BENEDETTO, PERCHÉ HAI TACIUTO?

Ratzinger ad Auschwitz ha ricordato le vittime morte nei campi di concentramento, ma non gli omosessuali. Un silenzio assordante soprattutto in un paese sempre più omofobo come la Polonia.

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La recente visita compiuta a fine maggio da Papa Benedetto XVI al campo di concentramento nazista di Auschwitz-Birkenau ha lasciato la comunità ebraica (e non solo) con l’amaro in bocca. In occasione di un viaggio così simbolicamente importante e al quale la stampa internazionale ha dato tale rilevanza in molti si aspettavano dal pontefice una chiara e inequivocabile condanna dell’antisemitismo del passato e del presente, volta a scongiurare ogni forma di odio razziale futuro. In Polonia invece S.S. Ratzinger la parola antisemitismo non l’ha neanche pronunciata, omettendo così uno dei fattori di base che hanno portato a una persecuzione su così vasta scala di milioni di persone, persecuzione innescata attraverso la creazione artificiale di un sentimento di diffidenza prima, di criminalizzazione poi, sino ad arrivare all’odio violento e conclamato verso tutti coloro che sono stati imprigionati nei lager semplicemente per ciò che erano.

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Come opportunamente ricordato dalla recente Risoluzione del Parlamento Europeo sull’omofobia, approvata a larga maggioranza nel gennaio 2006 (e criticata per certi aspetti proprio dalle autorità ecclesiastiche), l’antisemitismo e l’omofobia sono manifestazioni d’odio analoghe, basate entrambe sul pregiudizio e su paure irrazionali, parenti strette dunque del razzismo e della xenofobia.
Ratzinger nel suo discorso individua come unici responsabili degli stermini nazisti “i potentati del Terzo Reich”, ovvero un ben definito e limitato “gruppo di criminali” che raggiunto il potere usò il popolo tedesco “come strumento della loro smania di distruzione e di dominio”. Il risvolto teologico del discorso del Papa è racchiuso nell’inquietante domanda: “Perché, Signore, hai taciuto? Perché hai potuto tollerare tutto questo?” Sul piano storico piuttosto la domanda che molti si pongono è dov’era la Chiesa cattolica? Perché è rimasta in silenzio o perlomeno non ha parlato con voce sufficientemente chiara e forte da farsi sentire?

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Come ha potuto tollerare tutto quello che stava succedendo? E se è vero, com’è vero, che ci sono stati preti comuni che hanno di nascosto dato nascondiglio ai perseguitati, dov’erano i cardinali e i vescovi, ovvero le alte cariche gerarchiche? Il comportamento “taciturno” di Papa Pacelli di quegli anni ancora provoca sconcerto ed è causa di malcelato imbarazzo per la chiesa di Roma. Quando il non-detto sull’antisemitismo di Benedetto XVI nel suo discorso ad Auschwitz è stato opportunamente sottolineato da esponenti e portavoci della comunità ebraica, in Vaticano si è corso ai ripari e nel corso dell’udienza generale di mercoledì 31 maggio a San Pietro il Papa, nel ripercorrere il suo recente viaggio nella patria del suo predecessore, ha finalmente parlato chiaramente dell’antisemitismo come di una forma drammatica di “odio razziale”.
Oggi è ben noto che nei campi di concentramento voluti dal Reich finirono anche migliaia e migliaia di omosessuali
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Oggi è ben noto che nei campi di concentramento voluti dal Reich finirono anche migliaia e migliaia di omosessuali, ma per loro il silenzio di Benedetto XVI continua. Nessun riferimento ai gay durante il discorso pronunciato ad Auschwitz nel quale il Papa ha invece ben elencato le altre categorie di persone che furono vittime del regime nazista, partendo dagli ebrei ma includendo nel ricordo anche i polacchi, i soldati russi, i tedeschi che si opposero al nazismo, i Rom. Nessun riferimento neanche nell’udienza del mercoledì nel quale è stato posto, seppur tardivamente, rimedio alla mancata menzione esplicita e condanna dell’antisemitismo. Sugli omosessuali vittime delle persecuzioni naziste permane il silenzio totale, come se non fossero mai esistiti, e questo silenzio ha un suo peso visto che proprio in questi ultimi tempi si va assistendo a una recrudescenza di atti di violenza contro le minoranze non eterosessuali soprattutto nei paesi dell’est europeo.

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In Polonia in particolare la situazione sembra peggiorare costantemente e le associazioni LGBT che operano in quel paese fronteggiano ogni giorno ostacoli sempre maggiori, accusate persino di essere al soldo di non meglio identificati “agitatori stranieri”. Il ministro dell’Istruzione polacco lo scorso anno aveva chiesto l’allontanamento degli insegnanti omosessuali dalle scuole e la demonizzazione dei gay da parte della Lega delle Famiglie, il partito dei gemelli Kaczynski al potere, tendente sempre più all’incitamento della violenza. Wojciech Wierzejski, il numero due di tale partito, l’11 maggio ha sostenuto che coloro che avessero intenzione di partecipare al Gay Pride previsto a Varsavia il 10 giugno prossimo dovrebbero essere “bastonati”, parole condannate dal vicepresidente della Commissione europea Franco Frattini. L’ideologia che viene veicolata dalla cattolicissima Lega delle Famiglie mostra peraltro delle similitudini a dir poco inquietanti proprio con le tesi naziste che furono messe in atto da Hitler durante gli anni in cui era al potere in Germania. La Lega delle Famiglie vede nell’aborto e nell’omosessualità due dei temi sui quali spingere molto la propaganda “moralizzatrice” a protezione, dicono, della società e delle sue tradizioni cristiane. Allo stesso modo Hitler nel 1936 creò un Ufficio Centrale per lottare proprio contro omosessualità e aborto. Le due cose venivano accostate seguendo un ragionamento che sentiamo riproporre ancora oggi: la nazione ha bisogno di famiglie produttive di nuovi cittadini, ovvero di bambini, l’aborto quindi non va bene perché contrasterebbe con la crescita demografica, e l’omosessualità è un “male” perché non procreativa dunque non conforme all’ordine “naturale” delle cose riassunto dall’equazione uomo + donna = bambini al quale tutti indistintamente dovrebbero, pare, allinearsi. Decaduto l’elemento della purezza della “razza ariana” il resto è identico ad allora.
Le varie lapidi di Auschwitz ci dimostrano quanto sia terribile l’opera dell’odio e ognuna di questa lapidi simboleggia il destino di moltissimi esseri umani, tanti di loro omosessuali. Una parola di ricordo da parte di Benedetto XVI sarebbe se non altro stata dimostrazione di pari rispetto e considerazione per tutte le vittime della follia omicida nazista. E l’omissione di Papa Ratzinger è una mancanza che non può essere fatta passare sotto silenzio, perché soprattutto in occasioni come queste il non detto conta quanto ciò che viene detto.
LINK CORRELATI
Sull’omofobia oggi dilagante in Polonia si veda anche:
www.gay.tv
Su nazismo e omosessualità:
www.oliari.com/
su omosessualità, fascismo e nazismo:
www.giovannidallorto.com
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