e comodità dei vari sultani locali.
    C’è da supporre un comportamento ambiguo di condanna esterna e agito segreto invece tra la popolazione generale che all’epoca era tutta fatta da poveri agricoltori, pastori o nomadi.
    L’evento che spiega le ragioni omofobe proprie dell’Islam, da voi ignorato per favorire la versione del senso di colpa assurdo ed eterno post coloniale risale all’anno mille.
    Secoli prima che fossero imposte le leggi omofobe vittoriane nel mondo, Avicenna, per la prima volta nella storia, descrisse col termine di Alabene o Alabone l’omosessualità maschile come una malattia mentale, in termini tanto convincenti da aver influenzato lui culturalmente Krafft-Ebing alla fine dell’ottocento. Le due versioni dell’omosessualità cambiano solo di lingua.
    Avicenna si produce anche in una terapia, fatta di preghiere, asprezze e torture, poi modificate nel tempo grazie all’elettricità, ad esempio, ma sostanzialmente identica alle attuali terapie riparative.
    Le leggi vittoriane quindi si poggiarono su una solida base omofoba, da cui avevano anzi loro tratto l’idea di malattia dell’omosessualità, mentre è contro i movimenti di liberazione di origine americana che si lanciano oggi tanto gli Imam quanto i preti Ortodossi, avendo anche i russi una antica tradizione omofoba fortemente salda anche durante il comunismo.
    Anche in Italia Pasolini, vissuto tra mille sensi di colpa, odiando la propria condizione omosessuale, si negò sempre ad ogni discorso di liberazione, sempre perché il suo comunismo, come quello di tutti gli intellettuali omosessuali dell’epoca, gli rendeva ostile l’idea borghese di pari diritti.
    Morì tragicamente, ma aveva avuto sette anni per commuoversi di fronte a Stonewall o tre dopo la prima manifestazione in Italia contro i medici omofobi riuniti a Pisa.
    Lascia solo un sonetto sull’anellino ma una goccia non svuota il mare di omofobia interiorizzata nel suo cuore, figuratevi secoli di omofobia islamica pura!

  2. Ma basta con sta zuppa rancida dell’omosessualita tollerata nei paesi islamici che poi diventano omofobi per colpa delle leggi occidentali. Innanzitutto essere il bordello dei cacciatori di rapporti clandestini tra uomini non significa essere una società pro gay né oggi né100 anni fa. Le religioni condannano tutte l’omosessualità solo che noi occidentali essendo diventati democrazie liberali abbiamo il concetto di laicità mentre nei paesi arabi e musulmani la religione detta ancora le regole e la libertà individuale e i diritti umano valgono zero. Se a ciò aggiungiamo il fatto che l’islam è una religione acefala cioè priva di gerarchia ecclesiastica dove ognuno interpreta il corano come vuole il disastro è fatto. Forse chi scrive dovrebbe fare meno ideologia ritrita da strapazzo e accettare che in quella parte del mondo per i gay non c’è speranza di una vita affettiva normale in questo periodo storico. Così come in Russia dove la società all’80% è omofoba. Cambierà? Speriamo ms ora è così. Se chi ha scritto l’articolo fosse stato in quei paesi e ci lavorasse forse sarebbe bastato. L’ideologia dell’islam considera la donna inferiore all’uomo e i gay da ammazzare. Punto.

  3. ma perchè dite balle?

    il corano dice chiaramente
    se trovi persone che facevano come si faceva un tempo (il rapporto omosessuale): uccidi colui che lo stà facendo e colui che se lo stà facendo fare…

    e in tutti i paesi islamici dove vige la teocrazia si uccidono i gay… ma perchè coprite sto schifo?
    anche i cristiani prima della riforma del 1600 avrebbero dovuto uccidere gli omosessuali (la riforma ha levato di mezzo questa follia ma l’islam non ha mai subito alcuna riforma)

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