Quando sesso e amore si dividono per tre

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Quando il sentimento, oltre che il sesso, si estende fino a comprendere una terza persona, la coppia diventa "troppia". É la storia di En e Ser, che dopo...

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Ser, En e Dan, che chiameremo così per motivi di privacy, hanno rispettivamente 24, 43 e 53 anni. Nel blog che tengono costantemente aggiornato raccontano la loro singolare esperienza, quella di una coppia che dopo 19 anni di fidanzamento, all’improvviso, si è innamorata di un terzo ragazzo. È così che Los3novios vivono da 4 felicissimi anni la prima realtà italiana di "troppia".

La vostra storia nasce da una coppia originaria fidanzata da 19 anni in cui si è inserito un terzo ragazzo. Come ha fatto ad entrare nella vostra vita senza suscitare la gelosia di uno dei due o senza sentirsi "di troppo"?

La coppia originaria è nata con la convinzione di entrambi che un rapporto gay non possa imitare un modello di rapporto eterosessuale. Parlando, io e En siamo giunti a un’apertura nei confronti degli altri, un’apertura anche sessuale, proprio perché non volevamo fingere, come invece fanno molte altre coppie di nostra conoscenza. Per questo abbiamo deciso di essere trasparenti fin dall’inizio: se avevamo bisogno di evasione lo facevamo insieme. Dopo 19 anni di relazione, una sera abbiamo conosciuto Dan, che ci ha conquistati subito. Dopo il primo incontro abbiamo cominciato a tenerci in contatto tramite messenger, dopo poco è tornato a trovarci e lì è scattato qualcosa.

Come avete fatto a comunicare all’altro che il terzo vi piaceva in modo particolare?

Era una cosa che non riuscivamo a rivelare nemmeno a noi stessi, sta di fatto che si è trattato di una sensazione a pelle, al di là dell’aspetto e dell’attrazione sessuale. Attraverso un dialogo facilitato dalla nostra decisione di essere sempre trasparenti, abbiamo trovato il coraggio di dircelo. Avevo già riscontrato i segnali che vedevo in me anche nel mio compagno e quella sera abbiamo detto: «Mi sa che ci stiamo innamorando». Era una cosa impensabile anche per noi, credevamo che una cosa del genere non potesse succedere.

Pensi che questo sia successo perché eravate una coppia annoiata?

Assolutamente no, per questo non riuscivamo a dare una spiegazione a quello che stava accadendo. Nella nostra coppia non sentivamo il bisogno di migliorare qualcosa, anzi, inaspettatamente questa situazione ci ha reso ancora più passionali, più innamorati grazie a una cosa che stavamo vivendo insieme e che ci sembrava assurda. Per questo ci guardavamo bene dal dirlo a Dan.

Temevate che si sarebbe spaventato?

No, ma ci sembrava una cosa talmente strana, che la vivevamo solo come nostra. Poi tra noi tre il dialogo si è fatto sempre più fitto, Dan sapeva che io ed En non incontravamo mai la stessa persona per più di una o due volte. Per cui ogni volta che chiedeva di venirci a trovare lo faceva con una grande discrezione. Fino al giorno in cui ci siamo guardati e dagli sguardi abbiamo intuito che stavamo vivendo un innamoramento a tre.

Quando Dan si è rivelato, in che modo l’ha fatto?

Ce l’ha detto una sera dopo essere andato via, col messaggio che era solito inviare per avvertirci che era arrivato a casa. Ci ha mandato un sms lunghissimo nel quale diceva di essersi innamorato di noi e che conoscendo la delicatezza della situazione non voleva assolutamente "infiltrarsi" nella nostra coppia. A quel punto abbiamo avuto il coraggio di dirgli che anche noi eravamo innamorati di lui.

É a quel punto che avete deciso di inventare il termine "troppia"?

Si, abbiamo coniato questo termine per distinguerlo da Trio, che ha una connotazione più sessuale e non fa al nostro caso.

Come nasce la decisione di raccontare la vostra esperienza attraverso un blog?

Abbiamo deciso di aprire un blog per due motivi: in primo luogo per documentare a noi stessi quello che stava accadendo. In secondo luogo perché avevamo degli amici a cui era difficile spiegare tutto. Abbiamo provato a farlo con quelli più intimi ma anche loro non riuscivano a comprenderci fino in fondo. Abbiamo pensato: «Chi l’ha detto che l’amore si risolve solo nella coppia? Magari è un fatto solo culturale. Proviamo a rendere conto della situazione e poi quando finisce, finisce». Sta di fatto che siamo entrati nel quinto anno di rapporto.

