Il primo matrimonio egualitario transnazionale celebrato via Skype

Nove coppie gay italiane, un sindaco belga e un collegamento via Skype. Il primo matrimonio egualitario transnazionale celebrato a Milano durante l’iniziativa “Liberi matrimoni in libera Europa“.

Una delle coppie sposate sabato

Una delle coppie sposate sabato

Si è celebrato sabato scorso il primo matrimonio egualitario transnazionale d’Europa celebrato dal sindaco di Watermaal-Bosvoorde (Belgio) Olivier Deleuze. Ad organizzare l’evento, battezzato non a caso “Liberi matrimoni in libera Europa”, sono stati l’Associazione Radicale Certi Diritti, ALBI Action laïque belgo-italienne e Rainbowhouse, in collaborazione con Rete Genitori Rainbow, Circolo Harvey Milk – Milano, Associazione Enzo Tortora – Radicali Milano e Arcigay La Salamandra – Mantova, mentre ad essere unite in matrimonio sono state nove coppie dello stesso sesso. Le coppie si sono ritrovate alla sala Bauer della Società Umanitaria e il sindaco Deleuze si è collegato con loro via Skype. Il testimone, per tutte le coppie, è stato Alessandro Cecchi Paone.

Yuri Guaiana, segretario di Certi Diritti, ha fatto sapere che per l’iniziativa era stata chiesta la Casa dei Diritti di Milano, ma alla richiesta non è mai stata data risposta.

Olivier Deleuze

Olivier Deleuze

“Il ritardo italiano, oltre ad essere incostituzionale, discrimina pesantemente non solo i cittadini LGBTI italiani – sottolinea Guaiana -, ma per tutti quelli europei che vedono limitata la loro libertà di circolazione poiché, se volessero venire a vivere in Italia, dovrebbero lasciare alla frontiera i loro diritti, in quanto coppie, e quelli dei loro figli, ma anche i doveri che dovrebbero assumersi reciprocamente e nei confronti dei figli”.

“So che l’Italia non ha ancora avuto il coraggio politico di approvare una legge che consente i matrimoni – ha dichiarato Deleuze -. Oggi, in Belgio, dopo dieci anni, stiamo assistendo a una banalizzazione del fenomeno. La celebrazione dei matrimoni omosessuali a Watermael-Boitsfort, avviene nella più grande indifferenza”.