Licenziata da Disney per le sue battute omobitransfobiche, Elon Musk pagherà la battaglia legale di Gina Carano

Continua la crociata "anti-woke" del magnate di Tesla e Space X, pronto a sborsare qualsiasi cifra per promuovere la propria deriva verso la destra complottista.

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Tra una controversia e l’altra, Elon Musk sembra trovare il tempo anche per la propria personalissima crociata contro il famigerato pensiero unico.

Dopo essersi letteralmente comprato Twitter – e i suoi oltre 211 milioni di profili – per 44 miliardi di dollari, e dopo aver trasformato quella che era una delle piattaforme più utilizzate al mondo per l’informazione super partes in una camera dell’eco per estremisti, Musk torna a difendere la “libertà di espressione” di omofobi e complottisti con un’iniziativa sostenuta addirittura dall’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

La scorsa estate, il magnate di Tesla e Space X aveva infatti condiviso un post in cui offriva il proprio sostegno – morale e pecuniario – a chi fosse stato “ingiustamente licenziato” da Disney e dalle sue affiliate per aver espresso pubblicamente “opinioni discostanti dall’ideologia woke” dell’azienda”.

All’appello aveva allora risposto l’attrice Gina Carano, che a seguito delle sue esternazioni omofobe, transfobiche e apologiste dell’attacco a Capitol City, aveva dovuto lasciare il set di The Mandalorian.

Dalle parole ai fatti, oggi Musk sta effettivamente finanziando la causa legale intrapresa da Carano contro Disney, anche se per ora non si fanno pronostici sull’esito.

L’uomo più ricco del mondo, probabilmente annoiato dalle sue alte pile di dollaroni, continua a stuzzicare il proprio ego giocando al paladino della libertà di hate speech in uno dei periodi storici più delicati degli ultimi decenni. Le sue motivazioni appaiono però ignote.

Più volte il miliardario ha infatti giurato e spergiurato di non avere alcun interesse verso la politica, ma di voler semplicemente difendere il diritto alla libertà di espressione – salvo poi bandire la parola cisgender da X, categorizzandola come termine offensivo, e riammettere sulla piattaforma figure del calibro di Alex Jones – conduttore radiofonico celebre per le sue posizioni estremiste ed anti-LGBTQIA+.

La teoria del benefattore super partes sembra quindi reggere sempre meno, e un’analisi attenta dell’atteggiamento di Musk potrebbe far pensare a una vera e propria deriva a destra che il miliardario intende promuovere con tutti i mezzi (e i soldi) di cui dispone. 

Difeso dal proprio stuolo di wannabe billionaires, Musk inneggia al “carcere a vita per medici e genitori” che permettono all* propri* figli* di intraprendere percorsi di affermazioni di genere, scatena gogne mediatiche contro ex dipendenti di X solo perché gay strizzando l’occhio alla groomer theory, dà il via libera a montagne di fake news sulla piattaforma di sua proprietà e sostiene pubblicamente Ron De Santis, nonché la nostrana premier Giorgia Meloni.

A meno di un anno dalle elezioni presidenziali statunitensi – destinate, inutile dirlo, a influenzare l’intero panorama globale – Elon Musk diventa ennesimo catalizzatore del malcontento di un certo elettorato, sfruttando la propria influenza e la propria vil pecunia per perorare cause pericolosissime.

Ed è proprio qui il nodo cruciale della questione. Al di là delle motivazioni che stanno dietro all’atteggiamento del magnate, è importante soffermarsi su come una singola persona – che detiene però una fortuna equivalente al PIL del Portogallo – possa fare il bello e il cattivo tempo sfruttando il proprio potere economico per difendere l’indifendibile polarizzare il discorso politico. Mettendo così a rischio il benessere e la sicurezza di milioni di persone.

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