DARK SEX

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Speciale Bareback 4. Storia di Emanuele, 25 anni, che fa sesso senza protezione. "E' più forte di me", dice. E crede che il virus Hiv sia solo un'invenzione.

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Emanuele ha 25 anni, vive a Monza, ha studiato relazioni pubbliche e sta per laurearsi in sociologia. Emanuele è un barebacker, un gay che ama praticare sesso senza precauzione. Sesso di qualunque tipo. La sua testimonianza conferma una terribile e pericolosa tendenza in atto: quella di ignorare le più elementare regole di prevenzione anti Aids, convinti che sia tutta un’invenzione.

Emanuele, qual’è la tua situazione sierologica? Sei positivo o negativo all’hiv?

Credo di essere sieronegativo, l’ultimo test l’ho fatto a gennaio, era il periodo che avevo sempre la pressione bassa, e il mio medico mi ha suggerito un esame del sangue. Ho voluto anche fare quello dell’Hiv, ma l’avrei evitato.

Ti informi della situazione sierologica del tuo partner prima di avere un rapporto sessuale con lui?

No, e non lo farei mai. Devo dirti con tutta sincerità che, ora, non mi interessa sapere in alcun modo il mio o l’altrui presunto stato sierologico, e tanto meno sottopormi a un test o richiedere un documento a qualcuno che mi dica se posso farci sesso. Sarebbe squallido.

Non ti è mai capitato che qualcuno ti comunicasse spontaneamente di essere sieropositivo?

No. Direi che comunque non sono interessato.

E se tu fossi hiv+, informeresti della tua sieropositività i partner?

Se fossi sieropositivo probabilmente non sarebbe una cosa importante per me.

Quando hai cominciato a praticare il barebacking?

Circa quattro anni fa, fondamentalmente perché ero attratto da fantasie sessuali comprendenti lo sperma. Andavo nei locali e nelle dark room a fare pompe con ingoio, era più forte di me. Lo faccio anche adesso, solo che si sono aggiunti pure i rapporti anali, diciamo che trovo parecchi ragazzi a cui piace farlo senza condom. Ti dirò, ho iniziato credendo che prima o poi sarei diventato sieropositivo, o che avrei contratto qualche altra cosa, ma invece devo dire che sono ancora in piena salute.

E’ una sfida mortale, una roulette russa, non credi?

Il barebacking è il sesso naturale come si è sempre fatto. Io non vado a sfidare nessuno; se lo facessi per sfida, andrei con i sieropositivi, ma io non li cerco appositamente. Non è una sfida senza basi etiche e morali, non è certamente una sfida all’Aids! E non è nemmeno ignoranza (o superficialità), perché è vero che mi piace il bareback, che mi piace il sesso orale con lo sperma in bocca e altre cose, ma ho cercato le informazioni che mi servivano, prima di dire che probabilmente non era poi così pericoloso farlo.

Quindi per te vale la pena di rischiare?

Certo, eccome. Certamente. Se noi pensiamo al modo naturale di fare sesso, è sempre stato senza preservativo, e quindi è sempre stato "a rischio". Poi rappresenta un modo per essere trasgressivo: dal momento che tutti ci dicono di non fare sesso, di usare il preservativo e di essere monogami, è chiaro che questa diventa una trasgressione.

Ti è mai capitato di avere rapporti protetti? Come li giudichi?

Stupidi, se si vuole prevenire l’Aids. Utili, nel caso di alcune altre malattie, ma non tutte. Il preservativo è assolutamente superfluo se si vuole impedire la trasmissione di alcune delle più famose e antiche malattie veneree. Anche il preservativo perciò ha subìto un allargamento del "significato comune", grazie a delle strategie di comunicazione implementate sul seguente concetto, diffuso ovunque: Aids = morte; Condom = vita. Tanto valeva sfruttarlo.

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Quanto è diffuso, secondo te, il barebacking in Italia?

Non tanto, ma nel resto del mondo credo che sia un processo ormai iniziato da tempo, diffuso e valutabile come irreversibile.

Ritieni che ci sia sufficiente informazione sull’Aids?

L’informazione c’è. Fin troppa. Direi nauseante. E’ quello che si dice che ha poco senso. Non credo minimamente all’idea di Aids come grande, irreversibile epidemia: una realtà gonfiata a dismisura e instillata nel cervello delle persone a partire dagli anni ’80. Ho letto molti libri sull’Aids, scritti da scienziati, giornalisti, dottori, ecc. La mia visione è inoltre completata e migliorata dall’esperienza in marketing e strategie di comunicazione che possiedo. In base alle informazioni scientifiche che ho potuto raccogliere in tutto questo tempo (e sono tante), ahimè, non ho altra scelta che ritenere il fenomeno Aids semplicemente un grande, immenso, scandaloso business, fondato su un quanto mai enigmatico virus, l’HIV. Non esiste alcun documento scientifico che provi l’esistenza di un virus di nome HIV. L’ho chiesto a funzionari di associazioni italiane, francesi e svizzere. L’ho cercato ovunque, e sono sempre della stessa opinione: quando qualcuno mi porterà uno studio scientifico che dimostri qualcosa, nero su bianco, potrò cambiare idea. E la stessa cosa vale per chiunque riesca a dimostrare che tale fantastico virus produca, a breve o lungo termine, una sindrome chiamata AIDS. La costruzione sociale della realtà non ha limiti.

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