Divieto sangue, Policlinico: “Accettiamo solo gay casti”

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Il Policlinico di Milano, al centro di una polemica per il divieto di donazione da parte di ragazzi gay spiega la sua posizione rincarando la dose: "Se venisse...

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Il Policlinico di Milano torna sul tema per fare chiarezza sulla vicenda di un ragazzi gay che nei giorni scorsi avrebbe provato, senza successo, a donare il sangue al Policlinico, segnalando il caso alla stampa. E, in una nota, spiega che dietro questa scelta non vi è "nessuna discriminazione, solo un principio di estrema cautela". "In Italia – spiega Maurizio Marconi, direttore del Centro trasfusionale e di immunoematologia del Policlinico – ci siamo adeguati a norme che in altri Paesi sono legge: non si tratta di una discriminazione, perché donare il sangue non è un diritto ma un dovere civile, un’opportunità perseguibile in base a un’idoneità stabilita da criteri fondati sulle evidenze scientifiche".

Solo gay casti – Inoltre, spiega il Policlinico, "un maschio

eterosessuale che subisca una violenza da parte di un altro maschio verrebbe comunque escluso permanentemente dalla donazione, e viceversa un maschio omosessuale che non avesse mai avuto rapporti sessuali verrebbe ammesso alla donazione di sangue". La normativa europea relativa ai criteri di selezione dei donatori di sangue (Direttiva 2002/98/CE) prevede tra i motivi di esclusione permanente dalla donazione "il comportamento sessuale ad alto rischio di contrarre gravi malattie infettive trasmissibili con il sangue", ammettendo però che non definisce quali siano questi comportamenti; la stessa considerazione vale per le sospensioni temporanee conseguenti a comportamenti sessuali a rischio. La normativa nazionale (DM 3 marzo 2005) ha adottato quella europea, ma a differenza della maggior parte degli altri Paesi dell’Unione che hanno definito in modo esplicito i comportamenti sessuali a rischio e ad alto rischio, le autorità italiane non si sono espresse in modo istituzionale sul significato da attribuire a queste espressioni, lasciando al medico il compito di valutare l’idoneità di una persona alla donazione.

Normative degli altri paesi in disaccordo – "In assenza di riferimenti

normativi nazionali – spiegano gli esperti del Centro trasfusionale – è inevitabile riferirsi ai dati epidemiologici relativi al rischio di contrarre infezioni virali associato a particolari comportamenti sessuali e alle normative e indicazioni che altri Paesi hanno adottato in materia a seguito di questi stessi dati epidemiologici". "Tutti concordemente escludono permanentemente coloro che hanno avuto rapporti sessuali a pagamento – aggiungono gli esperti – mentre per ciò che concerne i rapporti omosessuali maschili vi sono delle discordanze. Gli Stati Uniti, il Canada, la Germania, la Francia, il Belgio, la Finlandia, l’Irlanda, il Lussemburgo e il Portogallo escludono permanentemente coloro che anche una sola volta nella vita hanno avuto rapporti omosessuali; l’Australia, l’Inghilterra e la Svezia prevedono una sospensione temporanea di un anno dall’ultimo rapporto omosessuale; la Spagna prevede una sospensione di un anno, poi ridotta a sei mesi, dall’ultimo rapporto omosessuale, a meno che non si tratti di una coppia fissa".

La donazione, conclude Marconi, "è un dovere civile, e va fatta rispettando certe condizioni. E malgrado i test per analizzare il sangue siano sempre più raffinati non danno la certezza assoluta dell’assenza di patologie. Noi dobbiamo tutelare ad ogni costo la salute del malato: il nostro è un principio di estrema cautela, non di discriminazione".

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