Le maniglie dell’amore e quelle palpatine indesiderate

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Il ricordo dell'estate appena trascorsa potrebbe non essere la tintarella, ma qualche etto in più proprio sui fianchi, a portata di palpatina durante i saluti. E se ci...

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2003 0

Sabato scorso vengo invitato a una festa di compleanno di due amici che non solo sono nati nella stessa settimana ma vivono anche insieme.

Nonostante l’affetto che nutro nei loro confronti, tolti alcuni pochissimi festeggianti, per gli altri provo lo stesso afflato che potrei sentire per dei cacciatori di cuccioli di foca. E molti, in effetti, sono altrettanto spietati. Certo, il chiacchiericcio piace a tutti, la battuta ci sta, la critica sagace pure, ma se a entrare nell’arena dei leoni sei tu, la cosa diventa molto meno divertente, tanto più se la prova dell’estate appena passata non è tanto il colore brunito della pelle quanto i cuscinetti di adipe sui fianchi accumulati a colpi di vaschette-gelato.

Magari è solo paranoia, magari non frega a nessuno di me, neppure se nel bel mezzo del party mi spuntassero all’improvviso altre due paia di braccia e iniziassi a camminare sui muri come un ragno, ma avendo preso qualche etto qua e là sento già i bisbigli degli invitati: “ma hai visto come s’è inquartato?”, “Eh, già…”. E giù a scuotere teste come se si fosse sparsa la voce che sono affetto da una malattia incurabile.

Per evitare il ludibrio avevo anche ipotizzato di dare buca all’ultimo adducendo come scusa l’incendio del mio appartamento, ma alla fine il masochismo tipico degli omosessuali e l’amicizia nei confronti dei festeggiati hanno prevalso e sono andato.

La scelta del black look è stato un tentativo patetico di nascondere le forme perché se stai andando a una festa piena di gay sai già che vale quanto contrastare l’uragano Katrina con un ombrelluccio ripiegabile da borsa. Ma non avevo ancora calcolato il peggiore dei supplizi possibili: il saluto con palpatina del fianco.

Il senso più sviluppato degli omosessuali infatti non sembra tanto la vista quanto il tatto (intendo quello delle dita, non l’altro di cui sembrano quasi del tutto sprovvisti). Dunque, dei presenti ne avrò salutati una quindicina e tutti, dico tutti, bacetto sulla guancia e mano sul fianco con più o meno percettibile palpazione della parte interessata.

Qui è un po’ come stare a una fiera equina: i compratori controllano zoccoli, narici e dentatura, perché il detto del cavallo donato a quanto pare da queste parti non funziona per niente.

Dopo una mezz’ora mi illudo che l’esame sia comunque terminato, e protetto da un drappello di fedelissimi mi schiaccio in un angolo accanto al tavolo che offriva un buffet al carboidrato che se non fosse stato per me starebbe ancora lì, probabilmente mummificato. Più mi ingozzo più mi giustifico pensando: “tanto da lunedì inizio la dieta”, per cui riverso su patatine e pizzette la stessa foga del condannato a morte sul suo ultimo pasto, quando d’un tratto divento vittima di un’imboscata. Vengo raggiunto alle terga da due braccia robuste che mi afferrano per il salvagente pelvico e senza un minimo di pudore, con le dita, iniziano a punzecchiarmelo.

Mi giro di scatto e la sola cosa che vedo è l’espressione schifata di XXX (tanto rivelarne il nome sarebbe del tutto inutile) che ha i palmi delle mani aperte come se gli fosse scoppiato in mano un gavettone di cacca.

“Hai preso qualche chilo, vero?”, mi fa con il tono meccanico di quelle bilance elettroniche che trovi all’ingresso delle farmacie. Ma io mi chiedo: la bella ipocrisia di una volta, il parlare alle spalle e di nascosto? Dove sono finiti? Insomma, cos’è questa passione per la sincerità a tutti i costi?

D’istinto mi verrebbe voglia di giustificarmi dicendo che è tutto frutto della maledizione di una zingara alla quale non ho voluto fare l’elemosina e che solo fino alla sera prima in realtà avevo posato per un catalogo di intimo, ma prendo fiato e, sperando che la fronte non si imperli di sudore, ribatto: “mah, forse”.

Ora, la storiella che gli omosessuali siano ossessionati dalla forma fisica a me sembra sempre un luogo comune trito e ritrito, ma fatto sta che quando ho chiesto ai miei colleghi etero se anche loro si salutino palpeggiandosi il corpo come farebbe un chiropratico con il paziente mi hanno risposto: “che sei matto?”. In effetti gli etero tra di loro è già tanto se si stringono la mano ed è una pratica che dovremmo iniziare a introdurre anche noi, almeno con i conoscenti, dal momento che il bacetto (spesso di Giuda) non è altro che un pretesto per avvicinarsi alla preda con fare amichevole per poi piazzare la mano sulla vita per valutare la morbidezza delle maniglie che tutti dicono di apprezzare ma che, anche questo, mi sembra  piuttosto un luogo comune parecchio indulgente.

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