POTERE TRANS IN NUOVA ZELANDA

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Esclusiva: parla Georgina Beyer, prima transessuale al mondo ad essere stata eletta prima sindaco per poi entrare anche in Parlamento. Dalla strada ai centri sociali fino alla politica.

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WELLINGTON – Il caso Georgina Beyer è uno di quelli che a prima vista possono far dire: vabbe’ queste cose succedono soltanto all’estero, una transessuale in parlamento, ma figuriamoci… Forse è vero, almeno per il momento. Tuttavia anche nel nostro paese abbiamo già dei parlamentari apertamente omosessuali e le recenti elezioni regionali con l’affermazione a sorpresa di Nichi Vendola delineano una tendenza all’apertura verso incarichi anche di altro genere per esponenti della comunità LGBT. Non perché si debba eleggere qualcuno solo perché è gay o lesbica, ma perché è tempo che finisca il precetto per cui NON si deve votare per qualcuno solo per il fatto che lo sia.

Nel caso dei transessuali la vicenda umana di Georgina Beyer (in foto con Lucy Lawless, l’attice che interpreta Xena) è esemplare: nata nel 1957 da genitori Maori, è già nel guinnes dei primati per essere stata la prima transessuale al mondo ad essersi conquistata prima la poltrona di sindaco, dal 1995 al 2000, e poi quella di parlamentare. Ha scritto una biografia intitolata “Change for the better” nella quale ricostruisce la propria storia non nascondendo neanche le pagine meno gloriose, come i giorni della vita di strada per accumulare i soldi necessari all’operazione. Recentemente proprio nel parlamento neozelandese si è impegnata a fondo nell’approvazione della nuova legge sulle Unioni Civili, che entrerà in vigore a fine aprile. Una grande conquista per l’affermazione del principio di uguaglianza e della quale non potevamo non chiederle.

Come si è sviluppato in Nuova Zelanda il dibattito per introdurre le unioni civili aperte anche alle persone dello stesso sesso?

Georgina Beyer(in foto con il Primo Ministro Helen Clarke): Piuttosto bene direi. Tutti i parlamentari erano lasciati liberi di esprimere un voto secondo coscienza. L’unione civile fornisce un’alternativa che, sebbene chiamata in modo diverso, fornisce esattamente gli stessi diritti dal punto di vista legale di un matrimonio. L’argomento principale di chi si opponeva naturalmente era che l’unione civile è equivalente al matrimonio e dunque ne sminuisce lo status, ritenendo che il matrimonio sia l’unico legittimo passaggio attraverso cui si costituisce una famiglia, pensiero che mi trova in sommo disaccordo. Il matrimonio attraverso i secoli ha dimostrato abbondantemente di poter essere inaffidabile e non sempre il più solido fondamento sul quale poter far crescere i figli. Ma è vero dire che solo l’unione tra un uomo e una donna può produrre una discendenza, cosa che può essere messa in discussione solo dalle moderne tecniche di fertilizzazione a cui si può magari ricorrere. Premesso questo non concordo affatto con chi considera le unioni tra due persone dello stesso sesso come “meno famiglia” delle famiglie eterosessuali. Il problema sta solo nell’aborrire moralmente il fatto che ci potrà essere un altro tipo di unione legalmente riconosciuta, alternativa (non sostitutiva) del matrimonio. Le unioni civili non avranno alcun effetto sulle coppie sposate. Se sei una persona che è sposata il giorno dopo che sarà entrato in vigore il nuovo codice non ci sarà niente di diverso che potrà avere effetto alcuno, neanche minimo, sul tuo matrimonio.

Un dibattito che sta avvenendo in varie democrazie: l’unione civile è davvero equivalente al matrimonio?

Su questo punto anche all’interno della comunità lgbt ci sono pareri diversi: per molti la formula dell’unione civile è ritenuta sufficiente mentre altri aspirerebbero ad ottenere il vero e proprio “matrimonio gay“. Coloro che dicono che solo col diritto al matrimonio saremo veramente e definitivamente uguali partono dall’assunto che il matrimonio è senza ombra di dubbio il solo ed assoluto metodo attraverso cui si può avere solennemente riconosciuta una relazione, ed io francamente non sono molto d’accordo su tutto ciò. Rispetto il matrimonio per ciò che ha significato per la civiltà ma vediamo di non dimenticare che nel corso della storia ha avuto a che fare soprattutto con le proprietà, i soldi e i diritti ereditari. È solo in tempi relativamente recenti che il matrimonio è diventato di più di ciò che era stato per tanto tempo.

