OnlyFans, il porno etico non piace a misogini e omofobi

La masturbazione è un momento topico in cui la maggior parte delle persone perde un tantino di lucidità.

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onlynfans porno etico
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Quando è il momento di guardare un porno, solitamente, una persona non è avvezza a domandarsi se il video che soddisfa tutti i suoi criteri di ricerca è eticamente prodotto. La masturbazione è un momento topico in cui la maggior parte delle persone perde un tantino di lucidità.

Tuttavia, se stai leggendo questo articolo, probabilmente non sei in procinto di masturbarti – chapeau se invece è così – e quindi ti interesserà sapere che il porno etico non è sicuramente quello che trovi ai primi posti dei risultati sui motori di ricerca, perché la maggior parte di esso è a pagamento.

Il porno etico può essere definito come un contenuto creato legalmente, che rispetta i diritti degli attori, ha buone condizioni lavorative, mostra un equilibrio perfetto tra fantasie e mondo reale e celebra la diversità.

Quindi no, “barely legal teen gets destroyed by 6 older men while drunk” non è porno etico.

OnlyFans ne è invece la quintessenza: persone che scelgono deliberatamente di creare e condividere contenuti per adulti tramite un rigido processo di verifica della loro età, alle loro condizioni e con prezzi da loro stabiliti, che dipinge la sessualità reale e accoglie performer di qualsiasi etnia, orientamento sessuale, disabilità e aspetto fisico.

Ecco perché i fanatici di Andrew Tate – misogini e conservatori – godono tanto ad attaccare chi utilizza la piattaforma. Misogini e conservatori odiano OnlyFans proprio perché esso rispetta chi fa porno. E per loro, questo è impensabile.

Il problema con l’industria del porno

È ormai risaputo che l’industria del porno ha poco a cuore l* attor* che ne reggono le fondamenta, specialmente se si tratta di donne. Il problema delle violenze, delle coercizioni e delle circonvenzioni è stato portato alla ribalta da uno dei primi grandi scandali, ovvero quello che ha coinvolto la casa produttrice di BangBros.

Oltre a sfruttare la vulnerabilità di ragazze giovani e insicure – ved. Mia Khalifa – BangBros avrebbe anche truffato diverse studentesse del college, promettendo loro lavori come modelle di lingerie per poi costringerle a fare porno sotto minaccia.

Lo scandalo di BangBros ha scoperchiato un vero e proprio vaso di pandora: video di stupri caricati su PornHub, contenuti creati con ragazz* minorenni, tonnellate di revenge porn, e chi più ne ha più ne metta.

La conversazione sulla pornografia etica è partita proprio da lì. In molti si saranno chiesti come sia possibile che una libreria così vasta di contenuti possa essere fruita gratuitamente da chiunque.

La risposta più semplice sono i generosi sponsor, che mettono le proprie pubblicità su siti come PornHub e YouPorn, e che andrebbero a ripagare i costi di mantenimento della piattaforma, i performer e tutte le spese di produzione.

Ed effettivamente, il porno va avanti in parte con gli sponsor di pillole per ingrandire il pene – e che si rivelano poi truffe apocalittiche, ma questo è un altro discorso.

L’aspetto su cui soffermarsi è il fatto che l* attor* sono spesso sottopagat*, costrett* a turni disumani e spesso ad attività che danneggiano la loro salute fisica e mentale. Sempre prendendo l’esempio di Mia Khalifa, l’attrice ha dichiarato di aver guadagnato solo 12.000$ e una Sindrome da Stress Post Traumatica dalla sua esperienza. Mentre sono miliardi i dollari incassati da BangBros grazie ai suoi video.

Misogini e omofobi contro OnlyFans: se una minoranza viene rispettata, non ci piace

A differenza delle piattaforme streaming gratuite, che pagano solo una piccola percentuale dei guadagni ai propri performer, su OnlyFans è possibile scegliere quanto guadagnare e cosa mostrare. C’e naturalmente spazio per qualsiasi cosa, anche per i kink più estremi, ma il tutto è corroborato da un sottotesto importantissimo: il consenso, prima di tutto, e le condizioni lavorative adeguate in secondo luogo.

Le regole, qui, le mette chi produce i contenuti, e sta allo spettatore decidere se accettarle o meno. Eppure, nonostante la quantità di porno gratuito presente sul web, in molti scelgono di abbonarsi all’account della propria pornostar preferita su OnlyFans.

OnlyFans ha una rigida politica contro lo sfruttamento e il traffico di esseri umani, e monitora il più possibile gli iscritti per garantire che le regole della community vengano rispettate. Tutti sono benaccetti, a patto che – appunto – conducano la loro attività eticamente.

