Da destra a sinistra, tutti contro la lista dell’outing

Se la maggior parte dei politici presenti nella lista ironizza e risponde con una battuta, Arcigay parla di "operetta", Concia invita alla riflessione e la Carfagna parla di bufala violenta.

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"E’ sbagliato fare una lista di nomi, violando la privacy delle persone anche se, in alcuni casi, si tratta di omofobi patentati che fanno una politica senza coerenza con la propria identità". E’ quello di Franco Grillini, responsabile diritti civili dell’Idv, il primo commento ad arrivare alle agenzie dopo la publicazione dell’ormai famigerata lista di dieci nomi di politici da sempre su posizioni omofobe, ma che sarebbero gay non dichiarati."La pratica dell’outing ci lascia perplessi, perchè la lotta politica si fa, mettendoci la faccia e correndo anche i relativi rischi – continua Grillini -. Volendo trovare qualcosa di positivo in questa vicenda possiamo riflettere sulla gigantesca ipocrisia di molte persone di potere che sostengono una politica omofoba, clericale, opponendosi all’affermazione dei diritti civili per poi combinarne di tutti i colori nella vita personale, come fa Berlusconi".
E le posizioni si contrappongono per tutta la giornata, mentre la polizia postale fa sapere di non avere ravvisato, al momento, alcuna ipotesi di reato né di avere ricevuto denunce.

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Del resto, a dare il senso dell’efficacia dell’azione, compiuta senza prove a supporto e anonimamente, arrivano i commenti sarcastici di alcuni dei dieci politici in questione. Secondo Corsaro "sarebbe stato peggio finire nella lista degli interisti incalliti", mentre Baccini fa sapere di avere "schiere di fan preoccupate per la notizia" e Gasparri commenta così: "Divertente, ma sono un banale eterosessuale". L’unico a reagire seriamente è il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni che parla di "fantasie malate".
Mentre in rete le opinioni si dividono e si contrappongono, la polemica imperversa tra associazioni e mondo della politica. "L’outing rappresenta una pratica estrema e violenta che non fa parte della mia cultura politica – dice Paola Concia, deputata del Pd -, ma in questo caso è senza dubbio figlia dell’esasperazione dei cittadini omosessuali e transessuali che ogni giorno sono vessati e costretti a subire discriminazioni inaccettabili e sono cittadini senza alcun diritto". La deputata, poi, invita alla riflessione sui temi della coerenza, della privacy e della percezione dell’omosessualità e a non "trasformare questa vicenda così delicata in una guerra tra bande".

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Non usa mezzi termini Paolo Patané, presidente di Arcigay che parla di gossip e pettegolezzo e definisce l’operazione "una pagina da operetta". "Nessuno di loro è politicamente difendibile – precisa Patané -, ci mancherebbe, ma  quello di cui sono oggetto è banale gossip da parte di anonimi. Ma qui siamo di fronte ad un miserevole rigagnolo di pettegolezzi senza fondamento preciso che finisce per ingannare le aspettative delle persone, la loro rabbia e la sofferenza per la mancanza di diritti. L’operazione così conclusa non ha alcun valore ma solo il ridicolo della sua inconsistenza e il cinismo con cui ha giocato sulla stanchezza delle persone lgbt".
Condanna l’iniziativa di questo gruppo di anonimi internauti anche Ivan Scalfarotto, vicepresidente del Pd. "Mi pare un’operazione così pasticciata e dilettantesca da far molto male alla battaglia per i diritti civili. Questa vicenda riporta a zero un dibattito che invece bisogna portare avanti con determinazione e serietà estreme – scrive Scalfarotto sul suo sito -. Chi ha ispirato e condiviso questo pasticcio che non porta nessun vantaggio alle persone LGBT e alla battaglia per i loro diritti dovrebbe assumersene totalmente la responsabilità politica".

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Continua a difendere l’operazione, invece, colui che l’ha annunciata, ovvero Aurelio Mancuso che in un editoriale pubblicato da "Gli Altri", senza fare alcun accenno alla mancanza di un qualsiasi contesto attorno a quei dieci nomi, parla di coerenza ricordando, ad esempio, a Grillini che proprio lui da 15 anni dice di conoscere i nomi di almeno 60 politici gay seduti in Parlamento, senza averli mai fatti. "Questo outing, per opera di un gruppo anonimo di corsari informatici – scrive Mancuso riferendosi all’uso dell’outing come strumento di lotta politica usata all’estero – semmai arriva in ritardo, perché in Italia ci vuole più tempo, si sa, quei venti trenat’anni di umiliazioni per fare sbottare almeno qualche isolato".
Ma contro l’outing si schiera anche Mara Carfagna, la cui voce qualcuno ha invocato nell’ambito dello scandalo che coinvolge il premier. La ministra parla di "una bufala, cinica e violenta: diffamazione gratuita che non aiuta certo la causa della lotta contro l’omofobia, anzi, fomenta l’intolleranza e, quindi, la violenza. Il ricorso all’idea di ‘lista’, poi, riporta alla nostra memoria orrori del passato che non si ripeteranno". Il sottosegretario Giovanardi, invece, parla di "azione violenta di intimidazione".

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"Proprio perché crediamo che il pregiudizio anti-omosessuale vada combattuto apertamente, senza indulgenze e senza timidezze,pensiamo che l’iniziativa di Listaouting sia non solo sbagliata, ma controproducente – dichiara in una nota Flavia Perina, deputata di Fli -. Non si risponde al pregiudizio con la diceria, protetti dall’anonimato".
Una condanna arriva anche da Ignazio Marino del Pd  che aggiunge: "Ritengo tuttavia che, per quanto sconsiderata, questa iniziativa sia figlia della radicalizzazione del dibattito sui diritti civili e la lotta all’omofobia. Viviamo in un Paese che non ha ancora una normativa sulle unioni civili perché la cultura dei diritti è arretrata, e la politica è incapace di affermare ‘laicamente’ il principio della piena uguaglianza dei cittadini. Questa mancanza di garanzie e tutele rende il Paese più fragile, è ora di porvi rimedio con provvedimenti concreti e non ipocriti sui diritti".

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