Stefania Pezzopane: “Apriamo le adozioni a gay e single!”

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"La politica ti può cambiare, è vero, e talvolta anche in peggio. Io ho scelto la strada più difficile:cambiare io la politica, anziché essere cambiata io da lei." 

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Detesta le gogne mediatiche, combatte i pregiudizi, crede nell’amore libero, non disdegna certi salotti tv ed è ancora indecisa su chi puntare alle prossime primarie del Partito Democratico. «Il mio vero lusso? Essere sempre me stessa.» Stefania Pezzopane è uno di quei politici che non ha filtri. Troppo di sinistra per alcuni, troppo ‘buona’ per altri, fatto sta che la ‘piccola Stefy’, come si definirà più volte nel corso dell’intervista, negli ultimi tempi è diventata più pop di quanto neanche lei avrebbe mai immaginato. «Ero un po’ preoccupata di entrare in quella Casa, ma non potevo non andare!» tuona dall’altro lato della cornetta l’Onorevole, e aggiunge: «Sono stata tirata in ballo più volte. Mi hanno offesa e denigrata. So perfettamente quanto è grave il peso dei pregiudizi, e ho il dovere di liberarmene e di liberare altri.»

Faccio fatica a pensare che all’interno del suo partito nessuno le abbia rimproverato la partecipazione al Grande Fratello..

Sono entrata nella casa del GF da compagna di Simone e prima di entrare non mi sono confrontata con nessuno. La sorpresa era per lui, ma di fatto lo è stata un po’ per tutti. Nessuno ha avuto da ridire e nessuno mi ha rimproverata, se è quello che vuole sapere. In molti, invece, mi hanno abbracciata. 

Tutto sommato, a giochi finiti, si ritiene soddisfatta del percorso che ha avuto il suo compagno all’interno della Casa più spiata d’Italia?

Si, sono felice per lui, ma anche per noi. È stato un percorso difficile, un gioco a volte spietato, con qualche caduta di stile verso Simone, ma lui, lì dentro, ha dato prova di grande resilienza, sensibilità ed energia.

Certo è che con le sue due apparizioni ha sicuramente acquisito un bel po’ di consensi. Pensa che frequentare un certo tipo di salotti televisivi possa essere una mossa vincente per chi fa il suo lavoro?

I salotti televisivi non sono né buoni, né cattivi. Dipende da quello che si va a dire.

E lei, in quel contesto, a detta di molti trash, non si è mai sentita fuori posto?

No, assolutamente. Ero lì a testimoniare la mia esperienza e a fare la mia battaglia quotidiana per la libertà di amare e contro i pregiudizi. Prima di varcare la porta rossa le confesso che ero un po’ spaventata. Avevo paura di certe reazioni, ma poi ho capito che alla fine essere se stessi paga sempre.

Ha pensato a cosa avrebbero potuto dire se non fosse andata?

No, perché non potevo non andare. Sono stata chiamata in causa più volte. Sono stata denigrata ed offesa. Io so perfettamente quanto è grave il peso dei pregiudizi, e ho il dovere di liberarmene e di liberare altri.

Sa che mentre era all’interno della Casa, in molti, sui social, invitavano il suo partito a prenderla in considerazione come nuova leader di una Sinistra sempre più in crisi?

(sorride, ndr) No, non lo sapevo. Per la sinistra c’è un percorso complesso da compiere, non è solo un problema di leadership, ma di valori, di idee, di capacità di stare avanti ai problemi, di anticiparli e di non esserne più schiacciati. 

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Le piacerebbe essere presa in considerazione come possibile segretario del PD? 

Sono cosciente dei miei limiti, ma parteciperò da protagonista al processo di rigenerazione del mio partito e del centrosinistra stesso.

Al di là di chi vorrebbero i vostri elettori, lei chi vedrebbe bene come nuovo leader?

Mi creda: ci sto ancora pensando. 

Qualche sera fa, invece, è stata ospite del Gay Village, un posto ben lontano dalle aule di Montecitorio alle quali, lei, è abituata..

La mia lotta per i diritti degli omosessuali iniziò nell’85. Avevo venticinque anni ed ero una giovanissima dirigente della FGCI quando organizzai la prima iniziativa sui temi dei diritti LGBT. I vertici del PCI aquilano di allora si preoccuparono un bel po’, ma alla fine mi diedero ragione. Dopo ho proseguito il mio cammino con la stessa convinzione: stare sempre tra le persone, nel loro dolore, nei loro bisogni e nei loro sogni di libertà. Sono a Montecitorio, è vero, ma rimango sempre la ‘piccola Stefy’ che iniziò giovanissima ad occuparsi dei diritti di tutti.

C’era lei, c’era Zingaretti, ma non c’era la Sindaca di Roma Virginia Raggi. Si è mai chiesta del perché la prima cittadina di Roma sia sempre così latitante quando si parla di diritti civili e lotta all’omofobia?

Perché li ritiene superflui! È donna dei poteri forti e quelli, i diritti, li hanno già tutti.

Cosa ne pensa, invece, delle dichiarazioni del Ministro Fontana?

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