E questo, a qualcuno, non piace.

Durante il boom di OnlyFans, in piena pandemia, in molte si sono reinventate come pornoattrici. Il che dovrebbe essere uno spunto di riflessione su come la maggior parte di esse non avevano altra scelta, ma è stato comunque un bene che la scelta sia caduta su una piattaforma tutelata rispetto ad altre il cui core business è lo sfruttamento.

Il dibattito sul sex work come strumento di empowerment è ancora acceso, e non è ciò su cui ci soffermeremo oggi.

Tantissime performer hanno continuato la loro attività anche dopo il ritorno alla normalità, notando che – grazie ad essa – erano riuscite a costruirsi un income stabile e addirittura più consistente rispetto a quello derivante da un classico lavoro d’ufficio o nel customer service. È un dato di fatto, estremamente triste e radicato nel problema dei salari non adeguati – specialmente verso le lavoratrici – ma tant’è.

E, molte di queste performer hanno condiviso la loro esperienza sui social, diventando presto vittime di slutshaming e bullismo vero e proprio da parte di una determinata fetta di popolazione.

Sfidiamo la maggior parte di coloro che hanno lasciato un commento negativo sotto al post di una performer su OnlyFans ad dichiarare, con certezza, di non aver mai guardato un video porno. L’industria c’è, esiste e probabilmente esisterà sempre, ma piattaforme come OnlyFans – se non altro – contribuiscono a renderla uno spazio in cui le protagoniste principali dettano le proprie condizioni e si riappropriano della loro attività.

Ai misogini OnlyFans non piace perché qui la donna ha la possibilità di mettere le proprie regole ed essere pagata quanto merita, diventando non più un feticcio cieco delle fantasie primordiali maschili, ma parte di uno scambio etico tra adulti consenzienti.

La dignificazione del corpo delle attrici porno – una fetta di popolazione emarginata e spesso vittima di condanne pesanti da parte di una società che rifiuta di comprendere i motivi della sua scelta, ancora accecata dai tabù del retaggio puritano occidentale – è un passaggio che ai misogini fa paura.

Lo stesso discorso si applica, però, anche per l* attor* facenti parte della comunità LGBTQIA+: anche qui, parliamo di una fetta di popolazione da secoli vittima di sopraffazione, e fino a pochi decenni fa, relegata ai margini della società. Quindi, un* attor* porno che è anche transgender, omosessuale, o non binari*, subisce lo stesso trattamento.

L’idea che TUTT* meritino rispetto, anche donne e comunità LGBTQIA+ che fanno parte dell’industria del porno è un concetto troppo lontano dalla gerarchia imposta dall’ideale conservatore.  Per chi si oppone strenuamente all’uguaglianza, questo è un boccone difficilissimo da digerire.

Il porno è forse uno degli ultimi baluardi che permettono ad alcuni uomini di esprimere appieno i propri istinti di sopraffazione senza il giudizio della società moderna: ecco perché un altro tipo di pornografia, quella del rispetto e dell’equità fa paura.

Ed ecco perché, sotto i commenti delle pornostar famose troviamo solo commenti positivi – al più arrapati o umoristici – ma quasi mai denigratori. Mentre sotto quelli delle performer di OnlyFans, insulti e ingiurie si sprecano.

OnlyFans: non è tutto oro quello che luccica

C’è da fare però un’importante precisazione: OnlyFans non è la terra promessa. Anche qui, sebbene in minor quantità, troviamo episodi di sfruttamento come in qualsiasi altro ambito.

Molti trafficanti di esseri umani qui trovano la modalità perfetta per condurre le proprie attività illecite, ben nascosti dietro a un paywall che impedisce alle autorità di accedere ai contenuti senza dover indagare individualmente ogni account.

Nonostante le politiche stringenti di OnlyFans, i criminali serpeggiano ovunque. 

Tuttavia, questo è un aspetto che merita di per sé un approfondimento completo, e che – seppur correlato con l’argomento di questo articolo – rappresenta una realtà parallela a quella di cui abbiamo parlato fin’ora.

Le attività di advocacy contro questo tipo di attività sono importantissime, ed è imperativo che OnlyFans sviluppi metodologie intelligenti per contrastare questo fenomeno sulla propria piattaforma. Uno dei pochi spazi in cui la pornografia può finalmente diventare ciò che sarebbe sempre dovuto essere non può e non deve essere parte del problema.

 

Foto di asap rocky su Unsplash

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