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We Are the World, l’imperdibile doc Netflix che racconta la notte che ha cambiato il pop

Dalla rumorosa assenza di Madonna al rifiuto di Prince, passando per gli orecchini di Cyndi Lauper e la professionalità nonché straordinaria gentilezza di Michael Jackson.

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Ha presto scalato la classifica di Netflix Italia We Are the World: la notte che ha cambiato il pop, ipnotico documentario di Bao Nguyen che ricostruisce quanto avvenuto 39 anni or sono con l’uscita di We Are the World, tra i singoli più iconici della musica contemporanea. Perché pochi conoscono la genesi di quel brano, scritto in due giorni e registrato in un’unica folle e inimmaginabile notte, semplicemente passata alla Storia.

Il 25 gennaio 1985 oltre 40 giganteschi nomi della musica si riunirono in uno studio di Los Angeles al termine degli American Music Awards, mettendo da parte i loro ego, per registrare una canzone a scopo benefico che cambierà la storia della cultura pop mondiale. We Are the World, pensata per aiutare per le vittime della carestia in Etiopia.

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Una gigantesca impresa portata avanti dal più straordinario supergruppo pop dell’epoca in un’epoca in cui non esistevano telefoni cellulari e/o email. Per contattare qualcuno dovevi trovare il numero, alzare la cornetta, inviargli una musicassetta per posta. In pochi giorni Michael Jackson e Lionel Richie, coautori della canzone scritta in 48 ore in casa del Re del Pop e ben intenzionati a tramutare in realtà l’idea originale venuta ad Harry Belafonte come risposta statunitense al Band Aid britannico ideato l’anno prima da Bob Geldof con il singolo “Do They Know It’s Christmas?”, diressero quei memorabili artisti provenienti da mondi musicali diversi per scrivere una delle canzoni più famose e amate di sempre.

Con incredibili filmati inediti, perché in quel lontano 1985 l’intera ideazione di We Are the World venne documentata con un’enorme quantità di registrazioni audio e video, il documentario descrive in dettaglio le prime fasi di pianificazione, comprese le sessioni di scrittura con Richie e Jackson, per poi regalarci la serata di premiazione degli American Music Awards che vide Prince battere Michael Jackson e Lionel Richie non solo presentatore ma anche trionfatore assoluto, ed infine entrare nei famosi Henson Studios dove poche ore dopo gli AMA “We Are the World” venne registrata. In una sola notte, con oltre 40 icone nella stessa stanza, per 10 ore consecutive, stremate ma desiderose di andare avanti.

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Molti degli artisti presenti in quella leggendaria serata (Richie, Bruce Springsteen, Smokey Robinson, Cyndi Lauper, Kenny Loggins, Dionne Warwick e Huey Lewis) ricordano oggi una delle notti più memorabili della loro vita e della storia della musica insieme a musicisti, tecnici e addetti alla produzione che parteciparono a quell’evento memorabile.

We Are the World: la notte che ha cambiato il pop ricorda l’egocentrismo di Prince, che si rifiutò di partecipare alla registrazione seppur adulato fino all’ultimo con tanto di coinvolgimento della compagna dell’epoca, Sheila; l’ingombrante assenza di Madonna, che venne esclusa a causa della presenza di Cyndi Lauper, in quel 1985 sua principale rivale ed esilarante protagonista per colpa di orecchini e collane così rumorose da rovinare la registrazione della traccia; la gentilezza infinita e il genio assoluto di Michael Jackson, che si buttò a capofitto nel progetto scrivendo il brano in una manciata di ore, la professionalità di Lionel Richie, la grandiosità di Quincy Jones, la dolcezza di Diana Ross che a fine registrazione scoppiò in lacrime perché desiderosa che quella nottata infinita non finisse mai. Ma anche l’enorme classe di Ray Charles, la grinta di Tina Turner, la potenza vocale di Bruce Springsteen, la forza di Dionne Warwick, la simpatica ma ingombrante presenza di Stevie Wonder, l’eccezionale voce di Steve Perry, il gomito un po’ troppo alzato da Al Jarreau, il talento di Kenny Loggins, l’ingresso a sorpresa di Huey Lewis e la presenza quasi surreale di Bob Dylan. Che appare totalmente fuori contesto, impaurito, spaesato, al cospetto di voci così altisonanti. Quando il coro sale all’unisono Dylan semplicemente non canta, muove solo la bocca come Suor Maria Roberta in Sister Art, per poi dover cedere ad un assolo, sbigottire i presenti con il proprio filo stonato di voce e infine riuscire ad arrivare a dama dopo lunghe, precise e doverose rassicurazioni da parte di Quincy Jones.

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3 mesi dopo quella irreplicabile notte We Are The World andò in onda per la prima volta alla stessa ora su tutte le frequenze radio del mondo, diventando il singolo più venduto della storia, con 4 Grammy vinti. I fondi raccolti, pari a oltre 100 milioni di dollari, furono interamente devoluti alla popolazione dell’Etiopia, portando successivamente altri artisti a capire l’importanza di iniziative simili. Non a caso il 13 luglio 1985, al Wembley Stadium di Londra e al John Fitzgerald Kennedy Stadium di Philadelphia, Bob Geldof e Midge Ure bissarono con il mitico Live Aid, sempre a sostegno dell’Etiopia, in cui i Queen e in particolare Freddie Mercury regalarono al mondo il più incredibile live di sempre.

 

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