5 modi con i quali un insegnante può rendere una classe più LGBT friendly

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Combattere il bullismo, il pregiudizio e gli stereotipi sono battaglie da portare avanti quotidianamente con accorgimenti molto concreti: ecco cosa può fare un insegnante.

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Tra poco riaprono le scuole e per migliaia di ragazzi LGBT ritorna l’angoscia di riaffrontare una una classe che, quando va bene, li ignora ma che molto spesso si dimostra ostile. Sono molte le cose che gli insegnanti possono fare per rendere la classe un luogo di accoglienza e di integrazione . Combattere il bullismo, il pregiudizio e gli stereotipi sono battaglie da portare avanti quotidianamente con accorgimenti molto concrete.

Abbiamo raccolto 5 suggerimenti da alcuni insegnanti che da diversi anni portano avanti questo battaglia culturale che, bisogna sempre ricordarlo, in Italia è pure gravata dai cattolici, che pretendono di avere il monopolio su quello che si debba fare o dire in classe.
1) Conosci i tuoi studenti uno a uno
A ogni inizio d’anno, il suggerimento è quello di far compilare un questionario con domande tipo “nome con cui vuoi essere chiamato in classe. Il questionario permette di dare una opportunità all’alunno/a di comunicare privatamente senza l’imbarazzo di essere interrogati verbalmente di fronte ad altri estranei. Meglio ancora sarebbe parlare privatamente con ogni alunno. Spesso ahimè manca sia il tempo che la motivazione da parte degli insegnanti per conoscere a uno a uno i propri alunni.
2) Non dividere gli studenti in base al sesso
Piuttosto incoraggiateli a creare gruppi misti ogni volta che si tratta di creare gruppi di studio. Esiste già un pesante condizionamento maschi vs femmine nella società e nei media. I benefici di un gruppo misto sono di gran lunga superiori di quelli dei gruppi divisi per sesso, razza, età, ecc.
3) Decostruire gli stereotipi
Gli adolescenti assorbono in modo quasi incredibile gli stereotipi che vivono in famiglia o nel loro ambiente sociale. Il problema è che non avendo senso critico, si comportano di riflesso, deridendo ragazzi coi capelli lunghi o ragazze troppo maschili nell’aspetto. Se è un compito ineludibile per un insegnante combattere il bullismo, è anche importante provare a sfidare gli studenti nelle loro convinzioni, con provocazioni del tipo: “chi ha stabilito che un ragazzo non possa avere i capelli lunghi? e che una ragazza non possa vestirsi in jeans e maglietta invece che in gonna?”. I ragazzi assorbono come spugne i modelli comportamentali stabiliti dagli adulti. Lo sa bene la Chiesa Cattolica che da sempre cerca di avere il monopolio della istruzione di bambini e adolescenti, un motivo ci sarà.
4) Condannare gli insulti omofobi
Trovate il tempo (e il coraggio) di spiegare perché prendere in giro un compagno gay o fare battute sui gay è da evitare. Gli studenti amano dare del finocchio a chiunque, dai compagni di classe agli estranei. Non ha molto senso reprimerli o mandarli dal preside o interpellare i genitori (dai quali probabilmente hanno imparato che è normale un simile linguaggio). Piuttosto è meglio parlare con loro in privato: ad esempio, chieder loro conto di cosa significava quella frase o che significato ha dare del frocio a qualcuno. Spesso salta fuori che gay o frocio è un sinonimo di qualcosa che a loro non piace, una cosa ridicola o non figa. E’ importante che capiscano che quella parola usata in quel contesto può far star male altre persone. Esistono decine di casi di suicidi di adolescenti, ogni anno, in Italia, di ragazzi che vengono offesi, spesso anche in senso omofobo. Punire dei ragazzi per qualcosa senza che ne capiscono la malvagità facilmente non cambierà il loro comportamento.
5) Siate una risorsa per i vostri alunni
Ricorderò sempre un supplente di lettere in prima superiore che, dopo una sola giornata passata in classe, mi prese da parte e mi disse “Non vergognarti di quello che sei. Mai”. Una frase così resta impressa per sempre. E se parlare di personaggi LGBT in classe è un’impresa, questo non significa che non possiate essere un punto di riferimento, anche da eterosessuali convinti, per ragazzi e ragazze omosessuali che non hanno nessuno a cui chiedere aiuto.
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