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Veniamo alla sua vicenda. Com’è avvenuto il suo ingresso nell’arena politica?

Ero disoccupata e attraverso un programma governativo volto all’apprendimento di cose che potevano essere utili nella vita lavorativa per due anni ebbi l’opportunità di lavorare in un centro sociale. Alcuni dei miei colleghi mi incoraggiarono a proporre il mio nome nelle liste per le elezioni dei consigli comunali: io veramente non ci avevo pensato ma qualcuno deve aver visto in me un qualche tipo di qualità che poteva essere utile nell’ambito di un’amministrazione locale. Pensai che sarebbe stato interessante partecipare a questa esperienza pubblica per vedere se potevo per così dire spingere un po’ in avanti certi limiti… una persona come me che partecipava nel processo democratico del paese. Mi sono detta: vediamo di mettere alla prova la natura umanitaria degli elettori. Il 1993 fu l’anno della mia elezione nel consiglio comunale, un messaggio chiaro dall’area rurale che rappresentavo. Nel 1995 mi fu proposto di candidarmi come sindaco del distretto di Carterton. Accettai e fui eletta con il 48% dei voti. Alle successive elezioni fui riconfermata sindaco col 90% dei voti.

La sua vicenda personale le è stata di ostacolo?

Prima di tutto credo sia importante ricordare che io sono sempre stata “out” e apertamente nota come transessuale, per cui il mio passato e la mia storia personale sono sempre stati ben noti a tutti. È una cosa importante da ricordare perché può spiegare il mio successo in politica: tutti i miei panni sporchi erano già esposti per cui coloro che mi hanno votata per un incarico pubblico sapevano esattamente chi ero, il che per me è stata un’esperienza molto liberatoria. Sono la persona che sono ma questo non mi ha impedito di intraprendere la carriera politica. In realtà c’è stato un tempo in cui mai e poi mai mi sarei sognata non dico di essere eletta ma neanche di avere l’opportunità di partecipare ad una consultazione politica, essendo non solo un transessuale ma anche una Maori, dunque membro della popolazione indigena neozelandese, il che suppongo possa essere visto come uno svantaggio in certi ambienti…

Che consigli avrebbe per i movimenti e le associazioni che operano in paesi che, come l’Italia, ancora hanno un lungo percorso da compiere sulla via della parità legale, e dunque sociale, dei propri cittadini che appartengono alla minoranza lgbt?

Di importanza fondamentale sono le leggi antidiscriminazione, che costituiscono le fondamenta sulle quali si accede a tutte le altre riguardanti i diritti civili, ad esempio quella per il riconoscimento delle unioni tra persone dello stesso sesso. Questo richiede un approccio ponderato ed intelligente in partiti già consolidati, coltivando l’arte della diplomazia. In Italia è certamente importante che abbiate dei politici apertamente gay che siano visibili e possano fare da modello, non solo per la comunità gay ma anche per costituire un “ponte” attraverso cui poter parlare al resto della società, spiegando come noi possiamo contribuire ad arricchirla. Per coloro che hanno il coraggio, l’energia e l’impegno di lottare per il cambiamento la via della politica mi sembra un passo fondamentale. È importantissima la presenza di membri del parlamento che siano apertamente gay, sono da conservare cari perché se si perdono queste figure di rappresentanza si perde anche la possibilità di dare voce alla nostra comunità in quell’importante arena. Non siamo una malattia, non siamo un disordine, siamo quello siamo e non facciamo del male a nessuno. Le opportunità ci sono per essere persone produttive e che fanno qualcosa per il loro paese, senza dimenticare che paghiamo anche le tasse per cui dobbiamo poter avere il diritto di essere cittadini a pieno titolo, dunque con pari diritti. Sono argomenti forti, sensati e convincenti, argomenti che lasciano i moralisti fondamentalisti che sono contro di noi capaci solo di argomentare con sprezzanti, illogici, nonché assai poco cristiani punti di vista.

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