Chiedi chi erano Pierre & Gilles…

Ignoranti di cultura gay? Tuffatevi nell'ultimo libro di Vincenzo Patanè, ottanta articoli apparsi in 15 anni su Babilonia sul contributo dei gay all'arte mondiale.

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Non c’è futuro per una comunità che non conservi il ricordo della propria storia. Era uno degli avvertimenti più ricorrenti sulle labbra del compianto Massimo Consoli, nei suoi frequenti incontri con gay di ogni età ed estrazione sociale, per i quali invece quasi mai la memoria è l’arma più forte. Provate a chiedere all’adolescente gay medio italiano (ammesso che esista) chi era Derek Jarman o quali siano le radici dell’arte omoerotica di Pierre et Gilles e facilmente otterrete solo un sorriso imbarazzato o uno sguardo perplesso. Né c’è da biasimarlo: sarebbe ingiusto incolpare le nuove generazioni della loro mancanza di educazione. Se all’interno della comunità gay non circolano le storie sulle origini della nostra cultura e sulle persone che l’hanno portata avanti, la responsabilità non è solo del disinteresse dell’utenza. Spetta anche agli organi di informazione, in questo caso a quei pochi media (periodici, siti internet e case editrici) attivi nell’ambito gay in Italia, rendere accessibili i racconti delle origini, e col termine "accessibili" si intende anche conoscibili grazie a un linguaggio adeguato. Ecco perché, accanto alle notizie sulle ultime imprese di Lady Gaga e alle immagini dei modelli più sexy, in ogni periodico gay e anche nel sito internet che state visitando è possibile trovare anche articoli su questo o quell’altro aspetto della cultura omosessuale: il loro compito è di aiutare a ricostruire una storia nella quale sia possibile riconoscersi.

Quando, fino all’inizio di questo millennio, internet non era ancora così diffuso e le iniziative culturali gay erano molto più limitate di oggi, le occasioni per imbattersi in articoli che affrontassero il tema dell’omosessualità erano davvero poche. Per molti gay affamati di informazione, il principale punto di riferimento era Babilonia, la rivista nata nel 1982 sulla quale hanno scritto le penne più importanti del panorama gay italiano, da Giovanni Dall’Orto a Piergiorgio Paterlini, da Daniele Scalise a Gianni Rossi Barilli, e tantissimi altri ancora che sarebbe lungo elencare. Tra loro anche Vincenzo Patanè, napoletano con origini siciliane, conosciuto a molti come critico cinematografico (tra le sue opere Cento classici del cinema gay. I film che cambiano la vita). Grazie all’opera sua e di tanti altri eccellenti collaboratori, la storica rivista gay italiana è diventata così uno strumento grazie al quale giovani e vecchie generazioni di omosessuali nostrani potevano imparare la storia della comunità cui appartenevano e di cui si discuteva – e si discute – l’esistenza. Un patrimonio solido, sostituito più recentemente e solo in parte dall’attività di alcune case editrici che si sono impegnate nella pubblicazione di libri sulla storia omosessuale, e che merita di essere recuperato.

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Un bel tentativo di valorizzazione di questo patrimonio lo ha compiuto Vincenzo Patanè raccogliendo ottanta suoi articoli apparsi su Babilonia in un volumone, edito da Cicero, intitolato Oasi gay. Miti & titani della cultura omosessuale e lesbica (356 pagine, 28 euro). Patanè, a volte sotto improbabili pseudonimi come Luca Sclabas o Dario Ottoz, ha scritto su Babilonia per quindici anni, dal 1990 al 2004, affrontando oltre al cinema tantissimi argomenti, dall’arte allo sport, dalla letteratura alla politica, dai fumetti alla storia antica. Tutte tematiche ripercorse anche negli ottanta articoli del libro, organizzati in dieci "percorsi articolati", come li chiama l’autore, che regalano al lettore un viaggio appassionante nelle radici del mondo gay, con un particolare riferimento a tutto ciò che era attrazione tra persone dello stesso sesso prima ancora della nascita del termine "omosessualità". È una carrellata di personaggi contraddittori e coraggiosi, alcuni dei quali hanno deliberatamente operato per sostenere la cultura gay (particolarmente avvincente il capitolo dedicato a Derek Jarman con una intervista realizzata nel ’91 in occasione della presentazione a Venezia del suo Edorado II) altri che si ritrovano nel novero dei Titani anche se certamente non avrebbero mai immaginato di entrare in qualcosa che si chiama "storia gay", come Saffo o Constantinos Kavafis. Ma ci sono anche capitoli dedicati a particolari aree tematiche: oltre a must come il nudo in fotografia e la definizione di Bello assoluto, c’è anche una singolarissima disquisizione sull’analità e la cacca suggestivamente intitolata La vie en marron che diverte e sorprende.

Ma il pezzo forte del libro è sicuramente la sezione su "Arte, fotografia & cinema" composta dai ritratti di ben 23 artisti la cui opera ha in qualche modo infranto il muro di silenzio che circonda l’essere omosessuali. Così può sorprendere rileggere del potere trasgressivo della pittura di Michelangelo oppure delle polemiche suscitate dalle vignette di Altan che deridono i gay. Ma soprattutto è facile scoprire personaggi che forse non trovano posto sui libri di storia dell’arte dei licei ma che hanno fatto del loro lavoro un modo per esprimere aspetti dell’identità gay: è il caso di Carlo Bertocci, autore anche del bel dipinto rappresentato sulla copertina del libro, che ha rispolverato la pittura figurativa del passato con una sensibilità contemporanea e squisitamente omoerotica tradotta attraverso il ricorso al mito, oppure di Gaetano K. Bodanza che invece della contemporaneità e della multimedialità ha fatto il linguaggio specifico delle sue sculture in vetroresina. Il viaggio alla scoperta di "perfetti sconosciuti" capaci di gesti particolarmente efficaci nel campo della cultura gay prosegue anche nelle sezioni dedicate alla letteratura, al Mediterraneo omoerotico, all’Oriente o all’America. Ma la sezione "Arte, fotografia & cinema" è quella che più risente del principale difetto del libro, la mancanza di una sezione iconografica: certo inserire una adeguata documentazione per immagini delle opere degli artisti citati avrebbe aumentato ulteriormente il già corposo volume, ma avrebbe permesso di poter scorrere le immagini di cui si parla nel testo con maggiore comodità.

Comunque il testo di Patanè, così appassionato e ricco, e capace di regalare al lettore una confortante sensazione di completezza che viene dalla visione della complessità dei contributi che uomini e donne omosessuali hanno dato alla storia dell’arte e della cultura mondiale. Un libro raccomandato a chiunque voglia conquistare una maggiore consapevolezza della propria storia.

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