VOTO GAY: MITO E REALTÀ

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La comunità omo non esiste, e non sceglie in base all'orientamento sessuale. Ma se volete usare il voto, sarà meglio pensare di darlo a un o una omosessuale....

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Non temete: non vengo a sollecitare il vostro voto per questo o quel partito, nel nome supremo del “voto rosa” e della “comunità gay”. Cioè in nome di una comunità che (per ora) in Italia non esiste e che non è in grado di proporre un progetto politico originale e sensato…
Ciò non implica però che non ci siano considerazioni da fare sul voto gay.
A iniziare dal fatto, paradossale, per cui a una comunità gay forte, solidale, capace di maneggiare efficacemente i propri voti, i nemici dei gay credono eccome.
Nel pensiero di destra esiste infatti da almeno un secolo il mito (che chiamerei “la leggenda dei Protocolli dei Savi di Sodoma“) di una “mafia gay”, che complotta ai danni dei poveri “normali” per emarginarli. Nell’economia, nella politica, negli affari, nella religione: ovunque gli omosessuali si riconoscono e si sostengono. (Quindi, conclude questo mito, gli eterosessuali devono fare le stesse cose per “difendersi”, discriminando “meritatamente” i froci…).
La realtà, come sappiamo, è diversa. La realtà gay taglia trasversalmente l’intera società, e quindi per nascita i gay vengono fabbricati in tutte le taglie e in tutti i colori… politici.
Ognuno di noi tende ovviamente (esattamente come gli etero) a condividere le idee, non degli altri gay, bensì della classe sociale, del gruppo culturale, dell’ambiente di lavoro, dell’area geografica da cui proviene o che frequenta. Altro che solidarietà monolitica.
Nessuna persona omosessuale ha mai votato in base al modo di procurarsi l’orgasmo di questo o quel candidato. In effetti, secondo uno slogan americano vecchio ma sempre valido, homosexuals vote with their class, not with their ass, cioè, “gli omosessuali votano in base ai loro interessi di classe, non a quelli del loro culo”.
Gli omosessuali privilegiati non votano certo il candidato gay che si batte contro le ingiustizie, bensì quello – di solito etero – che garantisce l’ingiustizia da cui traggono i loro privilegi. Ed è logico che sia così.
Lo stesso principio funziona alla rovescia. Quando un candidato glbt si presenta con un progetto coerente di rinnovamento (che, di solito, nasce proprio dalla sua esperienza di “diverso” e “discriminato”) e una personalità capace di attuarlo, riesce ad attirare il voto progressista anche degli etero. Soprattutto quel voto deluso che, in questi anni, ha disertato le urne, disgustato dai programmi sempre più di destra delle “sinistre”. Si tratta di quel voto che, riemerso dal nulla, in Spagna ha dato a Zapatero due milioni di preferenze in più che nelle elezioni precedenti (Aznar ha ri-preso lo stesso numero di voti), permettendogli la vittoria. Che lui ha dimostrato di meritare concedendo immediatamente le unioni civili alle coppie omosessuali.
Per farla breve, senza i voti degli eterosessuali nessuno dei deputati omosessuali dichiarati italiani sarebbe dov’è. Cioè a rappresentare non i soli interessi di froci e lesbiche, bensì quelli dell’intero Paese, etero compresi…
Ma allora, che bisogno abbiamo di candidati gay?
Direi che il bisogno c’è, eccome. Un po’ per abituare, anzi obbligare, la classe politica a confrontarsi con la realtà glbt in carne ed ossa, e non più con fantasie malate risalenti alle barzellette del collegio o della caserma.
Soprattutto, però, la necessità d’eleggere candidati glbt deriva dal pessimo lavoro compiuto dagli etero nel difendere i diritti dei gay, che nella cultura politica prevalente, tanto a destra quanto a sinistra, vengono sempre “dopo” tutto il resto: c’è sempre qualcos’altro di più importante a cui pensare, prima dei problemi delle persone omosessuali.
Da qui la necessità di fare in prima persona ciò che in mezzo secolo gli etero si sono dimostrati incapaci d’iniziare.
In base a queste considerazioni, io non vi chiederò certo di votare per un certo candidato solo perché il suo orgasmo avviene in modo simile al nostro. Io stesso non voterò certo per il gay Gianni Vattimo che ha chiesto (su “Il Manifesto”) che le armi dei soldati italiani si voltino, per portare “giustizia”, contro le truppe dell’invasore americano. Dimostrando che anche i gay dichiarati possono essere demenziali, e in-votabili, quanto un Giuliano Ferrara qualunque.
Vi chiedo però, visto che la questione omosessuale s’è finalmente estesa a numerosi partiti, di votare tenendo conto di questa novità. E di usare la preferenza per eleggere se possibile candidati gay e/o gay-friendly.
Pochissimi elettori usano le preferenze, e quindi spesso un’elezione si decide per qualche decina di voti! Impariamo quindi a usare questo strumento democratico per influenzare il risultato elettorale secondo le nostre esigenze. Gli altri lo fanno già da decenni.
Vi chiedo insomma di non votare – all’interno dell’area politica a cui appartenete, sinistra centro o destra che sia – partiti cattolici o troppo filo-cattolici, perché il cattolicesimo è un nostro nemico dichiarato, anzi, direi che è onestamente e sinceramente ed esplicitamente nemico degli omosessuali.
Esistono partiti laici tanto a destra, che al centro, che a sinistra. Mi pare più sensato votare per uno di loro, e possibilmente per un candidato o una candidata gay o gay-friendly, in modo da mandare un segnale chiaro di dissenso contro l’invadenza dell’omofobia religiosa in campo politico.
Ovviamente io auspico che l’esperienza omosessuale abbia aiutato chi mi legge a fare nella sua vita scelte radicali nella lotta contro la discriminazione, l’ingiustizia, l’oppressione. Per me è stato così, ed è per questo che voterò, pur non condividendo molti punti della sua politica (ancora impestata di stalinismo e settarismo) per Rifondazione Comunista. Perché sono convinto che nel campo dei diritti umani e della lotta per l’eguaglianza (anche economica) non sia possibile “accontentarsi”, come ci chiedono di fare troppi uomini politici di svariati colori.
Per me è inconcepibile, come gay, poter votare a destra… però io sono io, e gli altri sono gli altri.
Allora mi accontento di concludere con una semplicissima richiesta a non sprecare i nostri voti (rosa, rossi o bianchi che siano) votando per partiti e candidati omofobi.
Nel campo dei diritti omosessuali l’Italia è diventata, grazie al governo clericale di sinistra prima ed al governo clericale di destra poi, il fanalino di coda dell’Europa.
Per quanto tempo ancora dovrà esserlo?
E per quanto tempo noi voteremo senza mai mandare un chiaro segnale di protesta?
Certo, prima o poi le nostre idee e le nostre richieste prevarranno. Perché magari lentamente, magari impaludandosi, ma alla fine ogni fiume arriva al mare.
Tuttavia decidere se ciò avverrà “prima” oppure “poi” (e magari molto “poi”), dipende da noi, e dal nostro umile, ma necessario ed importante voto.
Ricordatevi di Zapatero.
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di Giovanni Dall’Orto

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