Enrico Esposito e i tweet omofobi: ‘non ero io ma il mio alter-ego, era solo satira’

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Mentre Luigi Di Maio tace, Enrico Esposito grida alla 'macchina del fango' e prova così a 'giustificare' i suoi tweet omofobi e sessisti.

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Travolto dalle critiche e dalle richieste di dimissioni, mentre il suo amico Luigi Di Maio colpevolmente tace, Enrico Esposito, avvocato nominato vice capo dell’ufficio legislativo del Ministero dello Sviluppo Economico dal ministro grillino alla modica cifra di 65.000 euro l’anno, ha replicato alla bufera esplosa nella giornata di ieri dopo lo scoop lanciato dall’Espresso.

I suoi indegni tweet omofobi pubblicati tra il 2014 e il 2016, infatti, erano a suo dire semplicemente ‘satira’. “Non ero io, era il mio alter-ego“, ha cinguettato in serata dopo aver oscurato il proprio profilo Twitter per l’intera giornata. Intercettato da LaRepubblica, l’ex compagno di università di Di Maio, neanche a dirlo suo compaesano, ha così provato a difendersi:

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“Nel periodo dei tweet avevo creato un personaggio radiofonico chiamato ‘Gianni il Riccone’ che impersonava il mio alter-ego razzista, sessista e addirittura anti-meridionale. Le mie frasi sono state decontestualizzate e rappresentano l’opposto del mio pensiero”.

Peccato che i tweet, poi stranamente rimossi, fossero firmati proprio Esposito, con alcun collegamento a questo presunto alter-ego radiofonico. Una difesa surreale, e anche un pelo offensiva per l’intelligenza di tutto noi, evidentemente appoggiata dal silente vice-premier nonché ministro dell’Interno Di Maio, che l’ha voluto con se’ dopo gli anni passati l’uno accanto all’altro in facoltà. Nel frattempo l’opposizione ha chiesto la testa di Esposito, senza ottenere nulla in cambio.

“Visto che mancano quattrini per la manovra del popolo, perché non cominci risparmiando i 65.000 euro per questo funzionario?”, ha domandato l’europarlamentare David Sassoli a Di Maio, mentre Vladimir Luxuria, chiamata direttamente in causa dal neo vice capo dell’ufficio legislativo del Ministero dello Sviluppo Economico (‘In un Paese sarebbe in galera, non in parlamento‘) ha provato a riderci sopra: “Io in galera? Non ho rubato, non ho corrotto, quale reato mi contesta? Divieto di trans-ito?”.

Si ride per non piangere.

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4 comments

  1. l52danijgmailcom Rispondi

    che schifo

  2. camuniahotmailit Rispondi

    no comment

  3. neineineinngmailcom Rispondi

    Buffoni al Parlamento. Mi son perso qualcosa?

  4. neineineinngmailcom Rispondi

    Come Fontana che parla di “lapsus” quando dice cose razziste, questo qua ha sconfessato il proprio essere xenofobo proprio ammettendo l’esistenza dell’alter ego: è un espediente psicologico per essere ciò che si considera biasimabile ma senza sentirsi in colpa. In pratica uno stronzo a priori.