Performance con sodomia, scandalo Gelitin alla Biennale

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Il collettivo austriaco dei Gelitin ha presentato alla 54esima Esposizione Internazionale d'Arte di Venezia 'Some like it hot' in cui si svolgono show sessualmente espliciti. Polemica la Curia...

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Torna a far parlare di sé il collettivo austriaco Gelitin, quartetto di artisti radicali vicini all’azionismo viennese – si definiscono "dionisiaci" – e specializzati in opere e installazioni provocatorie (sculture di urina congelata, nudità esibite, atti sessuali pubblici, ecc.). Alla 54esima Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, presso il Padiglione temporaneo allestito al Giardino delle Vergini all’Arsenale, i Gelitin hanno presentato l’articolata performance Some Like It Hot ("A qualcuno piace caldo") prodotta dalla fondazione viennese Thyssen-Bornemisza Art Contemporary all’interno di ILLUMInations, la mostra collettiva – ben 82 artisti internazionali – curata da Bice Curiger.

Some Like It Hot ruota intorno a una fornace per il vetro alimentata da un’enorme catasta di legno intorno alla quale, ogni mezz’ora, si svolgono spettacoli improvvisati a cui tutti sono invitati a partecipare per "essere bellamente loro stessi", con l’accompagnamento musicale dalle sonorità vitalistiche della punk band rock newyorchese Japanther. Se, durante la vernice della Biennale, la realizzazione di alcuni manufatti di vetro colorato è passata praticamente inosservata, così non è stato per lo show di venerdì sera: un uomo di colore è stato prima ricoperto di olio dagli artisti e poi sodomizzato da un amico con una banana. Il giorno dopo la performance si è ripetuta ma con un tronco cavo recuperato nella legnaia della fornace.

"Non era affatto una performance" ha commentato un membro dei Gelitin, Ali Janka, a Corriere.it. "Questa volta abbiamo fatto davanti a tutti ciò che facciamo normalmente quando ci troviamo fra di noi a casa o in studio. Usiamo di tutto: carote, melanzane… Personalmente ho cucinato anche della pasta condendola con escrementi".

Non si è fatto attendere il commento della Curia: "Senza alcuna intenzione polemica – ha dichiarato al Corriere del Veneto don Natalino Bonazza, delegato patriarcale per i rapporti istituzionali e parroco di San Salvador – artisti come questi ci hanno annoiato e usano provocazioni estreme che se prese fuori dal contesto potrebbero persino rasentare il reato. Scandalizza vedere persone competenti e qualificate senza lavoro e invece c’è chi vive di provocazioni senza senso. Andrebbero mandati a lavorare!".

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