A CHE È SERVITO IL KISS2PACS

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A una settimana dall'evento romano, con 1705 baci che reclamano il PaCS, un bilancio con gli organizzatori. Grillini: soffocati da Pantani. Mancuso: continueremo. Zan: siamo nel Guinness.

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ROMA – La manifestazione del Kiss2PaCS di sabato scorso a Roma si è conclusa. Ma l’interesse per il PaCS e per i diritti delle coppie di fatto continua, e deve continuare. Per fare una sorta di bilancio della manifestazione, abbiamo intervistato l’on. Franco Grillini (DS), primo firmatario della proposta di legge del PaCS, Aurelio Mancuso, segretario nazionale ArciGay, e Alessandro Zan, coordinatore nazionale della campagna “Un PaCS avanti”. E questo è il loro bilancio, che non manca di spunti interessanti e, in un certo senso, di forti provocazioni.
On. Grillini a distanza di qualche giorno, qual è il suo bilancio della manifestazione?
La manifestazione è stata molto bella ed emozionante e prova ne sia che chi vi ha partecipato ne conserva un ricordo molto forte. C’era un’idea secondo me giusta: una manifestazione nuova, creativa, che andasse un po’ fuori dallo schema delle manifestazioni tradizionali del movimento omosessuale. Si respirava la sensazione di partecipare a un fatto un po’ storico perché si è trattato della prima volta che le coppie omosessuali si son presentate pubblicamente e, sempre pubblicamente, hanno manifestato la loro affettività attraverso il bacio e attraverso l’esserci in piazza con il proprio compagno, con la propria compagna. Da questo punto di vista la manifestazione assume una connotazione che possiamo definite, tranquillamente, storica. Tra l’altro mentre noi stavamo facendo il Kiss2PaCS a Roma, negli USA, a S. Francisco, migliaia di coppie gay erano in fila per sposarsi al municipio. Siamo di fronte a un fenomeno che non è solo italiano ma ha assunto una caratterstica mondiale. Questa è stata una manifestazione importante perché innanzitutto ha fatto vedere che esistono le coppie omosessuali e la visibilità di coppia – insieme alla visibilità dell’omosessualità – è un elemento centrale per la conquista dei diritti.
Aurelio Mancuso, tu che sei uno degli organizzatori della manifestazione di sabato scorso, potresti dirci che partecipazione c’è stata? E, se hai i dati, quali zone d’Italia hanno partecipato di più?

La partecipazione è stata ben distribuita in tutto il territorio nazionale. Ho visto che c’erano gruppi organizzati da Torino, da Milano, dal Triveneto, dall’Emilia, ma anche dal Sud, da Napoli, dalla Calabria, dalla Puglia… C’è stata una partecipazione abbastanza considerevole da tutte le parti d’Italia. E questo è un dato molto importante per la manifestazione perché sta a significare che essa è stata capita come un’occasione per esserci tutti. Non ho notato una predominanza di una zona rispetto ad un’altra. Si è trattato di una manifestazione emozionante in una piazza piena: senza dubbio desiderio di molti era quello di festeggiare insieme S. Valentino, per entrare nel Guinness dei Primati, per il bacio pubblico… ma anche per dimostrare che siamo visibili e che la questione della legge sul PaCS sta a cuore veramente a tutti.
Alessandro Zan, coordinatore nazionale della campagna “Un PaCS avanti”, sembra che ci sia stata una guerra di numeri sulla partecipazione… ma alla fine ci siamo entrati o no nel Guinness dei Primati?
Bisogna presentare tutta la documentazione all’organizzazione del Guinness. Nel frattempo ci sono state altre manifestazioni simili che hanno visto l’annunciazione di record più o meno credibili in giro per il mondo (dal Brasile, al Cile, a Manila). Il Guinness riconosce il record solo nel momento in cui viene certificato da un pubblico ufficiale. Vengono seguite con rigore e scrupolo delle modalità precise per identificare, in un certo senso, le coppie che erano presenti e che si sono baciate contemporaneamente. L’identificazione avverrà non solo attraverso i numeretti che ogni coppia aveva, ma anche attraverso delle telecamere che inquadravano la piazza e che possano testimoniare visivamente la verosimiglianza di quanto dichiarato.

