Dorel Grec ha ucciso Pierantonio Secondi per folle gelosia o anche per soldi?

Milano, Porta Romana: tra il killer di 35 anni e l'anziano di 82 una relazione finita la scorsa estate. Sposato con due figli, Dorel non accettava che Pierantonio avesse un nuovo compagno. La storia.

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Lo scioccante omicidio di Porta Romana a Milano rivela la precedente relazione tra l’omicida e la vittima. Un rapporto che sarà scandagliata dagli inquirenti, al fine di mettere a fuoco l’imputazione d’accusa.

Dorel Grex, 35 anni, sposato con due figli, seppure separato in casa, ha ucciso Pierantonio Secondi, 82 anni, soltanto per gelosia amorosa o anche perché l’anziano signore non accettava più di dargli soldi?

 

Grec Secondi omicidio Porta Romana via Giulio Romano
Inquirenti in via Giulio Romano a Milano, dopo l’omicidio del signor Secondi ad opera di Dorel Grec.

L’omicidio di Pierantonio Secondi

Lunedì 6 Dicembre 2021 alle ore 20.35 nel quartiere di Porta Romana a Milano, un uomo con giaccone scuro e pantaloni neri entra nell’androne del civico 27 di via Giulio Romano. Trascina con sé un trolley nero, con cerniera aperta, dalla quale esce un manico di ascia. I movimenti dell’uomo, registrati dalle telecamere, lasciano intendere che il trolley è molto pesante. Quell’uomo è Dorel Grec, ha 35 anni, sposato e padre di due figli, separato in casa, magazziniere presso la farmacia Petrini di Melegnano, paese dell’hinterland milanese. Nove minuti e mezzo dopo essere entrato in quel portone, Dorel Grec esce senza valigia, indossando soltanto un maglione bordeaux. Nel trolley i carabinieri trovano una tanica di benzina, una motosega, coltelli e altri attrezzi da lavoro. In quei nove minuti e mezzo, Dorel Grec usa la motosega per aprire un varco nella porta di casa, e uccide Pierantonio Secondi con due coltellate alla gola. La vittima prova a difendersi con uno spray al peperoncino, ma il killer gli mozza le dita con la motosega. Poi cerca di appiccare il fuoco, i carabinieri del Reparto investigativo e della compagnia Porta Monforte, guidati dal colonnello Michele Miulli e dal maggiore Silvio Maria Ponzio, troveranno il lembo di un tappeto bruciato e anche i vicini riferiranno di un odore di incendio nell’aria. Nel trolley, Dorel Grec aveva quindi portato tutto l’occorrente necessario a non lasciare scampo alla povera vittima: un’ascia, una motosega, coltelli e benzina. Uno scempio dettato da una foga inaudita, una rabbia violenta che arriva da lontano. Saranno poi i vicini e le telecamere a confermare che il killer è proprio Dorel Grec, che i carabinieri rintracciano qualche ora dopo a Melegnano, dove l’uomo vive. Ma saranno soprattutto le email, stampate, che egli lascia in una busta sul luogo del delitto, a inchiodarlo alle sue responsabilità, che del resto proprio nelle email egli stesso mette nero su bianco.

 

Le email scritte da Dorel Grec

Non è chiaro se Pierantonio Secondi avesse mai letto le email che il suo ex amante gli aveva inviato alle 18.45 per posta elettronica – due ore prima del delitto – e che, in quei nove minuti di abisso e follia omicida, l’uomo ha consegnato, stampate e raccolte in una busta, al suo ex amante. Ma è certamente chiaro, dalle email, che il movente che ha incendiato la rabbia omicida di Dorel Grec è legato al rapporto d’amore che si era acceso un anno fa tra l’82enne e il 35enne, e che si era concluso la scorsa estate. Nelle email il killer rivela senza mezzi termini:

Non avevo altre soluzioni per mettere fine a questa storia, altri si sono intromessi, la colpa è loro“.

Come fosse l’anticipazione di una confessione, Dorel confessa la propria ossessione per Pierantonio e la rabbia verso la sorella di Pierantonio e il nuovo compagno della vittima. Una gelosia accecante, che prima ancora di commettere il delitto, lo induce a scrivere:

L’ho ucciso, mi ha denunciato per colpa della sorella e del suo amico“.

Le email, scritte al passato e in terza persona prima di compiere l’omicidio, risuonano come il tentativo di dare una lucida spiegazione al gesto di follia che il killer stava per commettere, e paiono rivolte, più che alla vittima, a cui pure le aveva inviate in formato elettronico, ai presunti futuri giudicanti e alle persone che negli ultimi mesi hanno assistito allo sgretolarsi della relazione con l’anziano Pierantonio. E alle indifendibili reazioni violente di Dorel.

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Il portone del palazzo di via Giulio Romano 27 a Milano nel quale si è svolto l’omicidio di Pierantonio Secondi ad opera di Dorel Grec (foto Google Street View)

Le persecuzioni dei mesi precedenti

Pierantonio Secondi aveva 82 anni, ma per tutti ne dimostrava 60. I conoscenti e vicini lo definiscono uno a cui dare le chiavi di casa, “faceva volontariato” raccontano. Aveva denunciato Dorel Grec per stalking, rapina e atti persecutori. Il giovane lo assillava, non gli dava tregua da quando la loro relazione era finita. Secondo il Corriere della Sera, nell’articolo scritto da Cesare Giuzzi, possono “esserci motivi economici dietro questo accanimento”. Grec, del resto, lo scorso 26 Agosto aveva rapinato e picchiato selvaggiamente il povero Secondi, episodio per cui era stata formulata una prognosi di 21 giorni. Secondi aveva denunciato Grec, che era successivamente stato colto dai vicini a fare la posta sotto casa per ore al suo ex amante. Lo scorso 14 Ottobre a Dorel Grec era stato persino notificato un divieto di avvicinamento a Pierantonio Secondi e ai luoghi frequentati dall’anziano.

 

La notifica dei carabinieri proprio il giorno dell’omicidio

In seguito al continuo accanimento a cui Dorel Grec aveva sottoposto negli scorsi mesi Pierantonio Secondi, i carabinieri si erano recati nel pomeriggio dello stesso lunedì dell’omicidio a casa di Grec, per notificargli un’altra misura cautelare, contenente il divieto di avvicinare la sorella della vittima e il nuovo compagno di Secondi. Proprio quelle due persone a cui l’omicida fa riferimento nelle email in cui cerca di spiegare ante litteram le motivazioni di gelosia del suo orribile omicidio.

 

Premeditazione: solo per follia amorosa?

Sarà compito degli inquirenti stabilire ora il capo d’accusa. L’atrocità del delitto, la follia delle email, l’irrazionale premeditazione, lasciano intendere un quadro in cui la passione amorosa tradita avrebbe scatenato l’atto omicida. Tuttavia, oltre alla palese premeditazione, gli episodi persecutori dei mesi precedenti, la rapina, e alcune caratteristiche peculiari del rapporto tra i due non possono escludere uno sfondo ricattatorio al fine puramente economico. Le indagini dovranno penetrare a ritroso la relazione tra i due, ascoltare i vari testimoni, per mettere a fuoco il quadro e fare in modo che da un lato sia resa giustizia a Pierantonio Secondi, e dall’altro che siano garantiti i dovuti diritti all’omicida Dorel Grec. Dal carcere di San Vittore dove è rinchiuso, davanti al pubblico ministero incaricato Elio Ramondini, Dorel Grec si è avvalso della facoltà di non rispondere.

 

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