Quante troppie avete conosciuto? Cosa vi distingue da loro?

Due, una di tre ragazze lesbiche e una troppia di ragazzi stranieri (in foto) con la quale abbiamo comunicato via web. Tuttavia abbiamo riscontrato una grande differenza con quest’ultima. Loro hanno una specie di leader e sono una troppia aperta. Noi invece siamo paritari e soprattutto monogamici, si tratta di due scelte ben diverse.

Qual è la differenza più grande tra lo stare in coppia e in troppia?

L’innamoramento è sempre bello, però all’interno di una troppia tutto è elevato al cubo, i sentimenti, le emozioni. Purtroppo a volte evitiamo la vita mondana e i locali gay proprio perché è molto forte il bisogno di toccarsi, di avere un contatto fisico. E chi non ci conosce probabilmente non capirebbe.

Come gestite la gelosia?

La gelosia nella troppia è interna. All’inizio non è stato facile. Razionalmente non lo si voleva ammettere ma c’era sempre un pò di paura, almeno inconscia, specialmente quando non si era tutti e tre assieme. Quello che mancava aveva il timore di essere stato tagliato fuori dall’intimità. Poi lentamente, parlandone e soffrendoci anche un pò, abbiamo capito che era il terzo a giovare di più dalla maggiore intimità tra i due.

Quali sono le difficoltà più grandi all’interno del vostro rapporto?

Il vero problema non è stato l’essere in tre, ma il fatto di vivere un rapporto tra due persone più mature e una più giovane. Io e En abbiamo sempre avuto un pò paura di questo. Il rapporto con una persona di una generazione diversa crea difficoltà nel riuscire a cogliere al volo i suoi pensieri. Io poi, lavorando come insegnante e stando a contatto con generazioni diverse dalla mia, noto di più la differenza. Questo però ci ha spinto a rivolgere a Dan un’attenzione maggiore. Lui, invece, vive la differenza d’età come una cosa naturale e non si pone il problema. Tutti quelli che l’hanno conosciuto per fortuna, si sono ricreduti, soprattutto i nostri amici.

C’è stato un giudizio esterno sulla vostra troppia che vi ha ferito particolarmente?

Dopo aver rilasciato un’intervista ad un blog, ci ha dato molto fastidio il commento di una persona che ha definito Dan un «bambino succube e un bisogno della coppia originaria». In realtà l’innamoramento è sì un bisogno, ma di un altro tipo: è il trovare completamento nell’altra persona. In generale, invece, non ci piace che si giudichi senza conoscere le persone.

Le vostre famiglie sanno tutto?

Io non ho più famiglia, purtroppo. La famiglia di Enzo sa tutto e spesso andiamo a cena da loro, quella di Dan invece non è nemmeno al corrente della sua omosessualità.

Se la troppia scoppia, cosa succede?

Ci abbiamo pensato fin dall’inizio. Una mia ipotesi è che finirebbe tutto fra tutti e tre. Ne abbiamo discusso insieme e ho sempre chiesto agli altri molta cautela, perché se la nostra storia finisse, ci sarebbe il rischio che anche la coppia originaria scoppiasse. Spero di non sapertelo mai dire. 

 

La vostra monogamia mi fa intendere che anche sotto le coperte c’è grande intesa…

Si, siamo molto appagati. L’intesa è forte e siamo molto complementari. In 4 anni non abbiamo mai avvertito l’esigenza di cercare una quarta persona.

Dall’alto della tua esperienza in fatto di relazioni, quale consiglio potresti dare alle "comuni" coppie? C’è un segreto per rimanere uniti?

Non mi sento di dispensare consigli, soprattutto perché in tre è tutto più facile, c’è sempre un elemento che allenta le tensioni. È inoltre raro che le tensioni scoppino contemporaneamente tra tre persone. Dalla mia esperienza comunque ho capito che non si smette mai d’imparare. Solo sentendosi stimolati a crescere, a guardare avanti, la relazione non morirà mai.

Per concludere, raccontando la vostra esperienza, cosa volete trasmettere agli altri?

Vorremmo lanciare un messaggio soprattutto al mondo gay, nel quale si sta lavorando e soffrendo perché la società etero accetti un amore diverso da quello della tradizione. Noi chiediamo al mondo gay la stessa cosa, che si possa essere più aperti e ammettere che possono esistere infinite varietà di amore, perché quello che in fondo importa è che le persone stiano bene.

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