Si è trattato di 1705 coppie, 3410 persone che si son baciate contemporaneamente. Per il momento noi siamo entrati nel Guinness, o meglio siamo candidati, con altre città, a entrare nel Guinness dei Primati. Le altre città che sono in gara, comunque, non si presentano per il bacio di coppie omosessuali, come abbiamo fatto noi. Abbiamo annunciato il record mondiale perché ci riferiamo a quello ufficiale. Ora bisognerà capire se la nostra certificazione e documentazione verrà riconosciuta come record mondiale per numero di coppie che si son baciate in pubblico contemporaneamente.
On. Grillini, c’è stata una mancanza di attenzione all’evento da parte dei media. Secondo lei perché?
Questo è un dato rilevato da molti. Le ragioni sono diverse. In primo luogo perché purtroppo ci sono state due notizie che hanno coperto l’evento. La prima, sul piano politico, è stata l’assemblea dell’Ulivo che è stata decisa dopo che noi avevamo stabilito la nostra manifestazione. La seconda notizia è stata la morte di Pantani e quindi il giorno dopo i quotidiani erano occupati completamente da queste due notizie. Se noi avessimo avuto la fortuna di una giornata priva di notizie rilevanti, la nostra iniziativa avrebbe avuto un impatto ben maggiore. Poi, molto probabilmente, dobbiamo tener presente che in Italia ormai abbiamo un’informazione di regime. Nel mio intervento alla Camera, a notte fonda, in questo momento nel quale stiamo facendo ostruzionismo contro la legge che proproga Rete4 e che fa sostanzialmente gli interessi di Silvio Berlusconi, ho denunciato quelle che tra l’altro sono le conseguenze del regime del monopolio informativo e che ormai mi pare che siano evidenti a tutti: e cioè il fatto che dovendo compiacere la gerarchia ecclesiastica spesso la notizia sull’omosessualità viene letteralmente censurata. Secondo me l’elemento della censura voluta era del tutto evidente. Tra l’altro TG5 ha dato notizia del bacio di Manila, del matrimonio di San Francisco dicendo poi che manifestazioni analoghe si son svolte nel resto d’Europa. E questo non era vero: c’era solo Roma con il Kiss2PaCS. Quindi mi pare che in questo caso si debba parlare assolutamente di censura. Il giorno dopo, comunque, tutti i giornali nazionali ne hanno dato notizia, alcuni anche in poche righe. Ribadisco che più che sulla stampa nazionale il vero problema è stato sui mezzi radiotelevisivi. La7 ha fatto un servizio, sia pure nel telegiornale della notte, come anche RaiNews24.
Alessandro Zan, come ha sottolineato l’on. Grillini la manifestazione è stata importante ma, purtroppo, altri eventi ne hanno oscurato, in un certo senso, la copertura mediatica. Sembra quasi che ci sia stata una certa censura… Quali sono le tue reazioni all’assenza di quest’attenzione da parte dei media?
Di certo ci sono state delle contingenze negative per la risonanza e la visibilità mediatica della manifestazione. Una di queste è stata proprio la convention dell’Ulivo, che ha rappresentato per i media una grande finestra di importanza politica-mediatica che si contrapponeva, in qualche modo, alla festa dei dieci anni di Forza Italia. Però, la manifestazione che è la prima in Italia e che ha visto così tante coppie baciarsi in pubblico, era di per sé interessantissima per la stampa. Vorrei sottolineare che c’è stato un interessamento forte da parte della stampa estera: le TV spagnole, la BBC, altre emittenti europee hanno ripreso la notizia evidenziandola come un evento nuovo e importante per la politica italiana. Si può parlare, certo, di una palese censura, dovuta da un lato ai rigurgiti di oscurantismo che caratterizzano questo governo, ma anche, credo, per una volontà di non essere scomodi per la lista unitaria. Cioè la lista unitaria di Prodi voleva quel giorno sancire la propria legittimità politica, attraverso un’operazione di unità tra le forze della coalizione. E siccome nella lista unitaria c’è una forte componente cattolica che per questi temi etici ha espresso più volte un no forte e deciso, in un certo senso non si è voluto dare fastidio a chi in questo momento preferisce tacere su questi temi, che sono considerati scomodi, a vantaggio di un’unità politica. Il nostro movimento, l’Arcigay in primis ma anche tutto il movimento GLBT in Italia, deve essere percepito dagli omosessuali in particolare, ma anche da tutti i cittadini, come movimento autonomo che è disposto anche ad andar contro la propria area politica di riferimento, quando questa non affronti in modo chiaro e concreto la questione dei diritti civili. Se la lista unitaria non dovesse spendere alcuna parola chiara, precisa in merito alla questione dei diritti civili è dovere del movimento omosessuale prendere le distanze da essa ed assumere un atteggiamento autonomo, nel senso di indirizzare il consenso del movimento verso quei partiti, verso quegli schieramenti che ci sosterranno in modo chiaro ed inequivocabile.
Aurelio, quali sono i tempi per la consegna delle firme alla Camera e al Senato?
Per ora la raccolta continua. Decideremo nel prossimo periodo quando consegnare le firme. Ci sono molte città, infatti, come anche molti enti, che continuano a chiederci sia di raccogliere firme, sia di partecipare ad iniziative… C’è un dopo-manifestazione che è davvero molto importante, perché la campagna sta proseguendo. Decideremo fra qualche tempo quando dare lo stop e portare le firme in Parlamento.
Per concludere, on. Grillini, che delucidazioni ci può dare sull’iter parlamentare della legge?

