L’inno gay compie trent’anni

Festeggia il suo trentesimo compleanno “I will survive”. La canzone-simbolo della comunità glbt portata al successo da Gloria Gaynor che tra film, sport e cover sembra destinata a durare per sempre.

Nel 1979 nasceva "I will survive" e mai nessuno avrebbe pensato che oggi, a distanza di trent’anni la canzone portata al successo da Gloria Gaynor sarebbe stata ancora una hit ballata e cantata ovunque. Invece, da quel lontano 1979 tutti hanno continuato a rieditare il brano che in pochissimo tempo riuscì a scalare la classifica americana Billboard diventando simbolo del girl-power ma soprattutto l’inno ufficiale della comunità gay. Merito anche del suo inserimento come colonna sonora di Priscilla la regina del deserto, film cult della cinema omosessuale. Ma ci sono stati numerosi altri film che hanno reso omaggio a questa canzone tra cui Le Riserve, 3ciento e Men in Black II in cui Will Smith accenna qualche verso "a cappella".

Anche nel mondo della musica sono tantissimi gli artisti che si sono ispirati a quella canzone dall’inconfondibile groove. Robbie Williams per la sua bellissima Supreme ha utilizzato la base rivisitata dalla band Rock Cake della canzone che celebra oggi il suo trentesimo compleanno. Per portare un esempio ancora più recente anche l’ultimo singolo delle "panterone" Pussycat Dolls Hush Hush ha scalato alle classifiche grazie alla versione che prende appunto il nome di Hush Hush (I will survive). Più singolare invece è come sia riuscita a diventare addirittura un inno calcistico. II virile sport che sembra non avere gay al suo interno a quanto pare non disdegna la discodance. Per questo il brano di Gloria Gaynor è diventato un motivetto cantato dai tifosi juventini e ravennati. Mai titolo, insomma, fu più azzeccato, la canzone sembra destinata a sopravvivere ancora a lungo.

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