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Madres Paralelas, la recensione: Pedro Almodóvar tra memoria storica e madri imperfette

Dal 28 ottobre al cinema il nuovo attesissimo film del regista spagnolo.

Madres Paralelas, la recensione: Pedro Almodóvar tra memoria storica e madri imperfette - Madres paralelas©El Deseo D.A. S.L.U. - Gay.it
2 min. di lettura

Film d’apertura all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, dove ha vinto una Coppa Volpi come miglior attrice per Penelope Cruz, Madres Paralelas di Pedro Almodovar arriva nei cinema d’Italia con distribuzione Warner, regalandoci un ritratto intenso e sensibile di due donne costrette a misurarsi con i temi di una maternità dai risvolti imprevedibili.

Janis e Ana condividono la stanza di ospedale nella quale stanno per partorire. Sono due donne single, entrambe in una gravidanza non attesa. Janis, fotografa di mezza età, non ha rimpianti e nelle ore che precedono il parto esulta di gioia. Ana, invece, è un’adolescente spaventata, contrita e traumatizzata, con dei genitori assenti e il padre del nascituro a lei sconosciuto. Le poche parole che scambieranno nelle ore che precedono il duplice parto creeranno un vincolo indissolubile, mentre il fato, nel fare il suo corso, complicherà in maniera clamorosa le vite di entrambe…

È un Pedro Almodovar che guarda alla memoria storica del proprio Paese, quello di Madres Paralelas, tra solidarietà femminile e totale libertà sessuale, a cavallo di una riflessione sull’importanza della verità, da perseguire senza esitazioni, anche dinanzi ad annunciate sofferenze. Penélope Cruz, straordinaria madre single, donna forte costretta a convivere con un’indicibile menzogna per anni, traina una pellicola che la vede assoluta protagonista, con vista su quell’Oscar dall’attrice già vinto ai tempi di Vicky Cristina Barcelona. La 25enne Milena Smit, autentica rivelazione del film, le fa da spalla, prima timida, innocente e reverenziale, poi esplicitamente affascinata, gelosa ma tendenzialmente ancora bambina, mentre il passato di Janis si fa strada tra fosse comuni e amori difficili quanto mai del tutto dimenticati.

Nel costruire gli incastri di questa duplice complessa gravidanza, Almodovar guarda agli oltre 100.000 spagnoli “desaparecidos” dal giorno alla notte ai tempi della Guerra Civile, uccisi e sotterrati dai falangisti. Un passato dai più rimosso, volutamente dimenticato, e dai più giovani visto probabilmente con totale disinteresse, che il regista di Tutto su mia Madre fa tornare in superficie, scavando a fondo e con la sua solita grazia in una memoria da riconnettere al tessuto sociale e politico del Paese.

 

Contrassegnato dal solito e tradizionale rosso almodoveriano e da una splendida quanto ansiogena colonna sonora firmata Alberto Iglesias, Madres Paralelas è un thriller a tinte drammatiche di donne che amano le donne, di mamme imperfette perché assenti o esageratamente presenti, di madri biologiche o acquisite che piangono figli prematuramente deceduti e mariti tragicamente scomparsi, di “femministe” che lavorano e crescono famiglie senza mai chinare il capo.

Un film dalle molteplici letture che rimarca l’importanza dell’eredità, stratificato e perfettamente congegnato nell’elaborare un tragico e doloroso lutto generazionale. “Non esiste una storia che sia muta, per quanto la falsifichino la storia umana si rifiuta di stare zitta“, scrive Almodovar sul finale citando l’intellettuale uruguaiano Eduardo Galeano, a conclusione di un’opera in cui la storia delle due protagoniste si intreccia alla Storia di Spagna, perché non può esserci futuro senza passato.

Voto: 7

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