“Boicottiamo il film Stonewall: ha cancellato le trans”

Il trailer con un ragazzo bianco ha scatenato le polemiche. Ecco i motivi del boicottaggio

Il film non è ancora uscito ed è già partita una campagna di boicottaggio. Stiamo parlando di Stonewall, la pellicola che si ripropone di celebrare i moti del 1969 che vengono ufficialmente considerati l’atto di nascita del movimento lgbtqi globale. Del film, al momento, abbiamo visto solo il trailer , ma tanto è bastato per lasciare intuire che potrebbe esserci una grave mancanza, in quella ricostruzione: il giusto ruolo ai protagonisti di quella notte. Tutti i testimoni di quell’insurrezione, infatti, hanno sempre raccontato che anima dei moti furono le trans e le drag queen, guidate da Sylvia Rivera , donna trans di colore che lanciò la bottiglia che diede il via agli scontri.

Eppure, nel trailer, il ruolo del protagonista è affidato ad un giovane gay bianco. Sì, si vede una trans di colore e qualche drag, ma con ruoli marginali, a differenza di quanto tramandano le cronache dell’epoca. Certo, sempre nel trailer si legge “ispirato ad una storia vera”, ma la rivisitazione in chiave cisgender di quella che viene vissuta come l’epopea del movimento lgbtqi, non è piaciuta a molti e la polemica imperversa sul web.

LA PETIZIONE PER IL BOICOTTAGGIO

Una scena di Stonewall

Una scena di Stonewall

Mashable spiega così la sua iniziativa: “Ho iniziato la petizione perché, quando ho finito di vedere il nuovo trailer del film, ho avvertito una sensazione familiare, come donna trans non binaria di colore: la sensazione di essere stata cancellata. La clip include donne trans e persone di colore, che sono centrali nella storia di Stonewall. Ma sembrano secondarie rispetto all’uomo gay bianco cisgender di nome Danny che sembra essere l’eroe del film”.

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“Capisco che può sembrare esagerato giudicare un film da due minuti di trailer – aggiunge – ma c’è una ragione per cui abbiamo reagito così duramente”. La ragione sta proprio nelle testimonianze dei veterani e di chi a quei moti prese parte. Una versione “whitewashed”, la definisce Pat (lavata con il bianco, letteralmente, riferendosi all’etnia del protagonista).

LA RISPOSTA DI EMMERICH

Sylvia Rivera

Sylvia Rivera

Un’occasione persa, secondo Pat che ricorda come uno studio diffuso proprio la settimana scorsa dal Media, Diversity and Social Change Initiative della USC Annenberg School for Communication and Journalism rivela che i registi tendono a sottorappresentare le donne, le persone di colore e quelle lgbtqi dai loro film.

“sebbene molte persone trans e queer di colore guidarono i moti – spiega Pat – tra cui Marsha P. Johnson, Sylvia Rivera, Ray Castro e Stormé DeLarverie, sembra che solo Johnson compaia nel film”.

Emmerich, il regista del film diventato famoso per pellicole come Independence Day, si è giustificato su Facebook spiegando di avere voluto raccontare la storia di un ragazzo lgbt cacciato di casa per il suo orientamento sessuale che arriva a New York e si imbatte nei moti di Stonewall perché, dice il regista, il problema delle persone lgbtqi senza casa oggi non sembra molto diverso da quello di 45 anni fa. “Quando il film arriverà finalmente nelle sale – spiega Emmerich – il pubblico vedrà che onora profondamente gli attivisti che erano lì, inclusi Marsha P. Johnson, Sylvia Rivera e Ray Castro e tutte le persone coraggiose che diedero vita al movimento per i diritti civili che esiste ancora oggi. Siamo tutti uguali nella battaglia per l’accettazione”.

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