Close to You, recensione. Il ritorno di Elliot Page, tanto atteso quanto deludente

Un film scontato, confuso e assolutamente dimenticabile, se non fosse per quella prova d'attore che ha ricordato a tuttə noi quanto sia bravo Elliot Page.

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Close to You
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Era tra i film più attesi del Lovers Film Festival 2024, Close to You di Dominic Savage, ritorno al cinema di Elliot Page dopo il coming out come uomo trans.

Un’opera minore, indipendente, in cui Elliot interpreta Sam, mai più tornato a casa dopo la transizione. Per festeggiare il compleanno di suo padre Sam decide di intraprendere il tanto temuto viaggio di ritorno, dopo 4 anni passati a Toronto. Sul treno incontra Katherine, vecchia amica del liceo che non vedeva da una vita. Un incrocio che farà riaffiorare sentimenti irrisolti, mentre a casa dovrà riuscire a gestire discutibili commenti e quesiti non richiesti, marchiati dall’ignoranza e della transfobia.

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Co-sceneggiato da Elliot Page e Dominic Savage, 62enne regista britannico, Close to You è un film che ha un solo merito, ovvero aver rilanciato la carriera cinematografica di Elliot, qui anche produttore, ferma al 2017 con Flatliners – Linea mortale. Page ha messo tutto sè stesso nel ruolo di Sam, visibilmente scritto partendo dalla propria esperienza personale.

La sua intensa prova d’attore tiene in piedi un’opera particolarmente scontata, già vista e altrove meglio raccontata, confusa nella gestione degli spazi e dei suoi protagonisti, con due snodi narrativi che mai si incontrano. Da una parte il ritorno di Sam in famiglia, dall’altra il riavvicinamento tra Sam e Katherine, che riaccenderà emozioni mai del tutto sopite.

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Close to You vive di improvvisazioni, anche nei dialoghi. Scelta ponderata da parte di Savage e Page per provare a dare maggiore autenticità al tutto, ma a lungo andare la trovata si trasforma in un boomerang, perché le varie e ondivaghe interazioni familiari trasudano banalità, tanto nelle inevitabili, immancabili e improvvise tensioni quanto nei momenti più intimi e apparentemente profondi, tra Sam, suo padre e sua madre.

Di “ritorni a casa” ne abbiamo visti a bizzeffe, al cinema, ma Savage non è Xavier Dolan (È solo la fine del mondo) e lo script di Close to You si ferma in superficie, allo stereotipo di un’accettazione che in questo caso osa persino abbracciare un secondo livello, gratuitamente romantico, che riprende fiato quando vuole lui, come se fosse una luce ad intermittenza. Tutto accade troppo in fretta, in Close to You, sia nell’esplodere dell’ostilità familiare che nel riabbracciare un sentimento, con Elliot Page che mostra il proprio corpo seminudo in modo del tutto naturale e istintivo. Sam si risveglia dentro il suo corpo maschile, letteralmente, a proprio agio, con le cicatrici della mastectomia bilaterale ben visibili. Per tornare al cinema dopo 7 anni d’assenza Page aveva probabilmente bisogno di compiere questo passo, di scrivere, produrre e interpretare un’opera che in qualche modo rispecchiasse fino in fondo quanto vissuto in prima persona, tra misgendering, coming out e comprensione.

Ne è uscito fuori un film irrisolto e assolutamente dimenticabile, se non fosse per quella prova d’attore che ha ricordato tuttə noi quanto sia bravo Elliot, 16 anni or sono candidato agli Oscar per Juno e ora chiamato ad abbracciare una nuova esistenza cinematografica. Più centrata, consapevole e sfaccettata.

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