Il Museo della Vagina include anche le persone trans*

Il collettivo LGBTQIA+, Double Okay, porterà in scena una performance sperimentale. Di cosa si tratta?

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Foto di Jamie Mccartney
Foto di Jamie Mccartney
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Se capitate in giro per Londra, di preciso nei pressi di Bethnal Green, potreste fare un salto al Vagina Museum.

Aperto nel 2019 a Camden Town, ha subito una chiusura forzata nel 2020 a causa della pandemia, per poi tornare in gloria a Marzo 2022, il museo a cura di Florence Schechter (direttrice del museo), Zoe Williams (curatrice della parte marketing), e Sarah Creed (curatrice dell’esibizione) celebra la vulva da ogni angolazione: politica, sociale, storica, e transfemminista.

Un progetto fondato grazie una raccolta fondi di 50mila sterline e alternativa al noto museo del pene in Islanda, il Vagina Museum si pone anche l’obiettivo di ripercorrere e smantellare tutti i miti costruiti intorno la vagina, in modo da conoscerla meglio, senza confinarla in nuovi stereotipi.

Proprio questo venerdì 19 Gennaio il collettivo LGBTQIA+, Double Okay, porterà in scena una performance sperimentale dedicata alle ‘vagine, le vulve, e l’anatomia ginecologica’. Un’installazione che coinvolge chiunque abbia una vagina, indipendentemente da quello che vorrebbero dirci le TERF. Sarà un’unione di video e performance, anche provenienti dal mondo drag o del cabaret, e darà spazio al punto di vista di tantə artistə trans* e LGBTQIA+ tra Reading e Berkshire.

 

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Ollie Musson, co-founder di Double Okay, sottolinea che in questo momento è fondamentale per il Regno Unito che gli spazi culturali siano trans inclusive, mettendo al centro anche le loro esperienze, invece che il contrario: proprio lo scorso Dicembre 2023, il primo ministro Rushi Sunak ha pubblicato le linee guida ufficiali su come le scuole devono comportarsi con lə bambinə trans* o di genere non conforme. Un kit transfobico che non tutela o sensibilizza, ma limita lə giovani trans* in un clima oppressivo e controllante. Proprio per questi spazi come questi sono più urgenti che mai.

Nelle parole di Musson il loro obiettivo in quanto collettivo è creare un ambiente aperto ad ogni soggettività ma anche “concentrarsi su come le cose poossoono cambiare, diventare più tollerabili, e su come creare dei momenti di supporto e gioia”.

Lo scorso novembre 2023 Florence Schechter ha ribadito che uno degli obiettivi della mostra è sensibilizzare il pubblico anche all’endometriosi – patologia ginecologica che incontravil 10-20% delle persone con vulva, e porta ad un’infiammazione cronica soprattutto durante fasi pre-mestruali, mestruazioni dolorose, o nei rapporti sessuali, con un rischio maggiore di ammalarsi di tumore al seno e all’endometrio. Come spiega Schechter, le persone trans* o non binarie spesso non sono incluse in questa conversazione perché l’endometriosi è stereotipicamente considerato un ‘problema solo delle donne’.

Ma nelle parole di Lo Shearing, 28enne genderfluid, quel tumore non è né femmina né maschio: “Il mio tumore è un sacco di sangue dice a Xtra.

Sin dal 2017, per il Vagina Museum promuovere educazione, gioia, ed emancipazione – sfidando eterocis normatività patriarcale – è nettamente più importante di qualche ‘tweet cattivo’. Dichiarano a Pink News: “Le persone e trans sono sempre esiste e sempre esisteranno, e siamo orgoglios3 di dare il nostro spazio a Double Okay per mostrare il loro lavoro”.

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