Simon Dunn: “Vi spiego perché siamo in pochi a fare coming out nello sport”

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Il bobbista gay più famoso al mondo parla, in esclusiva, del suo coming out, della sua singletudine e del perché molti sportivi hanno paura a dire: "sono gay!".

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Vuole sapere perché molti sportivi non hanno il coraggio di dichiararsi gay? Bene: glielo spiego io!”. Inizia così la mia conversazione con Simon Dunn, meglio conosciuto come il primo bobbista gay nella storia dello sport. Che poi, a dirla tutta, oltre ad essere un campione a livello mondiale nel bob, lo è anche nel rugby. Intorno a lui girano grossi numeri. Le sue pagine social pullulano di seguaci, ma di chi sarà il merito? Delle sue performance sportive o di certe foto hot? Tra una domande l’altra, Dunn parla della sua attuale situazione sentimentale, del perché di certi scatti, ma anche del perché di quelle due grosse tigri tatuate sulle sue cosce…

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Come si sente ad essere il prima bobbista gay nella storia del sport?

È sicuramente un grandissimo onore, ma allo stesso tempo son più che certo di non essere assolutamente il primo gay, a rappresentare il proprio Paese, in questo sport. Piuttosto, sono il primo ad essermi dichiarato. Spero di aver incoraggiato e d’incoraggiare ancora, con il mio coming out, tutti gli atleti, perché non c’è cosa più bella di essere se stessi.

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Cosa l’ha spinta a voler parlare, al mondo intero, della sua omosessualità?

Non ho mai avuto il bisogno di nascondere nulla. Sono uscito di casa quando avevo sedici anni ed è avvenuto tutto in modo molto naturale.

Ha mai conosciuto altri sportivi gay?

La verità? Sì, ma si contano davvero sul palmo di una mano! Oltre a praticare bob, sono anche un giocatore di rugby ed entrambi sono due sport, nell’immaginario mondiale, molto maschili; quindi, almeno in queste discipline è raro incontrare qualcuno apertamente gay. Spero solo che le cose possano cambiare.

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Si è mai chiesto il perché di così pochi sportivi gay dichiarati?

L’ambiente sportivo, normalmente, non è molto aperto con il mondo LGBT e magari si ha anche paura delle reazioni dai compagni di squadra. Ma sa qual è il motivo principale? Il rischio di perdere gli sponsor!

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Ha gareggiato nelle olimpiadi omofobe di Sochi. Ha mai ricevuto minacce per la tua condizione sessuale in Russia?

In tutta sincerità non ero a Sochi. L’hanno scritto in molti, ma io ho iniziato la stagione successiva. In Russia hanno scritto diversi articoli per denigrare la mia condizione sessuale, ma non mi hanno scucito nulla, neanche una lacrima.

Oggi è fidanzato?

No, ahimè non ho ancora trovato l’uomo giusto. Sono single da cinque anni; non ho molto tempo a disposizione e poi le dirò: sono davvero molto esigente!

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Negli ultimi anni è diventato ancora più famoso per alcuni scatti hot. Vanità o Social Business?

È tutto social business (ride, ndr)! Ho notato che le persone sono più attente al mio aspetto, piuttosto che allo sport che pratico. Mi rendo conto che se utilizzo nel modo giusto i social, posso dare una mano, nell’immaginario collettivo, a tutti gli sportivi, ma soprattutto a far capire che anche un gay può diventare un atleta e praticare sport molto maschili.

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Non ha paura che un suo ipotetico fidanzato, possa ingelosirsi di certi scatti a tinte hot?

No, non credo…

Com’è la vita gay in Australia?

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Amavo la vita gay in Australia. Oramai vivo in Canada. Il Paese, politicamente, resta ancora un po’ indietro, rispetto a chi ha il matrimonio egualitario e la possibilità di adottare.

Pensa che in Italia ancora non esiste una legge contro l’omofobia..

Sono davvero dispiaciuto.

Senta: ma perché si è tatuato due tigri sulle cosce?

Sono un piccolo omaggio a mio nonno che non c’è più. In più le uso come un qualcosa di motivazionale.  Il mio sport richiede velocità, tanta, e aggressività e chi meglio di una tigre? Anzi: due!

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