Battista: “Outing da terroristi”. Patané: “Vogliamo diritti”

di

Botta e risposta sull'outing tra l'editorialista del Corriere della Sera e il presidente di Arcigay, che pure resta contrario. L'uno parla di "terrorismo", l'altro si appella all'uguaglianza mancata.

1877 0

Botta e risposta tra Pierluigi Battista, editorialista del Corriere della Sera, e Paolo Patané che risponte al duro pezzo pubblicato ieri dal quotidiano milanese a firma del giornalista con una lettera aperta.

 

Usa toni che non lasciano scampo a interpretazioni, Battista, definendo "terroristi" coloro che fanno outing delle celebrità (siano esse politiche o del mondo dello spettacolo). Secondo l’opinionista, infatti, "credono (gli autori dell’outing annunciato per venerdì prossimo, ndr), in questo modo, di condurre una crociata contro l’ipocrisia, ma lavorano all’ingrosso per ridurre la libertà. Pezzetto dopo pezzetto, fino alla sua consunzione. La libertà di dire o di nascondere. La libertà di vivere la propria condizione sessuale senza che il mondo pubblico eserciti il suo controllo occhiuto e intimidatorio. Senza che il tribunale pettegolo e spietato dell’opinione pubblica sia messo a conoscenza di ogni segreto e di ogni zona della vita di ciascuno deliberatamente tenuta nella discrezione e nella penombra".

"Spioni che fanno del male", questo sarebbero, secondo Battista coloro che stanno dietro alla presunta lista di nomi di politici gay non manifesti che dovrebbe diventare pubblica a giorni, "terroristi" perché "spargono terrore e angoscia. Massacrano le loro vittime con la scusa di fare loro del bene" e che "non conoscono il rispetto delle persone, dei loro diritti, della sfera privata inviolabile che dovrebbe essere tutelata", il tutto in nome del "mito tribale della trasparenza".

A Battista risponde, come detto, Paolo Patané in qualità di presidente di Arcigay, che pure si è detto contrario all’annunciata operazione outing.

"Condivido alcuni spunti importanti della sua riflessione sull’outing dei personaggi pubblici omosessuali e sul grave rischio di introdurre un principio di scardinamento della libertà delle persone" scrive Patané ricordando come l’associazione abbia espreso "una posizione severa" in merito.

Ma non tutto del pensiero dell’editorialista è condivisibile, nemmeno da chi è contro l’outing. "L’orientamento sessuale, sia esso eterosessuale o omosessuale, non è solo sesso e non è solo un fatto privato – continua la lettera di Arcigay -. Quando si esce dalla sfera del mero comportamento sessuale e si entra nella sfera dell’orientamento, infatti, cominciano a rilevare molte cose uguali per tutti allo stesso modo, per i gay, le lesbiche gli etero e le persone transessuali: ovvero l’amore, l’essere coppia e famiglia, l’avere figli, il lavoro, la salute e vedersi riconosciuti diritti, doveri, reciproci sostegni e dignità sociale e giuridica". L’uguaglianza, insomma, sancita dalla Costituzione, ma disattesa dalla classe politica di questo paese, almeno per quanto riguarda i diritti delle persone e delle coppie lgbt.

"Questo ‘diritto alla luce’ per le persone transessuali ed omosessuali è un principio di civiltà che l’Italia ancora sconosce – sottolinea Paané -. La politica nostrana, mentendo, ne attribuisce vigliaccamente l’assenza alla sensibilità sociale anziché a se stessa e alla propria inconsistenza. Esiste invece il dovere di una classe dirigente di consentire la visibilità pubblica di ogni identità e la crescita e il cambiamento di un Paese nell’equità e nell’ eguaglianza, senza finti alibi, e contro ogni disparità". La lettera, infine, si chiude con una citazione di Benjamin Constant: "La volontà di tutto un popolo non potrebbe comunque rendere giusto quello che è ingiusto".

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...