Il Padre d’Italia, censura omofoba da parte del comune di Cremona per il film di Fabio Mollo

Invitato al Festival Porte Aperte di Cremona, Il Padre d'Italia di Fabio Mollo è stato 'respinto' dal comune di centrosinistra a causa del tema trattato. L'omogenitorialità.

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2 min. di lettura

Candidato a 4 Nastri d’Argento e vincitore di un Globo d’Oro, Il Padre d’Italia di Fabio Mollo è clamorosamente andato inconro ad un atto di vera e propria censura da parte del Comune di Cremona. A denunciare l’accaduto lo stesso regista calabrese, via Facebook, con un post intitolato ‘Il Padre di Cremona e Le Porte Chiuse‘.

Fabio riporta il messaggio di un responsabile Arcigay Cremona, dopo che Il Padre d’Italia era stato invitato al Festival Porte Aperte.

Come ti avevo anticipato, la proiezione doveva rientrare all’interno delle iniziativa anteprima del Porte Aperte Festival, in una rassegna di proiezioni sul tema, ironia della sorte, “Diritti”. Sembrava andare tutto liscio, ma a quanto pare, l’amministrazione comunale di centro-sinistra-con fortissima componente cattolica (che è tra gli enti coinvolti nel festival) si è opposta categoricamente. Non vuole infatti che la proiezione de Il padre d’Italia rientri all’interno della programmazione ufficiale del Festival. La motivazione assurda è che affronta il tema sensibile dell’omogenitorialità (l’assurdità della situazione è accresciuta dal fatto che l’amministrazione ammette pure di non averlo visto, ma di aver letto recensioni/commenti in proposito). Gli organizzatori del Festival hanno provato a mediare, ma pare non ci sia nulla da fare. Ovviamente il Festival continua ad appoggiare “informalmente” la proiezione e ci tiene molto a farla lo stesso, ma verrà fatta solo sotto l’egida di Arcigay, al di fuori della rassegna’.

Mollo, a questo punto, ha giustamente deciso di non inviare il proprio film a Cremona, replicando polemicamente all’Arcigay stessa e a quell’amministrazione comunale che ha incredibilmente deciso di censurare la pellicola. Senza neanche averla vista e all’interno di un Festival il cui nome è tutto un programma: Porte Aperte.

Dopo diverse conversazioni con i responsabili, e dopo aver invano cercato un punto di incontro e di confronto con gli organizzatori e con l ‘amministrazione, ho deciso di non portare il film a Cremona. Non solo per preservare il mio lavoro e quello degli attori, degli autori e della troupe da un trattamento da “apartheid” cinematografico, ma anche perché nel 2017, soprattutto nel mese del pride, credo sia più che mai arrivato il momento di alzare la testa e non di abbassarla. Se l’arcigay di Cremona avesse dimostrato l’intenzione di farlo, io sarei stato al loro fianco, come regista e come persona, per dimostrare quanto assurda e anacronistica sia questa situazione. Ma siccome ha deciso di “mediare” e quindi avvalorare questa dinamica da “Porte aperte ma non troppo“, allora ho dovuto scegliere non solo di ritirare la mia adesione, ma anche di condividere con tutti voi quanto accaduto, sperando che non accada mai più. Altrimenti non sarei la stessa persona che ha fatto “Il Padre d’Italia”‘.

Una decisione sofferta ma condivisibile, quella presa dal regista, da sempre gay dichiarato e 4 anni fa esordiente al cinema con l’applaudito Il sud è niente.

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cantalupo75 20.6.17 - 16:35

Avrebbero dovuto pensarci prima di costruire un campanile che si chiama TORRAZZO.

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Giovanni Di Colere 17.6.17 - 20:10

Dopo questa cosa a Cremona non mi vedono più i miei soldi li porto altrove se questo è il centrosinistra allora che differenza c'è con Salvini?

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