GAY ESPULSO DA TESTIMONI DI GEOVA

Era un membro anziano della Congregazione. Aveva una relazione con un altro Testimone sposato. Poi ha deciso di non nascondersi più. Ed è stato scacciato e discriminato.

TORINO – Un giovane di 38 anni ha raccontato al giornalista Paolo Hutter per il mensile gay ‘Pride‘ la sua vicenda di Testimone di Geova che, scoprendo la propria omosessualità viene cacciato dalla congregazione. La storia è anticipata dal quotidiano torinese “La Stampa” in edicola oggi.

Leonardo Ranieri, 38 anni, ragioniere, quattro anni fa ha deciso di smettere di mentire a se stesso e di dichiarare la propria omosessualità. “Ho deciso di confessare, prima di tutto a me stesso, la mia situazione perché mi sono innamorato – racconta Leonardo – Di un altro Testimone, che però è sposato e ha deciso di non lasciare la moglie. Anzi, ha pure negato la nostra relazione, scongiurando così l’estromissione dalla comunità. Lui è rimasto, io sono stato cacciato via come un delinquente. E sono pure stato licenziato dal posto di contabile presso un Testimone”.

All’interno della Congregazione, Leonardo occupava un posto di tutto rispetto: “Praticamente occupavo un ruolo paragonabile a quello di un vescovo, ero “anziano di congregazione”, appena un gradino in meno del “corpo direttivo” che guida i Testimoni al livello più alto. Tutti sapevano quanto grande fossero la mia partecipazione e il mio amore in tutte le attività religiose, ma nessuno si è interessato a capire come stavo e cosa provavo. E invece tutti lì a etichettarmi come se avessi la peste”.

Ora, infatti, nessun Testimone può avvicinare Leonardo, pena l’espulsione immediata: “Io non posso vedere i vecchi amici, perché altrimenti sarebbero a loro volta discriminati. Soltanto con i più coraggiosi mi incontro a tarda notte oppure in altre città per non dare troppo nell’occhi. Qui a Torino sono sorvegliato, nonostante siano trascorsi 4 anni”.

Alberto Bertone responsabile delle relazioni con il pubblico per i Testimoni di Geova torinesi, ha commentato l’intervista apparsa su La Stampa: “L’importante è che si penta e torni sulla retta via. Nessuna perlessità sulla sua espulsione. Noi abbiamo provato a farlo ragionare, a farlo riflettere. A farlo pentire, insomma. Ma lui non ha voluto saperne. A quel punto era impossibile trattenerlo con noi”.

“Abbiamo delle regole che non possono essere trasgredite – aggiunge Bertone – Noi Testimoni, sulla base di indicazioni evangeliche, consideriamo l’omosessualità uno stile di vita fuori dai canoni del cristianesimo, così come l’adulterio, i rapporti extraconiugali, il furto, la droga. Diversi adulteri si sono convinti dell’errore commesso”.

Il mensile gay Pride pubblicherà nel prossimo numero un’ampia inchiesta realizzata da Stefano Bolognini sul rapporto tra Testimoni di Geova e omosessualità.

Clicca qui per discutere di questo argomento nel forum Religione.