Otomen: i segreti dell’ultima frontiera del manga

Oltre i confini dell’orientamento sessuale, Otomen riscuote molto successo tra i gay amanti dei fumetti. In Giappone è già una serie Tv, in Usa è un best seller e, sorpresa, si trova anche in Italia.

I manga hanno dimostrato da tempo di essere un inesauribile serbatoio di idee spesso inconcepibili per il fumetto occidentale. In particolare hanno dato prova di saper affrontare tabù e temi imbarazzanti con un coraggio e una disinvoltura del tutto inediti per i loro corrispettivi europei e americani. Tuttavia, se i Boys Love (i fumetti a tema gay per ragazze) e i Bara (i fumetti gay per gay) sono ormai un fenomeno a cui ci stiamo abituando, c’è un nuovo genere – nato da una costola degli Shojo Manga (i fumetti per ragazze) – che sta andando ben oltre l’orientamento sessuale e va a prendere di mira, spesso con il filtro dell’ironia, la stessa cultura di genere su cui la nostra società costruisce i concetti di maschile e femminile.

Dopo fumetti come Pincess Princess di Mikiyo Tsuda (in cui dei ragazzi devono ricoprire il ruolo delle tradizionali "principesse" del loro istituto scolastico maschile) e Host Club di Bisco Hatori (in cui una ragazza si fa passare da uomo per lavorare con il club di "accompagnatori" del suo liceo), ora è arrivato un manga che – a modo suo – si spinge persino oltre: Otomen di Aya Kanno. Infatti, se finora i manga che decostruivano la cultura di genere erano incentrati su personaggi che si ritrovavano in situazioni di un certo tipo per cause di forza maggiore, in Otomen i protagonisti si ritrovano semplicemente a seguire la loro natura. Asuka Masamune è all’apparenza un liceale modello, che rispecchia tutte le migliori qualità maschili che la società si aspetterebbe da lui, ma in segreto coltiva qualità, passioni e gusti tipicamente femminili: adora cucinare e cucire, ama le decorazioni graziose e i pupazzetti carini, è estremamente sensibile e ordinato, ma soprattutto ha un debole per i manga per ragazze!

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L’unica passione che non condivide con le ragazze sono i maschi: infatti Asuka è eterosessuale e quindi, tecnicamente, è un otoman (neologismo nato dalla fusione di "oto", fanciulla in giapponese, e "man"). Tuttavia Asuka deve coltivare in segreto la sua passione perché non vuole far soffrire sua madre: infatti quando era molto piccolo il padre era fuggito di casa perché voleva diventare donna! Quando il manga inizia Asuka vive nel privato la sua vera natura, ma strada facendo scoprirà che nel suo liceo gli otomen come lui sono davvero tanti. Dal suo compagno di classe Yuta Takibana, amante dei manga per ragazze (e in segreto autore del famosissimo shojo manga Lovetic, per la cui protagonista femminile trae spunto proprio da Asuka), al campione di virilità Hajime Tonomine (in realtà un vero artista del make up), passando per il taciturno Kitora Kurokava (che vive per i fiori e per le decorazioni floreali).

Del gruppo di amici fa parte anche Yamato Ariake, un ragazzino terribilmente femminile che viene scambiato regolarmente per una ragazza e che, ironia della sorte, vuole diventare più virile per piacere alle ragazze e ha preso Asuka come esempio: forse avrebbe dovuto puntare su Ryo Miyakozuka, la ragazza di cui Asuka è innamorato. Ryo, a dispetto dell’apparenza graziosa e delicata, è una ragazza totalmente negata per le occupazioni femminili, mentre è una vera campionessa nelle arti marziali, negli sport estremi e nei lavori manuali (e infatti è a lei che il fumettista Yuta Takibana si ispira per i protagonisti maschili dei suoi manga). Intorno a questo eterogeneo gruppo di personaggi ruota un mondo di situazioni paradossali in cui, guarda caso, sono proprio le loro passioni nascoste e le loro vocazioni segrete a trarli fuori d’impiccio e a dare un lieto fine alle loro avventure.

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Nonostante i toni da shojo comedy e le premesse apparentemente banali, questo manga si è rivelato una gradevolissima sorpresa, tant’è che in Giappone è diventato anche una serie live e negli Usa è diventato uno dei titoli più venduti dell’ultimo periodo, così come in Francia e Spagna (in Italia viene pubblicato dalla Planeta De Agostini ed è arrivato al sesto volumetto). Nonostante nessuno dei personaggi sia gay (perlomeno ufficialmente), questo manga crea un rapporto di identificazione col pubblico omosessuale molto più forte ed immediato della maggior parte dei Boys Love (e degli shojo manga in generale), ma soprattutto riesce a lanciare un messaggio estremamente positivo: nella vita essere sé stessi, a dispetto delle aspettative della società e della famiglia, rimane la cosa più importante (e la più utile nei momenti di difficoltà). Inoltre, rimanendo noi stessi, presto o tardi potremo incontrare delle persone che ci apprezzano per ciò che siamo e non per ciò che ci sforziamo di apparire, liberandoci da un grosso peso e facendoci vivere in maniera più serena. Chi l’ha detto che i manga sono solo prodotti commerciali?

di Valeriano Elfodiluce