Alba Parietti: “Oggi lotto per le trans, le più discriminate dalla società”

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A 56 anni e un giorno Alba fa coming out e parla delle sue ossessioni, delle sue battaglie e del perché della sua passione per il mondo trans.

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Se il termine iconica non fosse così inflazionato, sarebbe senza alcun dubbio quello più giusto per Alba Parietti. Oggi, a 56 anni e un giorno, l’Alba della tv italiana si gode un momento di relax dopo un periodo televisivo molto intenso tra discussioni e prime serate targate mamma Rai. Dopo esser stata madrina e guest star del Gay Pride di Genova, Alba ci parla del suo passato, ma anche del presente, del futuro e dell’ideale per cui lotterà sempre: la libertà!

Perché ha accettato di partecipare al Gay Pride di Genova?

Perché in primis mi è stato chiesto dalla comunità di San Benedetto di essere la madrina di quest’edizione. Sono da sempre in prima linea contro le discriminazioni e poi, se devo dirla tutta, personalmente devo molto al mondo gay. In un periodo particolarmente difficile e delicato, dove qualcuno ha provato a togliermi la forza, io, grazie a loro, l’ho ritrovata. A seguire sono anche molto legata a Genova, è una città che ho conosciuto bene grazie alla mia amicizia speciale con Don Andrea Gallo.

Che poi, a pensarci bene, non è la prima volta che supporta il mondo omosessuale, o sbaglio?

Non sbaglia. Ogni anno, in qualche modo, cerco di esserci. Lo scorso anno ero a quello di Torino e quest’anno sarò a quello di Genova sul carro delle trans.

Perché proprio su quello delle trans?

Perché le transessuali son davvero le più discriminate in assoluto! 

Su Instagram scrive, riferendosi a Don Andrea Gallo: “Ora, e sempre, la tua trans Alba.” Fa mica sul serio?

Da una parte c’era la provocazione, mentre dall’altra, c’è l’affetto per un uomo inimitabile. Andrea è stata l’unica persona con cui mi sono sentita figlia per una seconda volta.

In che senso?

Beh, con lui ho ritrovato la fede, ma anche la fiducia persa nei confronti dell’essere umano. Da lui son sempre stata ascoltata, capita e mai giudicata. Sia ben chiaro: mio padre è stato un uomo eccezionale, ma con Andrea ho riscoperto quel senso di protezione paterno. Lui, negli anni, mi ha sempre paragonata ad una transessuale. Mi diceva che entrambe rifiutavamo di appartenere, a tutti i costi, all’immagine che la società avrebbe voluto imporci. Abbiamo preferito l’identità, la nostra identità, a tutto il resto. Il mondo gay, negli anni, si è organizzato benissimo. Con la sua cosiddetta lobby è riuscito, o quantomeno sta riuscendo, a farsi valere, ma dovrebbe imparare ad aprire le sue porte realmente a tutti.

Coraggiosa a parlare della tanto temuta lobby gay…

Una sorta di lobby c’è, ed è sempre più forte! Sbaglia chi la vede in modo negativo, perché una lobby nasce dall’unione di tante persone discriminate. Non c’è nulla di mafioso quando si parla, come in questo caso, di lobby, anzi. Per lobby s’intende una fascia di protezione e cosa c’è di più bello? Veda gli ebrei, o anche gli uomini di colore. Le uniche persone che non sono riuscite a formare una lobby, purtroppo, son le trans e le donne. Le lobby aiutano, tutelato e difendono e non avranno più senso di esistere quando finiranno le discriminazioni. 

Ed è ancora importante partecipare al Gay Pride?

Una società che deride ancora le persone, non è una società risolta e il mondo transessuale, per certi versi, è ancora un tabù! Il Pride è una manifestazione di libertà all’insegna della non esclusione. Non dimentichiamo che le persone escluse dalla società, sono sempre le più deboli e indifese e io lotto con loro.

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Sempre su Instagram, scrive: “Perché la libertà è sempre in pericolo e nulla vale più di essa!” Pensa davvero che la libertà stia facendo un passo indietro?

La libertà, quando si parla di scelte, è costosissima e le trans lo sanno bene. Don Andrea mi ha sempre parlato della storia di una giovane trans di Genova, architetto, proveniente da una famiglia borghese. Nello studio dove esercitava la sua professione, un giorno, le imposero di vestirsi da uomo e lei, dall’alto della sua posizione sociale e lavorativa, lasciò tutto per inseguire il suo sogno e la sua identità. La scelta fu molto costosa, visto che fu costretta a prostituirsi, ma non c’è stata, almeno in quell’occasione, altra possibilità. 

Lei, oggi, crede davvero di essere una donna libera?

Ho pagato un prezzo altissimo per aver fatto delle scelte decisamente impopolari, ma sono felice così. Ho seguito gli insegnamenti di mio padre. Ci sono persone che hanno rischiato la propria vita per la libertà e non mi resta altro che pensare che la libertà è l’unico valore per cui vale la nostra vita. 

Il mondo gay, ad esempio, lo si può ritenere ancora oggi una minoranza?

Sicuramente lo è meno di un tempo, ma questo non vuol dire che siano finite le forme di discriminazione.

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