Gli incontri della marchetta

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Un marchettamico racconta delle sue avventure pagate. Roba che a farla gratis, scapperemmo a gambe levate senza nemmeno la speranza che ci possa essere un secondo incontro.

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Un mio amico campa, e molto bene, grazie ad una sua incredibile dote naturale invidiata da molti e di cui tanti possono approfittare per tutto il tempo che desiderano, basta pagare. Benché la recente cronaca giudiziaria italiana abbia ampliato il nostro vocabolario mettendo la massa a conoscenza del termine escort, lui, con orgoglio ammirevole, preferisce rinunciare all’edulcorazione che il termine straniero garantisce per una professione piuttosto scabrosa autodefinendosi, schiettamente, marchettaro.

Se hai un amico che fa il medico al pronto soccorso ti viene naturale chiedergli di qualche caso strano, di pazienti che accorrono nel cuore della notte con un volante conficcato nel cranio o altre mostruosità mediche. Forse per lo stesso gusto del macabro a me ogni tanto viene da chiedergli di qualche prestazione straordinaria che non siano le solite che potrebbe raccontarmi anche mia madre.

Devo dire che le richieste di cui mi racconta alla fine non sono mai così estreme. Non so se lo faccia per un superstite senso del pudore o per una ferrea applicazione del "segreto professionale" ma non ci sono mai animali di mezzo o corde con doppio nodo scorsoio a cui appiccarsi per i pollicioni dei piedi. Magari qualche aggettivo colorito, ma nulla che non abbia mai sentito uscire dalla bocca di un vecchietto che si vede fare il pelo da una macchina sulle strisce pedonali.

Qualche tempo fa eravamo insieme a una cena quando il suo telefono "rosso" inizia a squillare. Con garbo si alza e va via senza dare troppe spiegazioni proprio come Batman dopo aver visto nel cielo il faro acceso dal commissario Gordon. Qualche ora dopo ci raggiunge dopo aver assolto al suo dovere. Era quindi ovvio che dovesse condividere con noi il motivo di tanta fretta. Pur preservando l’anonimato del cliente (tanto poco importa dal momento che il suo porfolio è composto da insospettabili con prole e moglie a carico e possibilmente destrorsi) inizia a raccontarci della sua performance.

Personalmente sarei rimasto meno sorpreso se mi avesse detto che aveva dovuto usare frustini di pelle e gogne di legno umiliandolo urinandogli addosso. Niente di tutto questo. L’arma? Un flacone di shampoo (incluso nel prezzo del servizio, ovviamente). Il suo cliente, a quanto pare tanto affezionato da avere il conto aperto come me dal droghiere, lo affittava per un paio d’ore facendolo accomodare su una poltrona di casa sua e con una bacinella accanto non chiedeva altro che insaponargli i capelli massaggiandoglieli per tutto il tempo a disposizione durante il quale raccontare di come gli fosse andata la settimana. L’incontro si esauriva in questo. Il cliente aveva solo bisogno di sfogarsi, che qualcuno gli prestasse attenzione e che soprattutto non stesse lì a chiedergli che razza di infanzia avesse avuto per provare un piacere erotico nell’arrotolare le proprie dita bagnate tra i capelli lunghi del mio amico. E non che questo fosse una eccezione.

"Molti come lui – continuava a raccontarmi – non arrivano neppure a tirarselo fuori. Hanno solo bisogno che qualcuno li assecondi e che gli presti interesse senza giudicare". Mentre ci raccontava l’episodio, ho provato a immaginare cosa succederebbe se qualcuno conosciuto da poco chiedesse anche a noi nulla di più che una messa in piega e quattro chiacchiere. Probabilmente scapperemmo a gambe levate definendolo troppo "strano" per vederlo anche solo un’altra volta, cosa che invece non faremmo se al contrario ci invitasse a farlo a tre con doppia penetrazione e aspirando un barattolo di popper.

Il racconto del mio marchettamico mi ha fatto render conto di come, alla fine, anche nell’erotismo siamo spesso vittime di un format predefinito, reso accettabile non tanto dalla particolarità della performance quanto dalla vastità del consenso e di quanto deviare da questo, cercando forme di contatto meno usuali accende in noi la spia del sospetto, della "devianza". È per questo che molti pagano: per evitare quell’insopportabile sopracciglio che si inarca quanto un ponte di Calatrava e che porta dal sospetto alla circospezione.

Fare la marchetta certamente non è il lavoro più facile della terra, lo dico sempre, per esserlo devi avere un pelo sullo stomaco lungo un metro perché per un cliente così ce ne sono 10 che sono molto meno teneri, ma è vero che a volte la dolcezza arriva inaspettata, sorprendente, nascosta negli anfratti di un mondo oscuro dal quale ci si vuole tenere alla larga il più possibile e che spesso liquidiamo arrogantemente come vizioso. 

di Insy Loan ad alcuni meglio noto come Alessandro Michetti

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