È stata chiesta la calendarizzazione in commissione (in quota opposizione: le opposizioni, cioè, hanno il diritto di chiedere che siano messe all’ordine del giorno il 20% delle leggi che vengono discusse in Parlamento): quindi in commissione la discussione partirà. Purtroppo le aspettative di un rapido esame della legge e di una sua rapida approvazione sono molto basse. Già questo Parlamento ha una maggioranza parlamentare di centro-destra fortemente venata dal clericalismo, con tratti addirittura fondamentalisti, e ha già bocciato alcune leggi come il divorzio breve, o ha approvato leggi (come quella sull’inseminazione assistita) fortemente limitative della libertà personale e grandemente invasive dello Stato nella vita privata e nelle scelte dei cittadini. Da questo punto di vista, dunque, non c’è spazio per un eccessivo ottimismo. Tuttavia abbiamo voluto lo stesso far cominciare l’iter parlamanetare di questa proposta di legge, perché la discussione legislativa sia parallela alla discussione nel Paese. Una proposta di legge passa, secondo me, con tre elementi fondamentali. Il primo – che è il più importante e il più diretto – è quello dell’approvazione parlamentare. Il secondo è quello di un fortissimo sostegno popolare alla proposta (come quello che si sta facendo con la campagna Kiss2PaCS). Terzo modo per ottenere una legge è quello della giurisprudenza: cioè un lavoro sulla dottrina, sulle facoltà di giurisprudenza, unitamente ai docenti e agli studenti di diritto per quel che riguarda il livello teorico e, poi, soprattutto nei tribunali ai quali moltissime coppie di fatto si stanno rivolgendo per questioni inerenti alla loro vita di coppia. Io credo che anche da questo punto di vista potremo aspettarci delle sorprese per un contributo molto importante affinché tale legge passi. Un’ulteriore strada sarà quella di un’Europa unita a venticinque, dove, prima o poi, sarà necessario un’omogeneizzazione delle normative da questo punto di vista. E poiché in Europa la maggioranza dei Paesi ha già approvato leggi di questo tipo, è molto probabile che, presto o tardi, l’Italia sarà costretta a provvedere in tal senso. Però, a mio parere, non dobbiamo aspettare l’imposizione dell’Europa, ma dobbiamo fare in modo che su questo terreno ci sia una legge prima che ce la impongano.

di Roberto Russo

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