Torino, il vescovo annulla il ritiro spirituale per le coppie gay: “Non intendiamo legittimare le unioni civili”

Duro botta e risposta tra il vescovo Cesare Nosiglia e il Torino Pride dopo l’annullamento dell’annunciato seminario per le coppie unite civilmente.

L’arcivescovo di Torino monsignor Cesare Nosiglia ha deciso di annullare l’annunciato seminario ‘spirituale’ sulla fedeltà ufficializzato da don Gian Luca Carrega e indirizzato alle coppie gay unite civilmente.

Ad annunciare la cancellazione del seminario lo stesso Nosiglia, entrato a gamba tesa nei confronti dell’evento dopo aver riflettuto “insieme a don Carrega, di cui apprezzo l’operato“, l’opportutità di “sospendere l’iniziativa del ritiro, al fine di effettuare un adeguato discernimento“. Immediata la reazione da parte del Torino Pride, che si è detto “indignato“.

Il ritiro in convento, che sarebbe dovuto durare 4 giorni, era stato pensato da don Gian Luca Carrega, responsabile della ‘Pastorale degli omosessuali’ della Diocesi di Torino, per aiutare le coppie gay a coltivare quella ‘fedeltà’ esclusa dalla legge Cirinnà per motivi tutti politici.

La Diocesi di Torino“, ha spiegato l’arcivescovo nel suo comunicato, “ha da anni promosso un servizio pastorale di accompagnamento spirituale, biblico e di preghiera per persone omosessuali credenti che si incontrano con un sacerdote e riflettono insieme, a partire dalla Parola di Dio, sul loro stato di vita e le scelte in materia di sessualità. È questo un servizio che si è rivelato utile e apprezzato e che corrisponde a quanto l’esortazione apostolica Amoris Laetitia di Papa Francesco invita a compiere“.

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Il percorso che la Diocesi ha intrapreso – sottolinea il prelato – non intende in alcun modo legittimare le unioni civili o addirittura il matrimonio omosessuale“. “Alcune pubblicazioni hanno fornito, in questi giorni, interpretazioni diverse – spesso superficiali, a volte tendenziose – che rendono necessario chiarire le caratteristiche e i limiti del lavoro in questo ambito pastorale“.

Durissima la reazione da parte del Torino Pride, per bocca del coordinatore Alessandro Battaglia.

“È assolutamente evidente che la decisione presa da Cesare Nosiglia, in merito all’annullamento del ritiro spirituale voluto da don Carrega e dalla Pastorale per le persone omosessuali credenti, vada in una direzione univoca e banalmente piena di quella forma discriminatoria perpetrata da sempre dalle gerarchie ecclesiastiche torinesi e nazionali. È altresì banalmente scontato che questa decisione sia frutto esclusivamente di polemiche e attriti tutti interni alla Chiesa stessa che non riesce, nonostante la predicazione di presunta apertura e accoglienza, a trovare una sintesi tra l’amore e l’accoglienza predicata dalle Scritture (e quindi da Dio) e i continui e biechi insulti verso una comunità che con grandi difficoltà tenta di aprire sempre nuove forme di dialogo. A questo punto ci si dovrebbe davvero interrogare se questa nostra apertura abbia un senso e se i tanti sacerdoti ‘illuminati’ debbano essere sostenuti. Noi crediamo di sì ma senza davvero illusioni. Siamo stufi di continuare a sentirci dare dei malati e essere trattati come tali. Mi chiedo quanto una persona LGBT credente possa stare male per questa NON accoglienza e mi addolora molto pensare a tutti e tutte coloro disperatamente alla ricerca di accettazione da parte di una Istituzione che la rifiuta costantemente”.

“In ogni caso”, conclude Alessandro Battaglia, “noi continuiamo a lottare contro tutte le discriminazioni anche quando colpiscono le comunità religiose in ogni parte del Mondo, come quella dei Testimoni di Geova in Russia, vittime della persecuzione del regime di Putin insieme alla comunità LGBT ridotta ad un silenzio diventato drammatico”.