“MIO FIGLIO”, PARLA IL REGISTA

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In onda su Rai Uno la fiction poliziesca con Buzzanca con risvolti familiari a sfondo gay. Ne abbiamo parlato con il regista Luciano Odorisio.

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ROMA – È arrivata su Rai Uno la fiction in due parti “Mio figlio“, un insolito progetto fortemente voluto dall’attore protagonista, Lando Buzzanca, e trasmesso in prima serata dalla rete più “famigliare” della tv di stato. La prima parte, trasmessa ieri sera, è stata il programma più visto della domenica sera, con oltre 7 milioni di spettatori ed un più che ragguardevole share del 26%. Stasera, lunedì, la seconda ed ultima parte di questa vicenda nella quale Buzzanca veste la divisa del commissario di polizia Vivaldi, operativo in quel di Trieste. L’ex moglie Laura (Caterina Vertova), con la quale ha ancora un buon rapporto, è l’unica a sapere che il loro unico figlio Stefano (Giovanni Scifoni), anch’egli in polizia, è omosessuale. Quando una ragazza viene assassinata lungo una scogliera le indagini portano all’emersione della nascosta identità sessuale del ragazzo, con conseguenze anche del suo rapporto col padre… Il regista e sceneggiatore è Luciano Odorisio, che abbiamo intervistato per voi.
Com’è nato il progetto e come si è sviluppato?
L’idea del progetto è di Lando Buzzanca, che aveva questa idea fissa di raccontare la storia di un commissario di polizia che ad un certo punto della sua vita scopre che il figlio è gay. Questa era l’idea base. Lando, che tra l’altro devo dire è una persona stupenda, mi ha chiamato e mi ha coinvolto nel progetto. Io ne ero spaventato all’inizio, perché l’argomento omosessualità fa sempre paura ma per me non è un argomento del tutto nuovo perché nel mio primissimo film, che si intitolava Educatore autorizzato e vinse anche dei premi, il tema era proprio l’omosessualità in un carcere minorile. Ci ho pensato molto e poi alla fine mi sono convinto a scrivere questa storia, che ho riscritto praticamente per intero perché esisteva un copione che ho letto e poi buttato perché non mi interessava, non centrava bene il problema. Ho detto a Lando che ci avrei provato, ho scritto la storia e dopo un mese gliel’ho data. Lando mi ha abbracciato con le lacrime agli occhi e mi ha detto: «Questo era quello che volevo». Questo è il modo in cui è nata questa bella collaborazione.
Cosa la spaventava in particolare?
L’argomento certamente, che è insidioso e ci si può anche facilmente sbagliare trattandolo, ma è difficile, si può essere superficiali. Tant’è che non è che ci si cimentano in molti, casomai provano ad inserire dei personaggi gay in certe fiction poi però spariscono, forse perché non reggono, forse danno fastidio a qualcuno. Certo che farci una fiction completa è stata un bella scommessa.
Ha trovato difficoltà particolari nello scriverlo e a proporlo?
È stato come un viaggio, ho passato anche in rassegna le esperienze e le amicizie. Ho avuto un’amicizia con un padre il cui figlio è gay e l’ho utilizzata diciamo di rimando al fine di scrittura.

Trattando poi anche l’argomento del figlio gay come un diverso ognuno di noi ha qualcosa da dire, perché il diverso non è solo il gay, i diversi sono tanti al mondo, dai neri agli extracomunitari, siamo tutti diversi gli uni dagli altri. Per il proporlo devo dire che da parte della dirigenza Rai siamo stati ben aiutati e confortati dall’avallo di Saccà (che è a capo del dipartimento della Fiction Rai, ndr). Grazie a lui è stato possibile realizzare questo film, perché anche lui voleva che questo progetto andasse avanti. Ma è andato tutto benissimo devo dire, non ci sono stati conflitti con nessuno.
A che tipo di pubblico volete rivolgervi?
Ad un pubblico sensibile, un pubblico di genitori. Un pubblico che si renda conto che, comunque, non stiamo parlando soltanto dell’omosessualità ma della diversità in genere. Il film parla ad un pubblico che vuol capire e si vuole interessare al tema della diversità, cercando di comprendere. La comprensione è importante. Per quanto riguarda i genitori volevo anche mettere una scena che riguardava l’Agedo, poi però l’abbiamo tolta perché andava un po’ fuori tema forse, però c’era. Ci tenevo molto all’Agedo…
Agedo a parte ci sono altre associazioni dei genitori, come il Moige, che ultimamente hanno criticato molto qualunque programma che proponesse personaggi omosessuali in prima serata, da “Will & Grace” a “I fantastici 5”, sostenendo che sarebbero cose altamente diseducative…
Non è davvero il caso nostro, non c’è niente di riprovevole né di plateale; il nostro film non può dar fastidio a nessuno, è un prodotto molto composto e rispettoso del pubblico della prima serata. Non credo proprio che ci saranno problemi di questo genere. Poi i bigotti ci sono dappertutto e allora… Però, ripeto, non credo che avremo problemi in questo senso.
Si sono visti personaggi gay in alcune fiction prodotte in Italia. Secondo lei che immagine esce della categoria dalla televisione nostrana?
Gli altri autori e registi hanno cercato di inserire dei gay facendoli passare come dato di fatto, il che era una scelta non male devo dire, cioè davano per scontata la loro presenza, che ci sono, in una famiglia, in un corpo di polizia, nel mondo del lavoro, quindi li accettavano e li portavano avanti con le loro storie. Ci sono stati diversi esempi di gay che facevano la loro vita, senza star li a spiegare; devo dire che era una scelta anche buona, però poi sono stati depennati, forse qualcuno si è lamentato… È vero che il problema è ancora molto attuale, la volontà di allontanare i diversi è, purtroppo, ancora molto forte. Speriamo pian piano di far capire che diversi…siamo tutti noi.

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