L’occasione del rimorchio all’estero

C’è chi, per affrontare un fine settimana alternativo, vola all’estero a caccia di avventure. Perché diciamocelo: essere in un posto nuovo, con gente sconosciuta agevola la caduta delle inibizioni.

Parte il week end e parte la caccia. Inutile negarlo, chi va nei locali gay varca la porta d’ingresso con delle speranze. E c’è chi decide, per allontanarsi dal solito tran tran sessuale, di dirigersi all’estero. Non è insolito prenotare un viaggio per una capitale europea e darsi alla pazza gioia in veste di turista, tentando il colpaccio con un bel ragazzo straniero. Si, certo, monumenti e chiese sono sicuramente da vedere, così come ponti antichi e caffetterie deliziose per fare qualche pausa durante le chilometriche passeggiate in centro, ma il vero divertimento parte di notte quando, con dettagliatissima guida alla mano, si sceglie la meta preferita per iniziare la caccia all’amante.

L’aria di novità e tutte le buone occasioni che offre una gita in un paese straniero accendono ancor di più il desiderio, in attesa che un nuovo torace si attacchi carnalmente al nostro. Ma quando finalmente, scrutando all’orizzonte, abbiamo adocchiato quel maschietto fatto proprio come piace a noi, con gli occhi da cerbiatto, quella barba incolta che fa tanto uomo virile, quel fisico perfetto e quei pantaloni il cui contenuto fa proprio ben sperare, come fare per rimorchiare in modo verbale una simile preda? Il problema della lingua è sicuramente da non sottovalutare, anche per capire bene le intenzioni dell’altro, sperando che quell’aria da gattino che cercavamo non nasconda unghie da tigre troppo affilate o che quell’orso cattivo non riveli un animo fin troppo sensibile e dolce.

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L’unica lingua che possiamo utilizzare, se vogliamo essere decisamente sfacciati, è proprio quella che ci ha donato madre natura, facendo capire, magari sfiorando delicatamente il suo orecchio, quello che abbiamo in mente. Da non sottovalutare, in fondo, è anche il nostro fascino erotico in un ambiente che per tutti gli altri è fin troppo familiare, esattamente come il nostro solito locale gay pieno dei soliti elementi. All’estero, chissà perché, ognuno finisce per sentirsi più libero, ed ecco che cadono le inibizioni. Torneremo, poi, di nuovo nelle nostri sedi naturali, ma con la felicità di aver assaggiato un gusto nuovo, come un croccante involtino primavera dopo la solita indigestione di lasagne.

di Stefano Orsini